In Abruzzo aggredito e accoltellato un giovane senegalese

Il 26enne è stato rapito, aggredito e buttato in un fosso. Non è un caso isolato

Serena Giannico * • 3/8/2019 • Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 161 Viste

SULMONA (AQ). Aggredito da sconosciuti, accoltellato e gettato in un fosso. È successo a un giovane del Senegal, ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Pescara. Il fatto sarebbe accaduto nelle campagne tra Sulmona (Aq) e Pettorano sul Gizio, in provincia di Pescara.

«Martedì sera – racconta la vittima, Sadio C., 26 anni, ospite della casa di accoglienza di migranti La Quercia 2 a Pettorano – due uomini mi hanno avvicinato su una stradina di campagna; sono stato costretto a seguirli in un posto isolato, spinto dentro un corso d’acqua e accoltellato al collo». I due, mentre si accanivano contro di lui, gli avrebbero gridato: «Ti insegniamo noi a campare».

Sulla vicenda sta indagando la squadra Anticrimine del commissariato di Sulmona. Il giovane è stato poi trasportato in un posto diverso e scaricato in un fossato, dove sarebbe rimasto tutta la notte privo di sensi. Quando si è ripreso, il giorno dopo, ha raggiunto la struttura di Pettorano dove vive e da lì sarebbe stato accompagnato in ospedale a Sulmona. Viste le gravi condizioni i medici ne hanno deciso il trasferimento prima ad Avezzano e poi a Pescara. I fatti sono al vaglio delle forze dell’ordine.

Si tratta del secondo episodio di accoltellamento a danno di migranti della Valle Peligna dopo quello del 12 giugno 2018 al centro di accoglienza di corso Ovidio a Sulmona, ora chiuso perché inagibile, dove venne ferito un ragazzo del Gambia.

Fatto per il quale è arrivata, nei giorni scorsi, la prima condanna a 6 anni di reclusione per uno dei due protagonisti dell’aggressione, Nicola Spagnoletti, 47 anni, originario di Arezzo, accusato di tentato omicidio. Altro imputato è il sulmonese Serafino Di Lorenzo, di 40 anni.

Sull’accaduto interviene Rifondazione comunista, con il segretario nazionale Maurizio Acerbo. «Sadio – scrive in una nota – è laureato in filosofia. Fa servizio civile. Lo conoscono tutti gli attivisti di Sulmona e della Valle Peligna come mite e impegnato. Solo per miracolo non è morto. Impossibile non ricordare che a Sulmona appena poco più di un anno fa ci fu un’irruzione in un centro di accoglienza con l’accoltellamento di un richiedente asilo. Auspichiamo che gli inquirenti individuino al più presto i criminali. Ci sembra di constatare una tendenza della polizia a minimizzare o escludere il movente razzista che però non è suffragata da fatti. Per caso, non si vuole irritare il ministro degli Interni che nei prossimi giorni sarà da quelle parti? Conosciamo – prosegue – i responsabili politici e morali del clima di xenofobia e razzismo che sta avvelenando il Paese. Si chiamano Salvini e Meloni. Basta barbarie!».

* Fonte: Serena Giannico, IL MANIFESTO

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