Notte di scontri a Barcellona, Amnesty denuncia brutalità della polizia

La sindaca Ada Colau ieri ha condannato la violenza: «siamo una città di pace che crede nella pace per risolvere i conflitti. Non può continuare così, Barcellona non se lo merita»

Luca Tancredi Barone * • 20/10/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa • 153 Viste

Barcelona en comú, in un tweet ha dichiarato che «la brutalità della polizia è la principale benzina del conflitto per le strade di Barcellona»

BARCELLONA. Ennesima notte di scontri a Barcellona. Lo stesso sta accadendo in altre capitali di provincia per la Catalogna. Venerdì notte, subito dopo la grande manifestazione con la partecipazione di mezzo milione di persone pacifiche, gli scontri che erano iniziati nel tardo pomeriggio nella zona di Via Laietana e Piazza Urquinaona sono degenerati in una vera e propria durissima guerrilla urbana che è andata avanti fino a mezzanotte passata.

DA UN LATO, UNA POLIZIA che ha caricato con violenza e in molte occasioni arbitrarietà, come hanno denunciato ong come il centro di difesa dei diritti umani Iridia, e altri come Novac o Accdh. Dicono che sarebbero «almeno 5 i casi» in cui la polizia o i Mossos hanno agito «con chiara intenzionalità» di castigare o umiliare i manifestanti. Twitter si è riempito di video che certificano l’apparente brutalità della polizia. Amnesty international ha chiesto alla polizia di agire in maniera proporzionata, e che vengano aperte indagini sulle «azioni improprie per polizie democratiche». Amnesty ha documentato «vari casi di uso eccessivo della forza».

DALL’ALTRO, UN GRUPPO piuttosto consistente (il ministero degli interni spagnolo parla di 400 persone, ma le immagini fanno pensare fossero molti di più) di violenti, molto ben organizzato, che ha tenuto sotto scacco la polizia. Il bilancio della giornata di venerdì è stato di 83 arrestati (compreso un fotografo del País accusato di aggressione, secondo tutti i testimoni – giornalisti che ne hanno scritto su Twitter – falsamente, per aver fotografato azioni violente della polizia), 182 feriti (la maggioranza a Barcellona), di cui 17 ancora ricoverati. E da lunedì sono 3 le persone che hanno perso un occhio per l’uso di pallottole di gomma.
Tanto che l’associazione Stop Bales de Goma ha rilanciato, per bocca dell’italiano Nicola Tanno, che perse un occhio nel 2010 per colpa di queste armi, bandite in Catalogna, la sua campagna per proibirle in tutta la Spagna.

GLI ARRESTATI in totale, questa settimana, sono stati più di 300. Il comune di Barcellona parla di 2 milioni di danni, senza contabilizzare quelli al manto stradale di un gran numero di strade del centro.

La sindaca Ada Colau ieri ha condannato la violenza: «siamo una città di pace che crede nella pace per risolvere i conflitti. Non può continuare così, Barcellona non se lo merita». Ha criticato il lancio di oggetti e di pallottole di gomma, i danni e le «aggressioni ai professionisti dei mezzi di comunicazione», che secondo l’osservatorio Media.cat sono già 58. Il suo partito, Barcelona en comú, in un tweet ha dichiarato che «la brutalità della polizia è la principale benzina del conflitto per le strade di Barcellona».

Ieri il governo catalano, in evidente difficoltà, per bocca del ministro degli interni regionale Miquel Buch ha fatto appello ai manifestanti di cessare la violenza, subito dopo l’incontro con il suo omologo spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, che invece ha approfittato per sottolineare che le violenze le ha provocate un gruppo di indipendentisti (smentendo cioè che il protagonismo degli scontri sia di infiltrati). Al grido di «libertà prigionieri politici», «Buch dimissioni», «Dissoluzione della Brigata mobile», e «siamo gente di pace», anche ieri due manifestazioni in centro di Barcellona, di qualche migliaio di persone. Solo scontri verbali con la polizia (all’ora di chiusura).

MENTRE LA CUP chiede di proseguire le mobilitazioni, il presidente catalano Quim Torra ieri ha chiesto una riunione urgente con Sánchez, che gli ha risposto picche a stretto giro, perché dice, non ha condannato in maniera abbastanza chiara la violenza. Proprio come avrebbe detto Rajoy, ha aggiunto che il problema catalano «non è l’indipendenza, ma la convivenza».

Il vicepresidente catalano, Pere Aragonés, di Esquerra republicana, ha invece chiesto alla polizia spagnola di «agire in Catalogna con i criteri di proporzionalità, congruenza e opportunità che devono marcare il comportamento di qualsiasi polizia democratica».

* Fonte: Luca Tancredi Barone, il manifesto

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