Onu, l’Italia nel Consiglio di Sicurezza

Il nostro Paese, così come Belgio e Sud Africa, si prepara a entrare dal primo gennaio 2007. Escono Danimarica, Grecia e Tanzania

NEW YORK – Italia, Belgio e Sud Africa diventeranno da oggi membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu per il biennio 2007-2008. Lo ha confermato il portavoce dell’Assemblea generale del Palazzo di Vetro, Gail Binder-Taylor Sainte. I tre Paesi prenderanno il posto di Danimarca, Grecia e Tanzania. L’Italia si prepara a entrare nell’esecutivo dell’Onu dal primo gennaio 2007, per la sesta volta nella storia dell’organizzazione.

ELEZIONE – È previsto per oggi il voto per la nomina dei nuovi 5 membri non permanenti, che presiederanno per i prossimi 2 anni insieme ai 5 membri permanenti (Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna) e ad altri 5 membri non permanenti già eletti. Mentre il posto dell’Italia appare sicuro, sta creando acceso dibattito la candidatura del Venezuela, alla quale si oppongono fermamente gli Stati Uniti. Washington non intende perdonare al presidente venezuelano Hugo Chavez l’ultima provocazione lanciata proprio dai banchi dell’assemblea generale Onu contro il presidente americano George W. Bush, definito da Chavez “il diavolo in persona”. Per opporsi al Venezuela, gli Stati Uniti sostengono il Guatemala per la poltrona destinata all’America Latina. Chavez da parte sua sostiene che la voce indipendente del suo paese sia necessaria per garantire democrazia all’interno del principale organo dell’Onu. Indonesia e Nepal si stanno contendendo la quinta posizione, destinata a un paese asiatico.

DALLA CRISI AL MULTILATERALISMO – La candidatura italiana nasce alla fine del 2003 in una Onu in profonda crisi dopo la radicale spaccatura del Consiglio di Sicurezza sull’Iraq e gli attacchi dell’amministrazione Bush al Palazzo di Vetro, un edificio che «se ne crollasse la metà – ebbe a dire il futuro ambasciatore John Bolton – non piangerebbe nessuno». Nel 2003 le Nazioni Unite venivano considerate da più parti un ferro vecchio da buttare. Diverso il clima in cui matura il ritorno dell’Italia nel Consiglio: «Nessun paese – ha osservato un mese fa il presidente del Consiglio Romano Prodi nel discorso dalla tribuna dell’Assemblea Generale – può affrontare da solo le sfide del nuovo millennio perché le minacce globali richiedono risposte globali. Servono a questo proposito «partnership collettive» e azioni corali da parte dei paesi del Nord e del Sud del mondo e occorre dunque «un forte rilancio del multilateralismo» ridando «centralità all’Onu e alla sua missione fondamentale».


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