Ri-assunti per ora solo in 326, evitando con cura le tute blu Cgil

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NAPOLI – «Non chiamatele assunzioni, per noi sono richiami; è assurdo pensare che chi lavora a Pomigliano da 20 anni debba festeggiare come un novello dipendente». Antonio Di Luca è un ex Rsu dello stabilimento, all’ex Alfa è impiegato dall’89 e dopo aver ricoperto diverse mansioni è diventato (o meglio era stato promosso) alle ispezioni di qualità . Ma da quando è stata organizzata la newco (quella del referendum di maggio 2010) con cui sono stati spazzati diritti dei lavoratori e la Fiom è fuori dalla fabbrica, per l’azienda Di Luca è un dipendete come gli altri. O almeno così dovrebbe essere nel migliore dei casi. Solo che per l’operaio Antonio e i suoi compagni iscritti all’organizzazione cigiellina ieri non c’era nulla da festeggiare. 
L’annuncio entro fine gennaio di nuove 326 «assunzioni» nella Fabbrica Italia confermate ieri da Fim, Fismic, Uilm e Ugl non riguardano, infatti, i metalmeccanici con tessera Fiom. Conferma di quello che il sindacato temeva, e proprio per questo già  a ridosso di Natale è stato presentato nella sede della Cgil di Napoli un dossier con le denunce di ripetute discriminazioni, che potrebbe finire anche in tribunale. «Non c’è nessun metodo scientifico per i richiami – ribadisce Di Luca – né per qualifica, né per anzianità , io lo definisco darwinismo politico e clientelare. E’ scandaloso che solo alle persone vicine a dirigenti e capireparto sia permesso di tornare a lavoro». 
Per il momento si tratta solo di questi 326 che si vanno ad aggiungere ai 400 al lavoro da un paio di mesi sulle linee. E anche se i numeri dell’azienda parlano di 900 già  richiamati per sfornare la nuova Panda, alla Fiom i conti non tornano. Per questo gli iscritti credono poco alle dichiarazioni della Fiat secondo cui continuando così, a febbraio, si dovrebbe dare il via a tre turni e iniziare a soddisfare la domanda dei concessionari nazionali e esteri. 
Diverso il clima nelle altre organizzazioni che dal primo momento hanno seguito a menadito le ricette torinesi. Il segretario regionale della Uilm, Giovanni Sgambati, subito dopo l’annuncio ha dichiarato polemicamente che «mentre qualcuno pensa a organizzare proteste e scioperi», loro invece «responsabilmente tolgono dalla cassintegrazione i dipendenti ritornando ad avere uno stabilimento più vivo e funzionante». Chiaro il riferimento agli scioperi e ai picchetti della Fiom, anche durante la presentazione della nuova Panda lo scorso 14 dicembre. Ma Andrea Amendola del direttivo regionale e responsabile del comparto auto non si lascia andare alla provocazione: «Non rispondo alle dichiarazioni di Sgambati – ha detto al telefono – anche perché quando parla è come ascoltare l’azienda. Vedremo a luglio se la Fiat manterrà  l’impegno di assumere tutti a prescindere da quale sindacato siano iscritti». Secondo quegli stessi accordi che la Fiom non ha sottoscritto, il Lingotto entro quest’estate dovrebbe assumere il 40% dell’organico, che significa almeno 2mila persone, gli altri dovrebbero restare in cig straordinaria almeno fino al 2013. 
«Ma con questi ritmi e dopo aver riempito il parco macchine dei concessionari – continua Amendola – sono sicuro che tireranno fuori la solita cantilena del mercato che va giù, motivo per il quale gli accordi non possono essere mantenuti. La verità  è che dicono solo bugie». I timori di Amendola sono amplificati se si paragonano i dati snocciolati dall’azienda con la produzione della vecchia Panda, che tra l’altro continuerà  ad essere prodotta in Polonia facendo concorrenza a Pomigliano: «Fare uscire dalle linee 280mila vetture con la crisi economica e il down del settore è un miraggio – conclude – Come avevamo paventato, ho paura che metà  degli operai saranno fuori». Proprio per questo nell’organizzazione dei lavoratori si stanno preparando a una nuova campagna di lotta contro l’azienda. «Tutti devono essere richiamati e nessuno può chiederci di stracciare la tessera Fiom», parola di De Luca.


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