Movimenti. A Parigi gli zapatisti si incontrano con gilet gialli e sans papiers

Movimenti. A Parigi gli zapatisti si incontrano con gilet gialli e sans papiers

Francia/Messico. Al «Parole Errante», uno squat di Montreuil, uno dei quartieri più poveri della città. È stata la CNT, sindacato del nord est della città, ad occuparsi di mettere in comunicazione le diverse realtà e dare gli spazi per le assemblee. Per la prima volta hanno interagito in una stessa stanza gilet gialli, associazioni di quartiere, vérité et justice, Sans Papiers

Dopo una lunga e faticosa organizzazione Parigi ha ricevuto lo squadrone 421. I collettivi in lotta parigini e francesi in generale sono tanti e ognuno investe tutte le proprie forze, mai sufficienti, nelle numerose battaglie locali, per questo l’organizzazione è stata lunga e faticosa. È stata la CNT (Confédération nationale du travail), un sindacato del nord est della città, ad occuparsi di mettere in comunicazione le diverse realtà e dare gli spazi per le assemblee.

Per la prima volta hanno interagito in una stessa stanza gilet gialli, associazioni di quartiere, vérité et justice, Sans Papiers, media liberi, associazioni ambientaliste, collettivi indigenisti e native/i di diverse geografie, associazioni studentesche e diversi altri gruppi. L’evento si è svolto alla «Parole Errante», uno squat di Montreuil, uno dei quartieri più poveri della città. Basta ricordare l’immagine del missile nell’occhio della luna che subito si pensa a George Méliès, il regista visionario che proprio dove ora si trova questa occupazione realizzava le sue opere. Alla “Parole Errante” non si è mai smesso di sognare l’impossibile, ed ecco una nuova impresa inimmaginabile: mettere sotto lo stesso tetto le realtà in lotta francesi con l’EZLN.

Lo squadrone 421 è arrivato. È stato accolto calorosamente da una folla che ha poi ascoltato in silenzio la presentazione di ogni componente. La delegazione ha salutato con la mano sulla tempia l’inno zapatista e si è sistemata sotto al palco. Un gesto simbolico, che vuole dimostrare che non sono qui per dirci cosa fare o insegnarci il loro metodo. La loro è una visita di compagne e compagni che vengono ad abbracciare un’umanità che vive le stesse difficoltà.

Come le vittime di razzismo di stato, di cui ha parlato “Vérité et justice”, elencando i nomi di 73 persone, cadute sotto le torture della polizia. L’interminabile lista ha commosso i nostri ospiti, che con le lacrime agli occhi stringevano i fiori che avevano in mano, dono dei “Giardini di Aubervilliers”, un orto urbano attivo dal 1935 e sotto sgombero dal 16 luglio, per far spazio a una struttura delle olimpiadi del 2024.

“On est là, on est là, même si Macron ne veut pas nous on est la!” (siamo qui, siamo qui, anche se Macron non vuole siamo qui) ha intonato il pubblico accogliendo i gilet gialli. “Noi non difendiamo la natura, noi siamo la natura che si difende e non crediamo che si possa riformare il capitalismo”. Con queste parole si presentano, dichiarando che, come le proteste italiane degli anni 60/70, non chiedono salari più alti, riforme o tasse più basse, ma vogliono tutto! Prima di abbandonare il palco ringraziano l’EZLN per quello che ha fatto, per l’esempio portato lí e per essere insieme in questo duro momento, auspicando la nascita di una rete duratura tra le lotte, “Viva Zapata!”.

I sans papiers hanno preso la parola, a nome di più di duecento collettivi, denunciando lo sfruttamento capitalista dei migranti, il razzismo sistemico e non meno importanti le violenze sessuali verso le donne migranti. Esigono la chiusura dei C.R.A. (centri di detenzione amministrativa) in cui si verificano episodi di tortura e molti e molte migranti vi hanno perso la vita. “Fora Bolsonaro Genocida” ha efficacemente riassunto un collettivo femminista internazionalista.

La presenza delle e degli zapatisti ha permesso di parlare anche delle minacce che loro stessi stanno subendo in questo momento. L’associazione zapatista “Abejas de Acteal”, che ha subito in passato un attacco paramilitare che, a colpi di machete, ha lasciato 45 vittime tra donne, uomini e bambini, in questi giorni vive una nuova minaccia da due fronti. Il 5 luglio uno dei leader, Simon Pedro Perez, è stato assassinato con un colpo di pistola alla testa, mentre era al mercato con suo figlio. L’assassino non è stato identificato. Due giorni dopo la comunità è costretta a lasciare le proprie case per mettersi in salvo da un attacco da parte del crimine organizzato, che si è scontrato con un gruppo di civili armati: un gruppo di autodifesa. In questi giorni l’esercito messicano sta installando degli accampamenti nella regione, con la scusa di tenere sotto controllo la violenza.

La paura delle comunità locali, però, è che invece la mano dello stato sia lí per evitare proteste, ed appropriarsi di spazi per dei mega-progetti in cantiere da tempo ai quali gli abitanti si sono sempre opposti. A salutare lo squadrone 421 è stato il canto di una indigena Mapuche cilena. Una denuncia contro i latifondisti e i politici che da tempo provano a sterminarli. “Y aqui estoy!” (e eccomi qui!)

L’attivista condivide con la sala la propria tristezza, giacché il giorno stesso un nuovo caduto della resistenza si è aggiunto alla lista dei 16 assassinati. È stato ucciso dalla polizia cilena con un colpo d’arma da fuoco. “Ora io sono qui è non ho mai tolto i miei vestiti tradizionali, ma se fossi stata in Cile sarei una vita in meno”, la sua voce si rompe per il pianto.

Poi prende le percussioni e dedica a tutti un potente canto. Un canto che vuole arrivare dritto ai cuori dei presenti per renderli più forti nella lotta.
Oggi siamo in attesa di nuove notizie riguardo l’arrivo della delegazione di 150 membri dell’EZLN a Parigi. C’è un’intera rete europea che si è preparata.
Sarà un’estate zapatista in tutto il continente.

* Fonte: Alessandro Parente, il manifesto



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aveva una moglie e cinque figli. Viveva da quattordici anni nell’Essex, Gran Bretagna. È morto ammanettato al sedile dell’aereo che lo stava riportando in Angola, da dove era fuggito molti anni prima. Era scortato da tre guardie private che gli tenevano la testa bassa, tra le ginocchia. Diceva che non riusciva a respirare, ma loro non gli hanno creduto. È morto sulla pista di decollo di Heathrow, sotto gli occhi degli altri passeggeri.

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