“Damasco, basta attacchi ai consolati”

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GERUSALEMME – Scivola rapidamente verso un impatto frontale la crisi siriana. Il presidente Bashar Assad isolato dalla comunità  internazionale per la brutale repressione che ha fatto quasi quattromila morti, va avanti per la sua strada nella ottusa difesa di un regime ormai allo sbando. Ieri mattina l’ennesima prova di forza a Damasco dove migliaia di sostenitori sono scesi in piazza per una manifestazione pro-Bashar, sventolando bandiere siriane e mostrando ritratti del leader, contestando la decisione della Lega Araba di sospendere la Siria per i gravi crimini commessi in questi mesi e il rifiuto di trovare una soluzione negoziale con l’opposizione. Sabato sera le bande dei miliziani del presidente Assad avevano dato l’assalto alle sedi diplomatiche dei paesi “nemici” della Siria: l’ambasciata di Arabia Saudita a Damasco e i consolati francese e turco a Latakia. In centinaia gridando slogan di sostegno al presidente siriano, hanno picchiato gli agenti della sicurezza e fatto irruzione nella sede saudita ad Abu Rummaneh, a soli tre isolati dagli uffici di Assad, in uno dei quartieri più sorvegliati della capitale.
L’Arabia Saudita ha accusato il regime siriano di non aver fatto nulla per impedire l’attacco contro l’ambasciata, le forze di sicurezza siriane infatti non sono intervenute per impedire l’assalto. La sede è vuota da mesi, Riad ha richiamato l’ambasciatore a Damasco lo scorso 7 agosto per protesta contro la repressione delle manifestazioni antigovernative pacifiche. Proteste per gli assalti alle ambasciate sono arrivate anche da Turchia e Francia, che hanno convocato gli ambasciatori siriani nel proprio Paese. «Questi attacchi – si legge in una nota del Quai D’Orsay – sono un tentativo di intimidire la comunità  internazionale dopo la coraggiosa decisione della Lega araba».
Per il segretario generale dell’Onu Ban ki-moon è stata una decisione «forte e coraggiosa» quella presa dalla Lega Araba. Una scelta di grande significato politico soprattutto, perché presa a larga maggioranza, soltanto lo Yemen e il Libano – tradizionale alleato dei siriani – hanno votato contro. E il numero uno dell’organizzazione panaraba ha anche annunciato che si sta pensando a un «meccanismo per la protezione dei civili», una dichiarazione accompagnata dall’allusione a una possibile richiesta di pronunciamento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite simile a quella che ha aperto la strada all’intervento militare in Libia.
La sospensione della Siria è stata decisa dalla Lega dopo la prosecuzione delle violenze contro i civili – 250 morti negli ultimi 11 giorni – nonostante l’accettazione del Piano della Lega per l’avvio di colloqui tra l’opposizione e il regime in cambio del ritiro dell’esercito dalle città . La Turchia che appoggia la decisione della Lega ieri è tornata a chiedere alla comunità  internazionale di «parlare con una sola voce». Alleato economico e politico, la Turchia ha preso le distanze da Damasco dopo l’inizio della rivolta. Sono migliaia i profughi siriani rifugiati in Turchia per sfuggire alle violenze di Assad.


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