Il Professore non fa retromarcia “Quell’asta ce la impone l’Ue” Ma sulla crescita mette 50 miliardi

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ROMA – «Possiamo uscire dalla recessione entro quest’anno, io ci credo ancora, ma dobbiamo accelerare sulle riforme. Da parte sua il governo mette sul piatto 50 miliardi». Nonostante le previsioni nere del Fondo Monetario, che rinvia al lontanissimo 2017 il pareggio di bilancio, Mario Monti sferza i segretari della sua maggioranza. È un vertice d’emergenza, la crisi morde ancora e la tenuta politica del governo è a rischio. La giornata infatti è stata nera edè finita malissimo alla Camera con uno scontro furibondo tra il Pdl e il governo per l’esclusione di Mediaset dall’asta sulle frequenze. Alfano è al tavolo proprio per chiedere conto a Passera e Monti del «tradimento» rispetto alle promesse di «neutralità » sulle tv. Berlusconi sono 24 ore che lo tempesta di telefonate. Il Cavaliere ce l’ha con tutti, anche con Gianni Letta, a cui aveva affidato il compito di supervisionare la trattativa. Invece è tutto andato storto e dovrà  occuparsene personalmente nel pranzo di domani con Monti e Catricalà . Anche se il premier ha già  detto chiaro e tondo che non intende fare marcia indietro: «L’asta la dobbiamo fare per forza, è la normativa europea».

A sorpresa a palazzo Chigi, alle sette di sera, Alfano, Casini e Bersani si trovano davanti, oltre a Monti, mezzo governo. È una sorta di Consiglio dei ministri allargato ai leader “ABC”, non è più tempo di foto sorridenti postate su Twitter. Si va subito al sodo. Si siedono, oltre al premier, i ministri Passera, Fornero, Giarda, Patroni Griffi, Moavero, Severino, il sottosegretario Catricalà  e il viceministro all’Economia Grilli. Una batteria schierata, che sbroglia in poco tempo la questione giustizia e passa al tema vero della serata: la crescita, «il cuore del problema italiano», ammette Monti. Bersani gli chiede di intervenire subito con qualcosa che possa alleviare il disagio sociale.

Consentendo anche ai comuni più ricchi di spendere qualcosa, operando almeno una «piccola manutenzione» del patto di stabilità . Alfano si mette di traverso contro un possibile aumento dell’Iva, «che aggraverebbe gli effetti della recessione». Casini vorrebbe misure fiscali per imprese e famiglie. E tuttavia il capo del governo mette in chiaro che soldi per politiche keynesiane, come gli chiedono i partiti, non ce ne sono. E allora cosa si può fare? La parola passa al ministro Passera.

Si spengono le luci e partono gli effetti speciali: sulla parete vengono proiettate 40 “slide” in PowerPoint con le misure in corso d’opera e quelle in cantiere. È la prima volta che Passera alza il velo su quella che ha ribattezzato «Agenda per la crescita sostenibile». Si tratta di «un corpus di misure che punta ad accelerare le riforme strutturali affinché l’Italia riprenda a crescere a un ritmo superiore a quello degli ultimi dieci anni, cheè stato sempre sotto la media europea». Una critica implicita ai governi di destra, ma anche di sinistra, che si sono succeduti. Una dopo l’altra si susseguono le «slide» che parlano di «competitività  delle imprese», di «crescita dimensionale», la «riforma degli incentivi», «il credito d’imposta» per le aziende che puntano sull’innovazione tecnologica, «la strategia per l’internazionalizzazione». E poi «l’attrazione degli investimenti diretti in Italia»: Passera ha l’obiettivo di «triplicarli» e per questo ha messo al lavoro una task force mista governo-Confindustria che dovrà  sfornare spunti normativi entro sei mesi. Il tempo stringe. «C’è solo una breve finestra di opportunità  – sostiene Monti nel Pnr – per completare la sequenza di riforme e mettere in grado il Paese di ripartire al momento in cui si manifesterà  la ripresa economica. Il prossimo anno deve essere per l’Italia un anno di trasformazione». Alle imprese intanto bisogna dare un po’ d’ossigeno. Passera annuncia che il governo ha sbloccato6 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso i creditori privati. Altri 23 miliardi sono stati liberati nelle ultime tre riunioni del Cipe per le infrastrutture cantierabili subito. Altri 20 miliardi arriveranno dal Fondo centrale di garanzia per garantire l’accesso al credito delle imprese. Se si aggiungono i miliardi del Piano di azione-coesione di Barca, quello finanziato dai fondi strutturali dell’Unione europea, si arriva appunto alla cifra di cinquanta. Ma, avverte il premier chiudendo la riunione, «lo scenario resta fragile. Abbiamo ancora di fronte momenti difficili».


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