Centri per l’impiego? Settemila addetti per milioni di disoccupati

Centri per l’Impiego. Impietoso il confronto col resto d’Europa: molte sedi senza internet specie al Sud. Cristina Grieco, coordinatrice delle regioni: i 6mila navigator non entreranno nei nostri centri

Massimo Franchi * • 2/2/2019 • Lavoro, economia & finanza, Welfare & Politiche sociali • 532 Viste

I Centri per l’impiego sono stati istituti nel 1997 sostituendo gli Uffici di collocamento in una stratificazione di normative e competenze che ne ha progressivamente incancrenito il ruolo. In Italia sono 556 e hanno 8mila dipendenti. Sono di competenza esclusiva regionale e avrebbero il compito di far incontrare domanda e offerta di lavoro sul territorio. Il condizionale è confermato dai dati: le stime parlano di circa 2 milioni di disoccupati che ogni anno si rivolgono ai Cpi ma solo 37mila trovano un lavoro.

Il rapporto «Monitoraggio sulla struttura e il funzionamento dei servizi per il lavoro 2017» dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha valutato i Centri per l’impiego in profondità: «Nel complesso, la rete pubblica dei servizi per il lavoro è composta da 501 Cpi che definiamo “principali” (…) da cui dipendono complessivamente 51 sedi secondarie e a cui si aggiungono 288 sedi distaccate».
Secondo l’Anpal nel 2016 hanno avuto almeno un contatto con un Centro per l’impiego 2.849.086 persone, mentre l’Istat nell’«Indagine conoscitiva sul funzionamento dei servizi pubblici per l’impiego in Italia e all’estero», presentata dal suo ex presidente Giovanni Alleva lo scorso 18 luglio in Senato stimava che nel 2017 siano state 1,91 milioni le persone che si sono rivolte ai Cpi suddividendole a loro volta in 1,234 milioni di disoccupati e 676 mila di cosiddetti inattivi o forze di lavoro potenziali, persone che non hanno cercato un lavoro di recente. La differenza nelle due valutazioni è dovuta al fatto che l’Anpal conteggia anche altre categorie come i lavoratori che hanno già un’occupazione e vogliono semplicemente migliorarla e anche gli «inattivi» che sono costretti a rivolgersi ai Cpi anche se non vogliono cercare lavoro. Secondo l’Istat «il ricorso al Cpi è stato ritenuto utile solamente dal 2,4% degli intervistati».
In vista dell’entrata in vigore del Reddito di cittadinanza il loro ruolo dei Centri per l’impiego sarà fondamentale: la legge di bilancio ha previsto 4mila nuove assunzioni e 480 milioni di nuovi finanziamenti per potenziarne la rete.
Il quadro odierno della struttura dei Cpi è desolante. Sulla rete dei 501 Centri per l’impiego principali infatti la metà risulta avere dotazioni informatiche insufficienti: ben il 72% dei Cpi del Sud e delle isole ha computer vecchi e addirittura alcuni di questi è privo di collegamento internet. Per gli organici c’è un problema quantitativo e qualitativo. Confrontare il numero dei dipendenti italiani – 7.934 dipendenti – con i maggiori paesi europei – 98.739 addetti della Germania, i 74.080 del Regno Unito, i 54mila della Francia e gli 8.945 della Spagna – spiega molto della quasi impossibilità di fornire un servizio decenti. Anche la qualità dei dipendenti è carente: per effetto del blocco del turn over ha un’età avanzata, una scarsa dimestichezza con il digitale, abitudine a svolgere compiti puramente burocratici, non hanno avuto la formazione necessaria per rispondere alle nuove sfide delle politiche attive. «I centri per l’impiego – si legge nel rapporto dell’Anpal – realizzano un servizio incentrato in un set minimo di azioni, quasi esclusivamente limitato alla presa in carico dell’utenza». Mettendo sotto la lente le tipologie di professionalità mancanti, gli operatori amministrativi sono poco più di un quarto delle richieste di personale aggiuntivo, in gran parte dei casi si lamenta invece il vuoto di figure specialistiche, gli orientatori in primis (circa il 34% delle richieste), gli esperti in consulenza aziendale (14%) e i mediatori culturali (11%).
Nella suddivisione geografica ben 190 si trovano al Sud e nelle isole mentre solo 93 al Centro. Nord est e Nord ovest ne hanno entrambi 109. Anche il personale risulta per la maggior parte al Sud (3.895 dipendenti) rispetto ai soli 1.048 del Nord est dove però c’è il più alto rapporto fra operatori di front office – allo sportello – sul totale degli operatori.

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Reddito di cittadinanza: «Di Maio deve collaborare, senza di noi niente riforma»

Reddito di Cittadinanza. Cristina Grieco, coordinatrice delle regioni: i 6mila navigator non entreranno nei nostri centri. «Dell’esistenza dei tutor copiati dal Mississipi ho saputo da Vespa. Oltre ai 4mila di quest’anno attendiamo di assumere 1.600 persone dal 2017. Nessuno pronto a maggio»

«Dell’esistenza dei navigator abbiamo scoperto da un’intervista a Vespa e non abbiamo ancora capito a cosa servono. Di certo sui Centri per l’Impiego la competenza delle Regioni è esclusiva: o Di Maio trova un accordo con noi o il Reddito di cittadinanza parte molto male». Cristina Grieco è la coordinatrice degli assessori al lavoro della Conferenza delle Regioni. In carica in Toscana dal 2015, livornese, dirigente scolastico è la persona con cui il ministro Di Maio dovrà scendere a patti, pena il flop della «riforma più importante per il governo».


