Trattativa per una nuova sede a Detroit così cresce il feeling tra l’ad e la città  Usa

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DETROIT – Che sia il Dime Gilbert Building, al 719 di Grinswold avenue, o un altro dei tanti grattacieli abbandonati del cuore della città , è certo che Chrysler sta cercando casa nel centro di Detroit, la parte più decandente, affascinante e abbandonata della capitale dei motori. Lo fa perché tuffarsi nel recupero del liberty, tornare a rendere vivibile il suo cuore distrutto dalle tante crisi delle quattro ruote, è un modo per far sapere che si ama questa fetta di America, si punta sull’orgoglio della Detroit che «è andata all’inferno ed è ritornata». «Abbiamo cercato spesso di unire la nostra iniziativa commerciale con le aspettative del territorio in cui operiamo – spiega Marchionne ricordando – il messaggio commerciale con cui venne lanciata la nuova 500 nel 2007». Il lungo spot che legava la storia dell’azienda di Torino a quella dell’intera nazione aveva rappresentato il culmine del feeling tra l’ad italo-canadese e l’Italia. Anche allora il manager aveva puntato sull’orgoglio di chi, come la Fiat, era arrivato sull’orlo del fallimento e si era ripreso.
«La differenza – confessa Marchionne – è che l’effetto dello spot della 500 durò in Italia poche settimane mentre lo spot di Eminem per il superbowl sulla rinascita di Detroit viene ricordato ancora adesso qui in America». Considerazione delicata quando si riapre la discussione sulla sede del quartier generale della nuova società  che nascerà  dalla fusione tra Torino e Detroit. E’ un fatto che questa sponda dell’Atlantico sembra più disposta ad accettare la narrazione del manager di quanto non avvenga nella cinica Europa. E’ anche un fatto che, per quanto grave sia stata la crisi Fiat dell’inizio degli anni Duemila, non ha prodotto gli effetti devastanti della crisi Chrysler di fine decennio. Insomma, l’inferno degli operai di Detroit sembra essere stato più duro di quello dei loro colleghi di Mirafiori. Così l’idea di ripopolare un pezzo del centro di Detroit, quello che in realtà  è stato abbandonato dalla classe media fin dai tempi della rivolta dei neri del 1967, è un modo per legarsi con forza al territorio in una parte del mondo dove i fallimenti e i successi commerciali sono uno dei metri di misura dello stato d’animo di un popolo. Lo slogan Imported from Detroit, che campeggia sul quartier generale di Auburn Hills, 30 chilometri dal centro cittadino, è stato il motto della rinascita, dell’orgoglio della città . «Ora – scrive il Detroit News – Marchionne sta cercando di modificarlo in Imported to Detroit». Fin da questa estate l’ad aveva in mente di «fare qualcosa di importante per questa città , che dia il segno che siamo impegnati insieme per risalire la china». In queste settimane si sta passando dal progetto alla sua applicazione. Chrysler sta cercando un luogo di rappresentanza nel centro dove trasferire un centinaio di impiegati. Operazione non facile in un’area dove pochi sono disposti a trasferirsi per la mancanza di negozi e comodità . Una possibilità  è nel palazzo che il finanziere Dan Gilbert sta ripopolando nel cuore del quartiere finanziario. Un palazzo liberty del 1919, costruito negli anni del boom di Detroit, quando la città  costruiva la più grande stazione ferroviaria del mondo, ora abbandonata. Ma in alternativa al Gilbert Dime si stanno studiando altre possibilità  per trovare un luogo su cui piantare la bandiera della Chrysler. Un segno, un simbolo. Che vada anche nella direzione voluta dal sindaco di Detroit, l’ex cestista Dave Bing, fautore del ripopolamento del centro come prima passo per la rinascita. Marchionne insomma ha accettato la sfida di Detroit non solo sul piano dell’industria dell’auto. Oggi l’ad del Lingotto è il presidente della United Way of Southeastern Michigan, la più importante associazione umanitaria del territorio. E nelle interviste alla stampa locale garantisce che «la qualità  della vita di Detroit è largamente sottovalutata». Sarebbe improprio da queste vicende trarre conclusioni frettolose sulla scelta futura del quartier generale di Fiat Chrysler. Una scelta «difficile», ha detto Marchionne, che non potrà  certo dipendere solo da considerazioni locali. E’ un fatto che il feeling dell’ad con la città  dei motori americana è in questo momento molto forte. E viceversa.


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