Polonia, scontri e feriti alla marcia dei nazionalisti xenofobi polacchi

In occasione dei 100 anni dall’indipendenza tre diverse marce hanno attraversato Varsavia: quella del partito della destra populista Pis, quella degli antifascisti e quella xenofoba e antieuropeista

Giuseppe Sedia * • 13/11/2018 • Internazionale • 221 Viste

VARSAVIA. Scontri, feriti, slogan xenofobi ma anche messaggi antieuropeisti e antisemiti domenica scorsa nel giorno in cui la Polonia ha festeggiato il centenario della sua indipendenza. «Ogni giorno discutiamo del tuo futuro, a volte con troppo vigore, perdonaci Polonia perché quello che ci unisce è molto più forte e importante», ha dichiarato Donald Tusk giunto al Palazzo del Belweder per le celebrazioni su invito del presidente polacco Andrzej Duda, espressione della maggioranza del partito della destra populista Diritto e giustizia (PiS).

Ma l’appello dell’attuale presidente del Consiglio europeo è rimasto in parte inascoltato. Almeno duecentomila persone si sono riversate nelle strade di Varsavia formando tre grandi cortei: il «Marsz Niepodleglosci» (corteo dell’indipendenza, in polacco, ndr) organizzato dal nocciolo duro del nazionalismo radicale, il corteo ufficiale del PiS e una marcia antifascista.

La manifestazione organizzata dal governo insieme alle forze armate e la marcia nazionalista dallo slogan «Dio, Onore e Patria», hanno seguito lo stesso percorso nella speranza del PiS, poi rivelatasi vana, che gli elementi più estremisti si sarebbero limitati a sventolare bandiere bianco-rosse. Nel pomeriggio di domenica la situazione è degenerata durante il passaggio del «corteo dell’indipendenza» su Aleje Jerozolimskie, una delle principali arterie di Varsavia.

Alcuni membri della Gioventù polacca (Mw), un’organizzazione para-fascista, si sono vantati su Twitter di aver bruciato una bandiera dell’Unione europea mentre due auto del canale televisivo Tvn24 sono state divorate dalle fiamme. Sono partiti anche lanci di razzi da parte delle frange di ultras più estremiste. In strada si sono visti anche i cartelli degli anti-abortisti e le bandiere di Forza Nuova. Sono almeno settanta i feriti e 210 i fermati in seguito agli scontri di domenica nella capitale.

Non è andata meglio a Breslavia tra lanci di razzi e bottiglie. Lì la marcia dei nazionalisti, guidata dal parroco antisemita Jacek Miedlar, è stata infine sciolta per motivi di sicurezza dopo aver raggiunto la piazza principale del centro cittadino. L’immagine di una Polonia antieuropeista nel governo targato PiS ne esce rafforzata dopo un 11 novembre forse ancora più importante degli altri. Una simile situazione potrebbe penalizzare il partito al potere per le elezioni europee previste per maggio 2019 dopo la recente debacle della formazione di Jaroslaw Kaczynski alle amministrative nelle maggiori città polacche.

* Fonte: Giuseppe Sedia, IL MANIFESTO

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