Facebook, 38 dollari per il debutto al Nasdaq

NEW YORK – Ecco qui uno che tutti vorremmo farci amico: da oggi Mark Zuckerberg, il fondatore di quella straordinaria compagnia degli amici chiamata Facebook, è un uomo da 20 miliardi di dollari. La campanella che stamane darà  il via alle contrattazioni segnalerà  anche il debutto più atteso dell’anno con le azioni pronte a decollare, alle 11 di New York in punto, da quota 38 dollari. Grazie al miliardo e i 200 milioni di dollari di titoli messi in vendita, la ricchezza del fuoricorso più brillante di Harvard salirà  a 19,1 miliardi di dollari: milione più, milione meno. 
La scommessa sul prezzo dell’Ipo, l’offerta iniziale di acquisto, è stato l’ultimo gioco che ha riscaldato la vigilia della discesa in campo. La compagnia californiana ha naturalmente atteso la chiusura di Wall Street per comunicare l’attesissimo prezzo. Cresciuto nelle ultime settimane con la stessa velocità  che in soli sette anni ha portato il sito, nato per gioco nel dormitorio dell’università , a competere con le aziende più grandi del pianeta: dall’alto dei 901 milioni di utenti-amici, 1 miliardo di profitti e 3,7 miliardi di ricavi. La prima ipotesi fluttuava tra i 28 e i 35 dollari. La seconda tra i 34 e i 38: nel segno di una febbre che non ha mai accennato a diminuire. Anche perché tutti gli esperti da subito si sono concentrati su quota 41: il numero magico che permette a Facebook di battere anche il record di società  più quotata al debutto. Il primato finora è infatti appartenuto al gigante del credito Visa: che viaggiando sui 40,50 dollari per azione nel 2007 raccolse sul mercato 19,65 miliardi di dollari.
Sono numeri da impazzire. Con i gettoni messi fin qui sul banco, la quotazione di questa compagnia dal bene impalpabile (quanto pesa una “piattaforma Internet”?) volerebbe oltre i 104 miliardi. Una festa per gli investitori. E ovviamente per i possessori delle azioni di quella vecchia scommessa. A partire dal cofondatore Eduardo Saverin. Che ha pensato bene di dare il cattivo esempio rinunciando alla cittadinanza americana e riparare nella sua Singapore: risparmiando così la bellezza di 67 milioni di dollari di tasse.
Certo i dubbi restano. Facebook è il pezzo più pregiato di quella gioielleria hi-tech che molti temono possa rivelarsi taroccata. Guardate che cosa è successo a Groupon. Nel primo giorno di contrattazioni, a novembre, le azioni avevano sfiorato i 30 dollari: più del 50% cioè del prezzo d’offerta. Oggi sono crollate al 12. Eppure più che sul campanello d’allarme dei precedenti, gli occhi di tutti sono puntati su quello che oggi segnerà  il debutto al Nasdaq. Malgrado perfino un gigante come General Motors abbia deciso platealmente di ritirare la sua pubblicità  con quell’accusa infamante: su Facebook non rende. Peccato che per il supermiliardario Zuckerberg, da oggi, quei 10 milioni di spot online debbano sembrare soltanto noccioline.


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