Putin: “Corsa al riarmo contro lo scudo della Nato”

MOSCA – La prossima Russia di Vladimir Putin sarà  più armata, più reattiva, pronta a respingere ogni minaccia dell’Occidente. Lo promette lo stesso premier alla vigilia delle presidenziali del 4 marzo che lo riporteranno per la terza volta nell’ufficio più importante del Cremlino. Una trovata elettorale che stuzzica lo spirito patriottico e anti-americano molto radicato nella provincia russa. Ma anche un chiaro messaggio per Washington: la linea del “reset”, della distensione, è momentaneamente interrotta. Se Obama guarda con simpatia ai nascenti movimenti di protesta, sappia che Mosca non intende rinunciare ai suoi progetti di potenza militare. La lista del riarmo è riprodotta in un articolo firmato da Putin per Rossijskaja Gazeta. Da qui al 2020, con una spesa di 600miliardi di euro, le Forze armate russe si doteranno di oltre 400 missili balistici intercontinentali con basi di lancio terrestri e navali; 8 sommergibili nucleari di destinazione strategica; 20 sommergibili plurifunzionali; oltre 50 navi da guerra di ultima generazione; un centinaio di satelliti spaziali di destinazione militare. E si continua con una sorta di catalogo per appassionati di armi.
Putin scrive che un riarmo di questa portata è indispensabile per fronteggiare le minacce dello scudo Nato e garantire la sicurezza del Paese «davanti ai tanti focolai di guerra che si accendono alle nostre frontiere». Il rilancio dell’industria bellica coinciderebbe con un aumento dell’occupazione in un paese che è il secondo esportatore di armi al mondo e che potrebbe rubare nuovi clienti agli Stati Uniti nella corsa a rifornire i paesi emergenti. Ma l’articolo mira soprattutto a riconquistare molti elettori “putiniani”, nostalgici della grandeur militare russa e delusi dal periodo di ammorbidimento imposto dal presidente uscente Medvedev. Certo della vittoria elettorale, Putin vorrebbe scongiurare il pericolo di un ballottaggio. I sondaggi lo danno per vincente al primo turno, ma il rischio c’è ancora.
Non a caso, nel collaudato gioco delle parti, il presidente uscente Medvedev ha convocato alcuni rappresentanti dell’opposizione per discutere di come migliorare le leggi elettorali. Gli oppositori che preparano domenica l’ennesima manifestazione anti-Putin hanno proposto di graziare i detenuti politici. Medvedev ha preso tempo. Quanto alle riforme elettorali ha annunciato la solita «apposita commissione» che dovrà  studiare «eventuali emendamenti» senza date e termini precisi. Basta per far titolare i notiziari tv sullo «storico incontro con i dissidenti». E raggranellare voti tra i contestatori più moderati.


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