Formigoni si autoassolve in tv “Contro di me solo fango”

ROMA – Un muro di gomma. Che non risponde, non chiarisce, si difende con lo schermo della sua vita privata. Nervoso, provato, la barba incolta. Il salutista Roberto Formigoni ingoia tre piccoli tranci di pizza prima di entrare nello studio di Matrix, il programma di Canale 5 condotto da Alessio Vinci, e di rispondere (o meglio svicolare) alle domande del vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini. Si sente assediato da «giornaloni, poteri forti, lobby, tutti quelli che cercano uno sbocco antidemocratico alle vicende politiche». Ma i cittadini lombardi sono con lui, dice.
Non ha ricevute da presentare, estratti conti, giustificazioni cartacee di un comportamento perlomeno poco opportuno nei rapporti con Pierangelo Daccò, imprenditore in affari con la Regione Lombardia. Intorno a lui crolla un sistema di potere, la maggioranza è a pezzi, la Lega decimata in consiglio, Nicole Minetti su tutti i siti registrata nell’esercizio delle sue funzioni di organizzatrice delle feste ad Arcore. Ma lui non cede anche se il racconto del governatore è zeppo di contraddizioni, di aggiustamenti in corso d’opera rispetto alle mille dichiarazioni dei giorni precedenti. E alla base delle accuse, spiega, c’è un «millantatore, un mentitore, un trafficante di denaro», come Massimo Grenci.

Un complotto dei «tecnici»
Perché è sul «banco degli imputati» mediatico? Formigoni ribatte evocando, come faceva Berlusconi prima delle dimissioni, manovre oscure, il «fango» dei media. «Dopo Silvio tocca a me che sono il politico più importante del centrodestra ancora in sella. Mi vogliono far fuori in maniera antidemocratica. Chi? Poteri forti, lobby, tutti quelli che vogliono spartirsi l’Italietta a proprio piacimento eliminando tutte le esperienze nate nelle urne».

Chi mi accusa è un millitantore
Dice che lo querelerà , quando avrà  le carte che i «quotidiani hanno avuto illegittimamente». Naturalmente sbaglia, quelle carte sono finite sui giornali senza alcuna violazione. «Chi dice che Daccò mi ha pagato le vacanze? Grenci, che attualmente si trova in galera con pesantissime accuse. Le accuse contro di me vengono da un trafficante di denaro in Svizzera. Non è un testimone credibile, è un millantatore, un mentitore. Grandi giornaloni danno spazio a un signore che sta in cella, ma quelle parole sono false. Siamo davanti a un attacco sistematico per screditare la figura di Formigoni». Gli capita spesso di parlare in terza persona durante la puntata. «I cittadini lombardi lo hanno capito, questo fango mediatico deve cessare».

Vacanze
Giannini incalza, le sette domande che Repubblica mette in pagina ogni giorno sono il perno intorno al quale ruota il confronto. Che ci vuole a presentare la distinta bancaria delle spese private? «Il caso si chiuderebbe subito», dice Giannini. Ma Formigoni non cede. «Io non devo produrre nulla, né estratti conto, né fatture, né ricevute. Perché la Procura non mi contesta nulla». E i rapporti con Daccò? E le vacanze? Chi le ha pagate? «E’ da 50 anni che faccio vacanze di gruppo, in cui ognuno paga la sua quota. Semmai io ho contribuito a pagare la quota di qualche amico meno abbiente. E ho sempre pagato la mia parte. Chi salda l’albergo, chi i ristoranti, quando torniamo a casa si fanno i conti. Daccò è mio amico, accetto qualche invito sulla sua barca. Casi isolati. Ma non ha mai ricavato un vantaggio dalle cene che mi ha pagato».

Caraibi
Un punto chiave, la spesa più grande di Daccò per un viaggio ad Anguilla: 123 mila euro. Roba di super lusso. E Formigoni attacca senza rispondere, senza chiarire. «Chi pensate di essere voi giornalisti per investigare nella vita privata di un governatore», si scalda. «Voi dovete occuparvi degli atti pubblici di un amministratore». Continua a parlare di sé citando il nome di Formigoni, si agita sulla sedia, è nervoso. « Con chi faccio le vacanze e dove sono fatti miei. Non intendo dare particolari della mia vita privata, non intendo cedere alla deriva gossipare di giornali come Repubblica. Mia vita privata è specchiata. Voi pensate di essere onnipotenti». Giannini replica: «Lei ha insolentito i giornalisti di Repubblica e la testata, questo noi non lo accettiamo. Noi facciamo domande, quelle che si fanno in tanti». Formigoni si riprende la scena: «Non vi do questa soddisfazione, non entrerò nei dettagli della mia vita personale».


Related Articles

Regionali. Il fortino emiliano resiste, ma assediato dalla destra

Il Pd torna primo partito, ma il 40 per cento dei votanti sceglie Lega e Fd’I. Per Elly Schlein di Coraggiosa record di preferenze

«Ilaria Cucchi sfrutta la morte del fratello» Bufera su Giovanardi, la sinistra: ignobile

ROMA — Carlo Giovanardi non esita: «È evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello per la carriera politica. È evidente che Stefano non è morto per le percosse degli agenti, era già  stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori». Non è la prima volta. Era già  successo che Giovanardi, allora sottosegretario nel governo Berlusconi, si accanisse sulla triste morte di Stefano Cucchi, il ragazzo tossicodipendente morto in ospedale nell’ottobre del 2009 dopo essere stato arrestato per possesso di hashish e cocaina.

Boccassini, oggi la requisitoria: chiederà  la condanna del Cavaliere

 MILANO — Che i pm vogliano la condanna di Silvio Berlusconi nel processo Ruby in cui è imputato di prostituzione minorile e concussione è cosa scontata, oltre che ovvia dopo oltre due anni di processo che secondo loro ha confermato «nitidamente» le responsabilità  del Cavaliere.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment