“Più tasse ai ricchi e meno sussidi sul petrolio”

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NEW YORK – «La riduzione del deficit non può essere un fine in se stesso». Agli antipodi dall’austerity europea, in perfetto contrasto con la filosofia di Angela Merkel, ecco la strategia di Barack Obama: per rilanciare la crescita, sconfiggere la disoccupazione, e naturalmente conquistare un secondo mandato a novembre. Più tasse sui ricchi per finanziare la scuola, l’ambiente, il lavoro. Così il presidente presenta il suo progetto di bilancio. Con un deficit che resta a livelli stratosferici: 1.330 miliardi di dollari ovvero l’8,5% del Pil. Un disavanzo che Obama imputa in parte all’ostruzionismo del partito repubblicano: «Hanno bocciato al Congresso le mie proposte di risanamento, perché non vogliono che gli americani più ricchi contribuiscano per la loro parte». E invece se Obama la spunta la stangata sui ceti abbienti e le imprese ci sarà . Una tassa del 30% su tutti i redditi oltre il milione di dollari annuo: la Buffett Tax, dal nome del miliardario che ha lamentato la bassa pressione fiscale sui ricchi. Sui redditi più elevati inoltre l’aliquota marginale tornerebbe al 39,6%. L’imposta di successione oltre i 3,5 milioni passerebbe dal 35% al 45%. In tutto le imposte sui ricchi aumenterebbero il gettito di 1.500 miliardi in dieci anni. 
In rialzo anche i prelievi sull’industria del petrolio e del gas, attraverso l’eliminazione di sussidi e agevolazioni. «Io respingo – dice il presidente – la filosofia economica del ciascuno per sé, quella che ha allargato le diseguaglianze, ha diminuito la fiducia degli americani nelle opportunità , e ha tolto energia alla crescita». A sostegno della ripresa Obama propone 30 miliardi di fondi aggiuntivi per la scuola, 476 miliardi per il rinnovamento delle infrastrutture, e un credito d’imposta alle piccole imprese che assumono. I repubblicani lo etichettano subito come «un bilancio da campagna elettorale». Lo è davvero: in questo documento Obama definisce la sua strategia economica per farne la piattaforma della rielezione. Il presidente ha interesse a definire il partito repubblicano come il difensore di una minoranza privilegiata, quella che paga solo il 15% sulle plusvalenze finanziarie (come il candidato della destra Mitt Romney). Ma anche se i repubblicani al Congresso cercheranno di bloccare tutto, almeno una vittoria Obama ce l’ha già  in tasca: a fine anno scadono automaticamente gli sgravi di George Bush, benefici fiscali che avevano favorito sproporzionatamente i ricchi e le imprese.


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