Il premio De Beauvoir 2023 alle donne iraniane, ma la repressione continua

Il premio De Beauvoir 2023 alle donne iraniane, ma la repressione continua

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La Guida suprema non modifica le sue posizioni, nonostante quattro mesi di rivolta. E mentre la Gran Bretagna pensa di inserire i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, il vero problema per Teheran è la povertà crescente

 

La Repubblica islamica ha ricordato l’uccisione di Qasem Soleimani, il comandante delle Forze Quds della guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) mentre l’’ufficio del primo ministro britannico ha confermato l’intenzione di riconoscere i pasdaran come «organizzazione terroristica». Soleimani è stato uno dei principali artefici dell’influenza regionale iraniana: è stato colpito da un attacco di droni rivendicato dagli Stati Uniti poco dopo essere atterrato a Baghdad il 3 gennaio 2020.

Nelle stesse ore a Teheran è stato colpito a morte, da sconosciuti, Qasim Fath Elahi, membro del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche e comandante della base Basij Tharulla. Non è ancora chiara la matrice dell’assassinio. Alcuni osservatori iraniani la attribuiscono a gruppi armati da Israele e altri ai «Comitati di Punizione» formati nel paese e sostenuti da gruppi nazionalisti all’estero.

E MENTRE continuano gli arresti degli attivisti nel paese, Taraneh Alidoosti, l’attrice protagonista del film The Salesman, che nel febbraio 2017 vinse il premio Oscar, arrestata con l’accusa di aver diffuso falsità sulle proteste, è stata rilasciata su cauzione. Ma in carcere rimangono migliaia di persone, arrestate durante le manifestazioni e ora in attesa di giudizio.

I tribunali iraniani continuano a emettere sentenze di pena capitale malgrado la forte avversione dell’opinione pubblica. Il portavoce della magistratura ha affermato che 40 cittadini stranieri sono stati arrestati durante le «rivolte» negli ultimi mesi, però non ha divulgato dettagli su casi specifici.

A parlare di donne, intanto, è la Guida spirituale iraniana, Ali Khamenei, incontrando un gruppo di iraniane in occasione della Festa della mamma. L’ayatollah ha affermato che senza nessun dubbio l’obbligo dell’hijab, il vestito islamico per le donne, fa parte dei principali valori islamici. Sembra che mesi di proteste non abbiano scalfito la contrarietà del potere alla liberazione femminile, mentre fuori dal paese alle iraniane è stato riconosciuto il premio Simone de Beauvoir 2023. Il premio dovrebbe essere assegnato tra il 9 e il 19 gennaio a Parigi in memoria di Mahsa Amini, la prima vittima che ha dato l’avvio alle proteste.

POCO PRIMA, potrebbe avere luogo il prossimo braccio ferro tra la popolazione e il potere, l’8 gennaio, anniversario dell’abbattimento del volo PS752 dopo il decollo dall’aeroporto IKA di Teheran. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane aveva all’epoca ammesso che il Boeing 737-800, la cui caduta causò la morte di 176 passeggeri e dell’equipaggio del volo, era stato abbattuto dai suoi missili.

Ma a rimanere il vero tallone d’Achille del governo iraniano è la situazione economica nel paese. L’inflazione galoppa e la caduta della moneta locale contro il dollaro non si arresta. Secondo gli ultimi dati del ministero della cooperazione, del lavoro e della previdenza sociale iraniano più di un terzo della popolazione è scesa al di sotto della soglia di povertà.

Tra i fattori alla base del crollo della valuta ci sono i fondi dell’Iran bloccati all’estero a causa delle sanzioni, la fuga di capitali, l’assenza di investimenti esteri e il commercio speculativo. Infatti molti esponenti dell’establishment iraniano vedono una via di salvezza economica negli accordi sulla questione nucleare che potrebbe svincolare le somme bloccate e rallentare le sanzioni.

Ma l’accordo sul nucleare iraniano sembra in stallo. Non è chiaro se le due parti abbiano la volontà di negoziare e proseguire i colloqui. Questo processo contraddittorio può essere rintracciato direttamente nelle dichiarazioni di funzionari americani, europei, ecc.

QUESTO CLIMA ha indotto alcuni analisti a dichiarare che le due parti cercano di smentire apertamente i colloqui e di continuarli in segreto. Comunque, il ministro degli Esteri iraniano aveva annunciato la prosecuzione dei negoziati durante il suo viaggio in Oman. Durante la visita di Amir Abdullahian, alcuni hanno affermato che Iran e America si starebbero scambiando messaggi sulla questione nucleare.

Dall’altra parte, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu si è impegnato a intensificare i suoi sforzi per far deragliare un ritorno all’accordo sul nucleare iraniano, esprimendo la sua opposizione apertamente e in pubblico.

* Fonte/autore: Francesca Luci, il manifesto

 

 

Photo by ANF News



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