Liberiamoci dalle provocazioni di governo

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25 APRILE. Il linguaggio «comico» post-fascista analizzato da Ascanio Celestini

 

Il governo più nero dal 25 aprile del ‘45 lancia sassi nello stagno. Gasparri vuole il riconoscimento della capacità giuridica del concepito. La ginecologa Anna Pompili dichiara che se l’embrione è una «persona» significa che l’aborto è un omicidio «e le donne e i medici che lo praticano assassini». Ma Gasparri a questo giro di giostra aggiunge l’idea di una «Giornata del nascituro» e il reato di maternità surrogata.

Piantedosi blocca una nave. Nel suo giro di giostra capisce che rischia il processo come Salvini e si inventa una strategia nuova. Giovanni Maria Flick chiarisce che «è ovvio che assegnando porti di sbarco lontanissimi si vuole tenere occupate a lungo le navi umanitarie, impedendo loro di salvare altre vite».

Nel frattempo compare il decreto anti-rave. La giostra riparte e nel prossimo giro bastano 51 persone e il raduno è illegale. Da 3 a 6 anni di galera e una multa fino a 10.000 euro. In Gran Bretagna e in Francia il reato non è punito col carcere. In Germania e Usa sono praticamente considerati legali.

In questo giorno così importante mi interessa cercare di capire come la classe al potere sta cambiando le parole. Perché cambiando le parole si finisce per cambiare anche le cose che quelle parole vogliono dire. E quando penso alla classe al potere non intendo solo i post fascisti. Non è un caso che le politiche sui migranti siano andate avanti da Minniti a Piantedosi senza contraddizioni.

Riparte la giostra e nell’ordine salgono Meloni, La Russa e Lollobrigida. La prima dice che i martiri delle Fosse Ardeatine furono «massacrati solo perché italiani». Non è vero. Lo dicono anche i tedeschi che uccisero dei «comunisti badogliani».

L’etichetta «massacrati solo perché italiani» torna comoda per un paragone con un’altra mezza invenzione, quella delle foibe. Anche in quel caso si dice che furono uccisi solo perché italiani dimenticando l’invasione della Jugoslavia e le migliaia di vittime dell’esercito fascista.

Poi spunta La Russa. Parla come un comico. Riferendosi all’azione militare di via Rasella, dichiara che i partigiani non colpirono «biechi nazisti delle SS ma una banda musicale di semi-pensionati». La verità è che erano nazisti addestrati per reprimere la resistenza e avevano un’età media di 38 anni. Ma è vero che cantavano marciando.

Alessandro Portelli, che ha scritto un testo importante per comprendere i fatti, ci ricorda che «il canto richiama tutta una mitologia del rapporto fra tedeschi e la musica, che evoca insieme simpatia e terrore». Mica una banda coi pifferi e le trombe.

È roba di pochissimi giorni fa la dichiarazione di Lollobrigida. Al bar sotto casa mia non lo chiamano per nome, né per cognome. Dicono: il cognato della Meloni.

«Non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica… e vabbè gli italiani fanno meno figli li sostituiamo con qualcun altro».

Sta parlando di lavoratori che contribuiscono attivamente alla crescita del paese, pagano servizi di ogni genere comprese le pensioni degli italici anziani. Ma per lui, evidentemente (e si capisce sentendo l’intervento per intero), hanno diritto solo a lavorare e, se possibile, scomparire in un modo o nell’altro per non sostituire l’etnia dello stivale con quella d’oltremare. Ma soprattutto le parole mi fanno paura. «Sostituzione etnica». Il Cognato ha detto che gli è scappata «per ignoranza». Dice che non ne conosceva il significato. No. Sono le parole che usano queste persone. Le usano in sezione, al bar, dal barbiere, al pranzo di Natale.

Nello stesso bar del Cognato potremmo incontrare di nuovo La Russa che parla di Costituzione dicendo che «non c’è alcun riferimento all’antifascismo» altrimenti sarebbe stato un «regalo al Pci e all’Urss». L’antifascismo che ha tenuto insieme tutti i partigiani dagli anarchici ai monarchici viene rovesciato con l’anticomunismo che ha portato i fascisti ai vertici dei poteri occulti dai servizi segreti alla P2 passando per le mafie. La Costituzione è antifascista. Possiamo dire la stessa cosa della seconda carica dello Stato?

Perché mi fanno paura queste parole? Perché mi viene in mente la teoria dei cerchi concentrici ipotizzata da un collaboratore di Moro, Corrado Guerzoni.

«Per cerchi concentrici ognuno sa che cosa deve fare. Non è che l’onorevole X dice ai servizi segreti di recarsi in Piazza Fontana e mettere una bomba. Non accade così. Al livello più alto della stanza dei bottoni si afferma: il Paese va alla deriva, i comunisti finiranno per andare presto al potere. Poi la parola passa a quelli del cerchio successivo e inferiore dove si dice: sono tutti preoccupati, cosa possiamo fare? Si va avanti così fino all’ultimo livello, dove c’è qualcuno che dice “va bene, ho capito”. Poi succede quello che deve succedere. Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno. (…) E se vai a dire all’onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici».

Il 25 aprile del 1945 è la liberazione da questo linguaggio, da queste parole sporche che lanciano sassi nello stagno italiano.
Questo mi fa paura. Fermiamo la giostra. A forza di lanciare sassi i cerchi si allargano

* Fonte/autore: Ascanio Celestini, il manifesto



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