«I disastri ambientali non devono andare in prescrizione»

«I disastri ambientali non devono andare in prescrizione»

Mistero della giustizia. Appello al governo di Legambiente, Wwf, Libera, Greenpeace Italia e Gruppo Abele

 

Il fatto che il reato di disastro ambientale non figuri nel testo sulla riforma della giustizia tra quelli per cui non scatta l’improcedibilità preoccupa Legambiente, il Wwf, Greenpeace Italia, Libera e Gruppo Abele.

I presidenti delle rispettive associazioni sono i primi firmatari dell’appello che ricorda al governo, alla ministra della giustizia e alle forze politiche della maggioranza che «la storia del nostro paese è segnata da disastri ambientali che soltanto dopo l’introduzione nel Codice penale del delitto 452 quater sono stati al centro di processi come quello sulla discarica Resit in Campania, che consentono alle popolazioni colpite di avere fiducia nella giustizia. Come per i tanti procedimenti penali aperti, a partire da quello sulla dispersione in mare e lungo le spiagge di milioni di dischetti di plastica dopo il collasso di un depuratore». Per queste ragioni l’appello chiede che la riforma tenga conto della gravità di questi reati: «Sarebbe una scelta di civiltà – dicono i firmatari – fatta con la consapevolezza che ad essere in gioco sono l’ambiente in cui viviamo, la salute delle persone e la credibilità stessa della giustizia». Per aderire si può scrivere a segreteria@legambiente.it.

Sul fronte parlamentare solleva la questione la capogruppo di LeU a Palazzo Madama Loredana De Petris. «Trovo grave e inspiegabile – afferma De Petris – che l’improcedibilità sia rimasta inalterata per i reati di disastro ambientale. Non solo si tratta di reati tra i più gravi, devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone. Quei processi sono anche quelli per cui più facilmente scatta la prescrizione. Non escludere quella fattispecie dalla improcedibilità facilita l’impunità dei responsabili di alcuni dei peggiori reati, spesso ricchi e potenti, e lancia un messaggio opposto a quello che bisognerebbe dare per imboccare davvero la strada della riconversione ecologica e del rispetto per l’ambiente indicata dall’Unione europea».

Contro «l’accordo che tiene fuori i reati ambientali che sono odiosi e pericolosi al pari di quelli di mafia» protesta anche Angelo Bonelli, portavoce nazionale di Europa Verde.

* Fonte: il manifesto



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