Messico. Lourdes Maldonado: un’altra giornalista assassinata, è la terza nel 2022

Messico. Lourdes Maldonado: un’altra giornalista assassinata, è la terza nel 2022

Aveva chiesto aiuto al presidente López Obrador. Oggi la stampa scende in piazza

 

CITTÀ DEL MESSICO.  Domenica 23 gennaio la giornalista María Guadalupe Lourdes Maldonado è stata uccisa a Tijuana, freddata a colpi di pistola mentre si trovava a bordo della sua auto. Lourdes è la terza giornalista assassinata in Messico dall’inizio del 2022, la seconda ad essere uccisa a Tijuana. Appena una settimana fa, il 17 gennaio, il fotoreporter Margarito Martínez è stato ucciso a pochi passi da casa sua mentre andava a coprire un fatto di cronaca.

Il 10 gennaio José Luis Gamboa Arenas, direttore della pagina Facebook Inforegio Network, è stato invece ammazzato nella città di Veracruz, capitale dell’omonimo Stato.

Questi tre lutti riaffermano una realtà angosciante: il Messico è tra i paesi più pericolosi al mondo per esercitare il giornalismo. Dal 2000 ad oggi, l’organizzazione Artículo 19 ha registrato l’assassinio di 147 cronisti: 136 uomini e 11 donne. Con l’uccisione di Maldonado il saldo aumenta a 148. Dall’inizio del governo di Andrés Manuel López Obrador, nel 2018, sono stati ammazzati ben 28 giornalisti.

SEMPRE SECONDO Artículo 19 il 98% dei delitti commessi contro la stampa – omicidi, sequestri, minacce – resta totalmente impunito, incentivando un clima di paura e autocensura.
Nel marzo del 2019, Lourdes Maldonado aveva chiesto il sostegno del presidente rispetto a una vertenza di lavoro che la faceva temere per la propria incolumità. L’aveva fatto durante una delle conferenze stampa mattutine di López Obrador, segnalando come mandante di eventuali violenze contro di lei Jaime Bonilla Valdez, membro del partito presidenziale Morena.
Bonilla – che pochi mesi dopo sarebbe stato eletto governatore della Baja California (Stato in cui si trova Tijuana) – è il proprietario di Primer Sistema de Noticias, l’impresa con cui Maldonado era in causa dal 2013 per licenziamento ingiustificato e debiti salariali insoluti. Appena lo scorso 19 gennaio la giornalista aveva vinto la causa, ottenendo un accordo di pagamento a proprio favore.
«È doloroso quello che è successo a Tijuana. Naturalmente faremo un’indagine completa», ha assicurato López Obrador nella conferenza stampa di questo lunedì. Ha poi aggiunto che in questi anni il governo ha seguito il suo caso, specificando che non si è trattato di una questione di minacce o violenza ma di un problema di lavoro.

IL PRESIDENTE ha poi assicurato che si realizzeranno gli accertamenti necessari per trovare i responsabili della morte della giornalista e determinare se esiste un legame con la denuncia che aveva presentato contro la società radiotelevisiva Primer Sistema de Noticias.
La notizia della morte di Lourdes ha seminato sgomento e rabbia nel mondo del giornalismo messicano. L’idea di organizzare una protesta nazionale fisicamente visibile – e non ridotta alle effimere arene virtuali – è stata immediata. Nella notte di domenica sono nati gruppi Whatsapp per coordinare manifestazioni simultanee per esigere giustizia e denunciare le condizioni di precarietà e violenza che affliggono buona parte della stampa messicana.

La protesta avrà luogo questo martedì e sarà accompagnata dalla proiezione delle foto dei giornalisti uccisi negli ultimi anni. Durante la conferenza stampa dello stesso giorno si cercherà inoltre di interrogare a più riprese il presidente affinché la strage di giornalisti diventi un tema di primaria importanza.

* Fonte/autore: Caterina Morbiato, il manifesto

 

 

ph by ProtoplasmaKid, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons



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