Tremonti si difende: manovra nata da una crisi che non era prevedibile

ROMA — Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, difende la maxi manovra appena varata dal governo, ribadisce che la crisi non riguarda solo l’Italia e torna a chiedere all’Europa di muoversi verso un governo politico dell’economia, con gli eurobond e «una maggior integrazione e consolidamento delle finanze pubbliche». Facendo intendere che lui ad andarsene non ci pensa proprio. «Ho l’impressione che ci rivedremo» dice il ministro sorridendo, mentre lascia la sala stampa di Palazzo Chigi affollata di giornalisti.
Il decreto legge sarà  pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale e arriverà  alle commissioni del Senato già  il prossimo 22 agosto per essere in Aula il 5 o 6 settembre. Senza l’autorizzazione preventiva al voto di fiducia, che secondo Tremonti rappresenta una «scelta saggia, perché è una manovra talmente seria e importante da impegnare la classe politica su obiettivi d’interesse generale per il Paese». Una decisione apprezzata dal presidente del Senato, Renato Schifani. «Confido che questa scelta sia accompagnata dalla volontà  di considerare la manovra un cantiere aperto, dove possano essere prese in esame alcune proposte dell’opposizione in una logica di collaborazione tra tutte le forze politiche, tanto più necessaria in un momento di difficoltà  dell’Italia e di molti altri Paesi, come quello attuale».
Si vedrà : il Pd ha presentato ieri una manovra totalmente diversa, mentre Tremonti ne difende l’impianto a spada tratta. «È una manovra equa, ed era la cosa giusta da fare» dice il ministro. Anche se ci sono molte nuove tasse: «Non so se la coscienza sia un organo organico, ma ho fatto tutto in piena coscienza, per il bene del mio Paese» risponde a chi gli chiede se anche a lui, come a Silvio Berlusconi, «gronda il cuore di sangue». Prima di arrivare a quello che, a suo parere, è il nocciolo del problema.
«La crisi non riguarda solo l’Italia, ma una quota enorme del Prodotto interno lordo dell’Unione Europea e può arrivare a colpire altri Paesi. Molto dipende dalle scelte che saranno fatte in Europa» e decisivo, secondo il ministro, sarà  il vertice franco-tedesco di martedì prossimo. «Non saremmo mai arrivati a questo punto se ci fossero in Europa gli eurobond. È fondamentale un maggior grado di integrazione e consolidamento delle finanze pubbliche in Europa. È in quella direzione che bisogna muoversi, altrimenti le complessità  continuerebbero» dice Tremonti, trovando un insolito appoggio nel cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ma un fermo dissenso da parte del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Proprio alla vigilia del vertice tra Francia e Germania da cui secondo Tremonti dipenderà  in buona parte il futuro dell’euro.
La crisi, dice, si è aggravata enormemente dopo il Consiglio europeo del 21 luglio. L’Italia si presentò con la manovra appena varata per il pareggio di bilancio nel 2014 che venne «apprezzata da tutti, e ricordo, in particolare, le parole di Angela Merkel». Poi, però, da quel vertice è uscito «un messaggio diverso da quello che sarebbe forse dovuto uscire». I mercati non hanno percepito l’idea di un’Europa unita e la presenza della Bce sui mercati. E la situazione è precipitata. «Trovo non corrette affermazioni del tipo: era tutto prevedibile. È stato esattamente il contrario. Dopo quel vertice gli spread sui titoli pubblici hanno preso ad allargarsi, poi è scoppiato il problema degli Stati Uniti: il debito, il downgrade, i conseguenti problemi sulla crescita. E mi chiedo chi, tra coloro che sostengono che gli ultimi sviluppi non erano affatto imprevedibili, avesse previsto il declassamento degli Stati Uniti» dice Tremonti. «E visto che è un agosto di lavoro, dedicherò il tempo libero ad un nuovo libro, in cui spiegherò esattamente, per come la vedo io, come sono andate le cose sullo scenario internazionale in questi anni e come potrebbero andare in futuro. Cercherò di dire quello che ho visto, dando evidenza ad alcuni aspetti che sono stati trascurati».


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