Frontiera italo-slovena. Lubiana frena Salvini: «Qui non c’è nessuna emergenza migranti»

Da ieri il confine tra Italia e Slovenia sorvegliato da pattuglie miste delle due polizie. Ma le situazioni più difficili sono in Croazia

Alessandra Briganti * • 2/7/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 192 Viste

È lungo il confine più tormentato della Storia d’Italia che Matteo Salvini lancia la sua ultima offensiva. Il confine è quello tra Italia e Slovenia, uno dei frutti avvelenati di una guerra voluta dai fascisti che sembrava ormai una linea invisibile dopo l’ingresso di Lubiana nell’area Schengen. L’offensiva è quella strutturata in due parti, l’avvio di pattugliamenti congiunti delle polizie di frontiera italiana e slovena lungo il confine, e la costruzione di un muro tra i due Paesi annunciata nei giorni scorsi dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Parola d’ordine: sigillare l’Italia da nord a sud. Un muro che da Trieste arriva a Lampedusa per scoraggiare l’arrivo di quella che Fedriga chiama «gente indesiderata».

LA PRIMA PARTE dell’offensiva è operativa da ieri e lo resterà almeno fino alla fine di settembre quando si valuterà se estenderla o meno. Dal primo luglio quattro pattuglie con a bordo due agenti della polizia di frontiera italiani e due colleghi sloveni verranno dislocate ogni settimana lungo la comune area confinaria di dieci chilometri che include le provincie di Trieste e Gorizia, sul versante italiano, e quelle di Koper (Capodistria) e Nova Gorica, su quello sloveno. Un intervento che replica forme di cooperazione transfrontaliere già avviate dal dipartimento della pubblica sicurezza con le autorità di polizia di altri Paesi confinanti come l’Austria, la Svizzera e la Francia. L’obiettivo è contrastare l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani lungo la rotta balcanica, che ha conosciuto negli ultimi mesi una ripresa dei flussi migratori che, attraverso la Bosnia-Erzegovina, la Croazia e la Slovenia, arrivano in Italia.

Nulla di lontanamente comparabile alla crisi del 2015 come ha spiegato ieri il dirigente del dipartimento di polizia del distretto di Capodistria, Vilwiam Toskan. «Nel 2015 si parlava di numeri estremamente alti. In un giorno – ha ricordato – ne venivano trattati quanti se ne trattano oggi in sei mesi».

UN PESSIMO SEGNALE per l’Ue, colpita al cuore di quella che è stata la sua più grande conquista, la libera circolazione delle persone. Una conquista incrinata già nel 2015 quando l’Austria ha eretto la prima barriera fisica con un altro Stato appartenente all’area Schengen, la Slovenia. Un muro lungo più di 300 km costruito per contenere i flussi dei migranti. Un pessimo segnale che getta l’ennesima ombra nera sul futuro d’Europa.

DALL’INIZIO del 2019 a Trieste e Gorizia ad esempio sono stati registrati gli arrivi di 898 migranti di cui 129 sono stati riammessi in Slovenia. Una drastica riduzione dovuta non solo alla chiusura della rotta balcanica quattro anni fa, ma anche in tempi più recenti alla politica di respingimenti indiscriminati della polizia croata che ha reso particolarmente arduo l’attraversamento del confine bosniaco dove oggi sono assiepati in condizioni disumane più di diecimila migranti. Un attraversamento talmente arduo da spingere alcuni profughi a ritornare in Grecia e prendere da lì la via del mare, secondo quanto dichiarato dal capo del dipartimento di intelligence del Servizio per gli stranieri in Bosnia-Erzegovina, Rade Kovac. Più controversa la seconda parte dell’offensiva, quella lanciata dal governatore del Friuli Fedriga, ossia la costruzione di una barriera fisica lunga 243 km al confine con la Slovenia per arginare il flusso dei migranti, arrivando anche a paventare una sospensione di Schengen a causa della scarsa collaborazione degli altri Paesi nella vigilanza delle frontiere. Proposta che ha scatenato un ginepraio di polemiche anche da parte dei sindaci di Trieste e Gorizia, entrambi di centrodestra. Tanto che il governatore del Friuli è stato costretto a fare marcia indietro, almeno in parte. Il muro verrà costruito «non su tutto il confine, ha precisato Fedriga, ma eventualmente su alcuni dei tratti più critici, nei boschi del Carso» per «poter incanalare gli arrivi in percorsi facilmente controllabili». E del muro e dell’operazione di pattugliamento congiunto discuteranno il governatore e il titolare del Viminale nell’incontro di domani a Roma che precede la visita di Salvini a Trieste in programma venerdì prossimo.

* Fonte: Alessandra Briganti, IL MANIFESTO

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