Elezioni, la Rai rinuncia alle proiezioni

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ROMA – Le proiezioni elettorali in tv scompaiono dalla Rai. Alle prossime elezioni amministrative la tv pubblica e Mediaset saranno unite nella scelta di non trasmettere ai telespettatori le proiezioni statistiche dei risultati di Milano, Torino, Bologna e Napoli. Per avere un quadro attendibile, la sera di lunedì 16 maggio, gli italiani dovranno aspettare i dati definitivi del Viminale. L’alternativa: sintonizzarsi sui tg de La7 di Enrico Mentana o di SkyTg24 di Emilio Carelli. Se la decisione di Mediaset, network privato, può rispondere a un criterio economico, la scelta del servizio pubblico non può passare sotto silenzio. Spettava al direttore generale Rai, Mauro Masi, provvedere per tempo alla scelta di un istituto che seguisse la tornata elettorale con proiezioni statistiche (cosa ben diversa dagli exit poll). Di regola, la gara d’appalto va indetta con 40 giorni di anticipo sulla data del voto, ma il dg Rai e l’intero Cda ha preferito far passare quel termine. Una decisione da associare ai recenti dati che arrivano dai sondaggi sulla lista Moratti al comune di Milano? Comunque, la decisione dei vertici Rai ha colto di sorpresa i direttori dei telegiornali (che da sempre seguono l’esito del voto con speciali, dirette, approfondimenti, interviste, commenti e aggiornamenti). Persino il presidente della Rai, Paolo Garimberti, è stato tenuto all’oscuro di tutto. Il primo a capire che a viale Mazzini stavano, silenziosamente, svuotando delle proiezioni le dirette elettorali è stato Fabrizio Masia di Emg. Venerdì scorso il sondaggista ha avuto la conferma che la sua società  non avrebbe avuto il rinnovo del contratto con la Rai: non c’era più il tempo utile. La Emg sarà  però al servizio del Tg di Enrico Mentana, su La 7. L’unica rete, insieme a Sky, a rompere una sorta di “embargo”. L’abbonato Rai, che sugli eventi un tempo era “in prima fila”, adesso viene privato anche delle proiezioni statistiche di una importante tornata elettorale. Bianca Berlinguer, direttrice del Tg3, appare indignata per questa decisione. «Come aziendalista, trovo questo fatto molto grave. È una scelta autolesionista. In 25 anni che sono in Rai, non ricordo che i telegiornali abbiano mai saltato delle “edizioni straordinarie” sulle tornate elettorali», commenta la Berlinguer. «Sono dispiaciuta perché non potrò fare il mio lavoro. Penso ci sia una grande attesa per queste elezioni amministrative, riguarderà  dodici milioni di elettori, non credo che per dimenticanza sia scaduto il termine per il rinnovo contrattuale con l’istituto demoscopico». E c’è un precedente che torna alla memoria. Nel 2005, mentre alla Rai ci si preparava alla morte di Giovanni Paolo II, alcuni dirigenti del servizio pubblico erano allarmati per la sovrapposizione dell’evento con i dati (sconfortanti per Berlusconi) delle elezioni amministrative. Il 2 aprile la temperatura in Rai era altissima: c’era la sensazione che per la Casa delle Libertà  le imminenti elezioni si sarebbero tramutate in una sconfitta. Successivamente, da alcune intercettazioni telefoniche, arrivò la conferma che Debora Bergamini (all’epoca responsabile del marketing Rai, oggi deputata Pdl) si adoperò per “nascondere” i dati elettorali e per cambiare la programmazione, diede parere negativo sulla «comparsa di Berlusconi in tv», chiamando non solo il direttore di RaiUno, Maurizio Del Noce, ma pure Mauro Crippa, suo omologo a Mediaset.


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