Sahel. Burkina Faso, 14 soldati uccisi nel terzo attacco jihadista in pochi giorni

Sahel. Burkina Faso, 14 soldati uccisi nel terzo attacco jihadista in pochi giorni

Il conflitto nel Sahel. Esercito burkinabè sotto tiro. L’insicurezza totale nel Paese ha prodotto oltre un milione di sfollati e 2mila vittime

«Il distaccamento militare di Yirgou, nel nord del paese, è stato oggetto di un attentato terroristico che ha causato la morte di 14 militari e il ferimento grave di altri 7», fa sapere il ministro della Difesa del Burkina Faso, il generale Barthélemy Simporé. Che aggiunge: «Diversi terroristi sono stati neutralizzati, i soldati hanno mostrato grande valore opponendosi a centinaia di miliziani ben armati».

L’attacco di lunedì si aggiunge a quelli dello scorso mercoledì con altri 5 militari uccisi durante una missione di ricognizione a Mentao (nord) e di sabato contro un convoglio militare a Sakoani (est) di scorta a diversi camion della compagnia mineraria canadese Endeavour Mining con 6 gendarmi uccisi.

Il Burkina Faso sta affrontando attacchi di matrice jihadista costanti dal 2015 nel nord e nell’est del paese a causa dei due principali network esistenti nella famigerata zona dei “tre confini” (Mali, Niger e Burkina Faso) : il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim), affiliato ad Al Qaeda e guidato dal maliano Iyad Ag Ghali, e lo Stato islamico del Gran Sahara che ha da poco subito la perdita del suo leader, Adnan abu Walid Al Saharawi, colpito dai militari francesi della missione anti-jihadista Barkhane impegnata nel Sahel.

Secondo numerosi analisti proprio il Burkina Faso sembra essere il paese «più debole in termini di risorse» e «maggiormente colpito dai continui attacchi dei terroristi». Secondo un recente report dell’Onu sono «più di un milione i rifugiati e oltre 2mila le vittime degli attacchi», cresciuti in maniera esponenziale in questi ultimi due anni, con l’agguato avvenuto lo scorso giugno a Yagha, vicino al confine con il Niger, che ha causato la morte di oltre 132 civili.

Le province settentrionali del Burkina Faso sembrano essere diventate le nuove aree dove i miliziani si sono trasferiti e stanziati a causa della maggiore pressione delle missioni Onu (Minusma) e francese (Barkhane) attive nel Mali. I miliziani hanno approfittato della totale assenza del governo centrale, della permeabilità dei confini, dei diversi conflitti etnici della zona e della carenza logistica dell’esercito per installare le loro nuove basi con attacchi che si spingono anche verso il meridione, vicino al confine con la Costa d’Avorio.

Una situazione di totale insicurezza che ha portato, quest’estate, alle proteste della popolazione e della società civile. Alle difficoltà il presidente Roch Marc Kaboré ha risposto aprendo il dialogo con le opposizioni politiche per favorire un clima di unità nazionale. «Non saremo in grado di rispondere alla minaccia jihadista che rischia di disintegrare il nostro paese e uccide quotidianamente il nostro popolo – ha dichiarato alla televisione nazionale lo scorso 30 settembre – senza un percorso di riconciliazione e collaborazione tra tutte le forze politiche del Burkina Faso».

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto

 

ph by Koch / MSC, CC BY 3.0 DE <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/de/deed.en>, via Wikimedia Commons



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