Gli Agnelli ricominciano a licenziare: chiuse le fabbriche a Pregnana e San Mauro

Dopo Marchionne. Nel piano Cnh Industrial la fabbrica milanese perde le produzioni, quella torinese sarà trasformata in magazzino: 300 licenziamenti

Massimo Franchi * • 2/10/2019 • Lavoro, economia & finanza • 191 Viste

Per la prima volta dalla morte di Sergio Marchionne l’ex gruppo Fiat annuncia chiusura di stabilimenti e licenziamenti in Italia. Si tratta di due fabbriche al Nord – Pregnana Milanese e San Mauro Torinese – con circa 700 posti di lavoro diretti in meno, senza contare l’indotto.

Lo fa Cnh Industrial, la società del movimento terra, agricoltura, veicoli industriali e autobus – creata da Marchionne nel 2012 – alla vigilia dello spin off (separazione) delle attività dei camion Iveco e di Ftp, il marchio del gruppo che produce motori, assali e trasmissioni. Ieri a Torino la proprietà ha presentato ai sindacati la prima parte di attuazione del piano che coinvolge ben 17 mila lavoratori annunciato a settembre: «Transform 2 Win», un nome altisonante ma dagli effetti deleteri per il lavoro in Italia.

L’AZIENDA HA COMUNICATO che nell’ambito della ristrutturazione sui cui sono stati annunciati investimenti, è programmata la doppia chiusura. A Pregnana, 150 lavoratori, chiuderà la produzione di motori marini e generatori di potenza a giugno 2020, più altri 70 lavoratori al magazzino che chiuderà nel luglio 2021. Immediata la reazione dei lavoratori con uno sciopero spontaneo appoggiato da tutte le sigle sindacali. Per il sito di San Mauro l’azienda investirà per la nascita di un nuovo polo logistico. Che però non prevede il riassorbimento di tutti i lavoratori oggi occupati nello stabilimento. I 20 milioni di investimento consentiranno, dopo quindici mesi di cassa integrazione straordinaria, il ritorno al lavoro di soli due terzi dei 370 lavoratori («erano 700 nel 2008», ricorda il segretario della Fiom torinese, Edi Lazzi).

INOLTRE PER IL SITO DI FOGGIA il piano prevede dopo una riorganizzazione delle produzioni al termine della quale non è garantita la piena occupazione.

Fim-Fiom-Uilm hanno quindi mandato unitariamente una lettera urgente al ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli in cui si chiede un incontro urgente alla presenza del ceo di Cnh Industrial: tedesco Hubertus Mühlhäuser.

«L’azienda vorrebbe tenere solo incontri sui singoli stabilimenti (il primo sarà l’8 ottobre a Torino, ndr), ma noi vogliamo discutere il piano in modo complessivo – attacca il segretario nazionale della Fiom Michele De Palma – . È inaccettabile che l’aumento della redditività e il raggiungimento degli obiettivi finanziari li paghino i lavoratori, l’Italia ha già pagato un prezzo nel recente passato con la chiusura di Imola e Valle Ufita (nel 2013, ndr). La Fiom terrà assemblee nelle prossime ore in tutto il gruppo e proclama lo stato di agitazione fino allo sciopero con l’obiettivo di portare il negoziato al Mise, come convenuto con tutte le organizzazioni presenti al tavolo», chiude De Palma.

«ABBIAMO SCRITTO LA LETTERA assieme e al tavolo abbiamo esposto all’azienda posizioni e critiche analoghe. Gestiremo il tavolo al ministero in modo coordinato. Insieme a Fiom e Fim in Cnh abbiamo già gestito la crisi di Brescia del 2017», spiega Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm.

«È sconcertante come in un momento così delicato per il contesto economico e produttivo del Paese – afferma il segretario generale della Fim Cisl di Milano, Christian Gambarelli – un gruppo industriale centrale come Cnh Industrial decida di colpire l’occupazione chiudendo lo stabilimento di Pregnana».

IL PIANO DI CNHI PREVEDE che il gruppo – che come Fca ha sede in Olanda – sarà diviso in «On Highway» di cui faranno parte Iveco, Iveco Bus e Heuliez Bus con un valore di13 miliardi di dollari e «Off Highway» per l’agricoltura e i macchinari non di strada con valore di 15,6 miliardi.
Insomma, come al solito gli unici a guadagnare sono gli Agnelli

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

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