Sciopero generale. Cgil e Uil hanno sfondato il muro del livore politico e mediatico

Sciopero generale. Cgil e Uil hanno sfondato il muro del livore politico e mediatico

Il caso. Adesioni alte con medie dell’85% in molte realtà e settori. Ecco i primi numeri dello sciopero nei trasporti, nelle fabbriche, nei cantieri, nel commercio e servizi. L’esercizio della democrazia non si è fatto intimidire da insulti e minacce

Adesioni in media fino all’85% in molte realtà e settori allo sciopero generale di Cgil e Uil nonostante la carovana del nuovo conformismo che ieri ha fatto piovere altri insulti contro i manifestanti: «irresponsabili», «schizofrenici», «vergognosi», «svantaggiosi», «ideologici», «deleteri», «imbarazzanti», «pericolosi». Un florilegio raccolto da stampa, tv e radio. Nessuno è stato «intimidito» ha ricordato ieri il segretario della Uil Bombardieri. Questa è la vecchia storia di chi esce dalla «normalità» basata su paure, profezie e miraggi. La vediamo ogni volta che c’è una manifestazione significativa. Ogni opposizione è derubricata alla voce «disagio» psichico. Accade nei regimi autoritari e in quelli neoliberali «postdemocratici». come il nostro. Non solo per l’etichetta «no vax», ora anche contro Cgil e Uil che hanno ricordato come nel paese con il capitalismo più rapace d’Europa non è tollerato parlare di aumento di salari e redditi, di redistribuzione fiscale o blocco della riforma Fornero. Ci sono partiti come la Lega e i Cinque Stelle che hanno fatto carriera su questo. Ora, al potere, fanno l’opposto. Ieri nelle piazze di Roma, Bari, Palermo e Cagliari, e nella manifestazione a Milano, abbiamo visto invece la più clamorosa smentita delle ipocrisie sulle quali è fondato il Draghistan, il regime istituito in nome del quirinabile presidente del consiglio in carica per riempire la crisi radicale della politica di Palazzo. È anche scattato il classico gioco manifestanti-questure sulle percentuali di adesioni allo sciopero. Nelle aziende affiliate a Confindustria, ha fatto sapere l’organizzazione guidata dall’«intristito» Carlo Bonomi, ci sarebbe stata una partecipazione del «5%». Più credibili sono le fonti sindacali che hanno un altro metro di misura.

TRASPORTI: allo sciopero ha aderito una percentuale di lavoratori superiore al 60%. Molti i voli cancellati nel settore aereo, sui bus nelle principali città un’adesione media oltre il 70% e nella logistica e nel trasporto merci oltre il 60. Ferrovie: buona adesione in RFI, nelle officine di manutenzione, in Italo e negli appalti ferroviari. Metalmeccanici: risposta fortissima, l’80%. Il 70% alle Acciaierie Italia di Genova; alla Electrolux di Pordenone il 70%; il 90% tra gli operai e il 60% tra gli impiegati alla Lamborghini di Bologna. 90% anche alla Ast di Terni e all’Almaviva di Roma, alla Marelli di Napoli adesione al 95%. Agroindustria: 85% alla Parmareggio di Modena e alla Levoni di Mantova, 100% a La Doria di Salerno e nello stabilimento Conserve Italia di Ravenna; 91% alla Pastificio Granoro di Bari, 87% alla Sammontana di Firenze, 85% alla Heinz di Latina. Edili: punte del 100% alla IBL di Alessandria (settore legno), l’Edilcoop di Bologna, la Baraclit di Arezzo e la Ferretto di Rimini. Commercio e servizi: tra il 60 e l’80%, con punte del 90. Alla Coop adesione media del 60%, con punte dell’80; dal 50 al 70 % alla Carrefour; del 40% Zara e del 45% nei fast food Mc Donald. Lavoratori somministrati: il 75% alla Fincantieri di Marghera, il 90% alla Effer di Taranto, 100% al Porto di Genova. Per i somministrati delle Prefetture, delle Questure in media al 60%, con punte al 90% e chiusura degli sportelli. Ieri erano in tutte le piazze anche i navigator, studenti (Rete della Conoscenza, Udu, Reti dei medi), pensionati.

TRANNE Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista e i partiti di sinistra il coro ha continuato la recita irritata del «Non disturbate il manovratore». La sorella d’Italia Meloni che rispetta libertariamente «le scelte, ognuno fa quello che ritiene di dover fare» sostiene il verbo della produzione e del capitale per cui uno sciopero «rallenta l’economia». Quella del precariato di massa. Salvini ha rilanciato il vecchio ritornello contro il sindacato «vecchio che blocca l’Italia», il livore liberista qui è contro la Cgil. Ieri il Pd è rimasto in silenzio. Le altre destre del Draghistan come Italia Viva hanno ribadito le veline sparse ieri sui giornali per cui «la manovra è espansiva». Espansiva per chi avrà vantaggi di 7-800 euro con redditi dai 30 mila euro in su, «6-7» per chi invece è sotto ha ricordato ieri il segretario della Cgil Landini. È la storia di classi dominanti che rifiutano il senso, e la necessità, del conflitto e temono la trasformazione sociale. Sta a chi ieri da Roma ha dichiarato l’«inizio» di una nuova stagione opporsi e cambiare.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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