Manovra blindata, oggi passaggio farsa alla Camera. Incognite per Quota 100

Legge di Bilancio. I tagli sulle rivalutazioni portano in piazza i sindacati. Il sottosegretario Durigon annuncia il provvedimento per il 10 gennnaio: quanti anni di contributi figurativi saranno accettati

Massimo Franchi * • 27/12/2018 • Lavoro, economia & finanza • 300 Viste

La corsa contro il tempo per approvare la legge di bilancio più incredibile della storia repubblicana da oggi vivrà la sua terza tappa. Alla camera la terza e definitiva lettura finirà sabato 29 dicembre. Oggi è convocata la commissione Bilancio per un altro esame farsa: il testo è blindato, gli emendamenti impossibili e la questione di fiducia sarà posta appena possibile dal governo.

L’unica incognita riguarda possibili errori nel testo approvato dal senato che costringerebbero il governo ad interventi in extremis tipo decreto Milleproroghe, che invece il governo aveva promesso di accorpare con la manovra stessa.

DI PROROGHE NEL TESTO licenziato da palazzo Madama infatti ce ne sono moltissime, di decreti invece il governo ne ha già annunciato un altro per inizio gennaio: sarà quello per normare «quota 100», mentre per il «reddito di cittadinanza» il testo del senato già prevede «la prosecuzione» dell’attuale «reddito di inclusione» fino «alla piena operatività» della nuova misura.

Sebbene sia difficile ravvedere i principi di «necessità e d’urgenza» per usare un «decreto» per normare «la revisione del sistema pensionistico», ormai il governo del cambiamento non guarda in faccia a nessuno e il sottosegretario leghista Claudio Durigon ne ha già illustrato il contenuto.

LE SORPRESE PER I PENSIONATI e i pensionandi sono sempre dietro l’angolo, come ha dimostrato il taglio alla rivalutazione delle pensioni in essere che permetterà al governo di risparmiare nel 2019 253 milioni e in tre anni 2,2 miliardi – rispetto ai soli 76 milioni e 240 nel triennio che rientreranno con il taglio delle cosiddette pensioni d’oro.

Anche per questo i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno già annunciato «una grande manifestazione nazionale a gennaio» contro una manovra che è «sbagliata, miope, recessiva, che taglia ulteriormente su crescita e sviluppo, lavoro e pensioni, coesione e investimenti produttivi, negando al Paese, e in particolare alle sue aree più deboli, una prospettiva di rilancio».

Nel frattempo scatteranno i nuovi requisiti per l’accesso alla pensione legati all’incremento dell’aspettativa di vita, vero cuore dell’austerità previdenziale imposta da Bruxelles e applicata con la riforma Fornero. Salvini e «il governo del cambiamento» tutto avevano promesso di toglierla e invece rimarrà sicuramente per la pensione di vecchiaia. Dal primo gennaio si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni – cinque mesi di aumento – mentre scadranno le norme sull’Ape sociale, ovvero sulla possibilità per chi ha 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi (36 nel caso delle attività gravose) di avere un sussidio in attesa della pensione.

DURIGON HA ANNUNCIATO il decreto Quota 100 per il 10-12 gennaio che dovrebbe sterilizzare l’aumento dell’età pensionabile per la pensione anticipata – ex pensione di anzianità – agli attuali 42 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e tre mesi le donne).

In realtà la «finestra trimestrale» – passeranno tre mesi dal momento in cui si matureranno i requisiti al momento in cui arriverà l’assegno pensionistico – di fatto porterà il limite a 43 anni e un mese (42 anni e sei mesi per le donne): solo due mesi in meno dell’adeguamento all’aspettativa di vita.

IL DECRETO QUOTA 100 sarà comunque una «sperimentazione triennale» della possibilità di andare in pensione se si hanno almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Le finestre trimestrali per i lavoratori privati (con le prime uscite il primo aprile) e di sei mesi per i pubblici ma con i requisiti da maturare entro il 31 marzo e quindi con le prime uscite a ottobre 2019 abbassano di molto la spesa che il 2019 si è ridotta dai 6,7 miliardi inzialmente previsti alla camera a soli 3,968 nel testo approvato al senato che diverrà definitivo: in pratica la metà dei fondi iniziali.

Durigon ha promesso anche la proroga per un anno dell’Ape sociale e di «opzione donna», la norma che permette l’uscita con il ricalcolo contributivo per chi ha almeno 35 anni di contributi ed è nata entro la fine del 1959 (il 1958 se autonome).

LE INCOGNITE RIGUARDANO ancora il computo dei contributi figurativi: se sarà previsto un tetto la platea degli aventi diritto a Quota 100 sarà ulteriormente ridotta penalizzando donne e lavoratori colpiti dalla crisi.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

 

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