Qui c’è poi l’altro problema delle assunzioni. I 6mila «navigator» che dovrebbero essere assunti dall’Anpal e i 4mila nei Centri per l’impiego. 
Grieco, lei rappresenta 20 assessori con competenza esclusiva su Centri per l’impiego e formazione, e competenze concorrenti con lo Stato sulle politiche del lavoro. Nessuno di voi è del M5s: potreste senza problemi boicottare il Reddito di cittadinanza e far fallire «il capolavoro» di Di Maio…
Diciamo che ne avremmo il potere, ma non vogliamo metterci di traverso, vogliamo solo essere ascoltati. Con gli altri assessori, alcuni leghisti, abbiamo deciso all’unanimità di collaborare. Ora è Di Maio che sembra non volerci ascoltare: non lo incontriamo dal 17 ottobre. Quel giorno ci chiese: «Siete contrari a prescindere al reddito di cittadinanza?» E noi rispondemmo di no. Da quel giorno in poi però c’è stata una accelerazione fortissima solo sui navigator e di Centri per l’impiego non si è più parlato. Speriamo di chiarirci la settimana prossima. Se non ci ascolterà, faremo i nostri passi senza voler però creare problemi agli utenti ma, come dice il mio presidente Enrico Rossi, nel rispetto della Costituzione su cui non possiamo fare passi indietro.

Il punto più divisivo è quello dei navigator e del ruolo di Domenico Parisi, l’esperto che Di Maio ha chiamato dal Mississipi e che sarà il prossimo presidente dell’Anpal.
La parola «navigator» l’abbiamo sentita nel salotto di Bruno Vespa, con noi Di Maio non ha mai parlato. Non abbiamo allergie lessicali ma non abbiamo ancora capito chi sono e quale sarà il loro ruolo. Quanto a Parisi, anche nell’audizione al Senato non ha spiegato nulla del suo piano e del suo ruolo. Per noi un punto è fondamentale: i «navigator» non c’entrano nulla con i Centri per l’Impiego e non ci entreranno. I colloqui con gli utenti del «Reddito di cittadinanza» saranno fatti da personale delle Regioni che non potrà neanche avere compiti nei controlli sugli stili di vita di chi firma il «Patto per il lavoro».

I «navigator» non sono di nostra competenza anche se leggo che rischiano di essere altri precari e mi permetto di dire che è difficile selezionare 6mila persone laureate con esperienze nel recruiment e orientamento così facilmente. Per contro, le persone che verranno assunte nei centri per l’impiego saranno selezionate tramite concorso e avranno un contratto a tempo indeterminato. Per quanto riguarda le assunzioni per i Centri dell’impiego non ci sono solo i 4mila previsti in legge di bilancio: devono essere assunte ancora 1.600 unità previste dall’accordo che facemmo nel dicembre 2017 con l’allora ministro Poletti.

Almeno queste saranno già state assunte, no? Invece quali tempi stimate per l’entrata in servizio dei 4mila?
No, neanche i 1.600 del 2017 sono stati assunti e nemmeno si è tenuto il concorso. Per loro almeno c’è il piano di riparto con le divisioni fra le varie Regioni e alcuni di questi – specie i profili amministrativi – potrebbero essere assunti tramite graduatorie aperte. Per i 4mila della legge di bilancio invece aspettiamo il decreto attuativo: noi siamo d’accordo per fare una procedura di massima urgenza e i miei tecnici sostengono che per ottimizzare i tempi serve l’aiuto della funzione pubblica.

Dalle sue parole si capisce che i tempi non saranno certo stretti e ad aprile non ci sarà alcun nuovo assunto nei Centri per l’impiego, giusto?
Se i decreti attuativi saranno rapidi, il concorso con unica procedura per tutte le Regioni potrebbe essere fatto in qualche mese. Di certo è impensabile che i Centri per l’impiego siano pronti a maggio, anche perché poi le persone assunte andranno a loro volta formate. Si tratta di cominciare un percorso di rafforzamento che sarà molto lungo.

Sullo stato attuale dei Centri per l’impiego è già stato scritto tanto. Anche l’attuale presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte quantifica in meno del 3 per cento le persone che trovano lavoro tramite i Cpi.
Ci sono ritardi storici su personale, infrastrutture e tecnologia ma non sono più gli Uffici di collocamento e in questi anni sono migliorati. Devo riconoscere al ministro Di Maio di essersi impegnato da subito per mettere risorse sui Cpi. All’inizio si parlava di un miliardo, alla fine in legge di bilancio ci sono 420-480 milioni oltre ai 160 annui di stipendi per i nuovi 4mila assunti. È sempre meno dei 500 milioni per i navigator ma è comunque un passo importante. Quando sento la percentuale del 3 cento mi arrabbio: è calcolata sul totale della forza lavoro e dunque andrebbe alzata mentre il gradimento di utenti e imprese per i nostri Cpi è buono. In Toscana noi abbiamo già avuto un’esperienza simile al «Reddito di cittadinanza»: per chi ha un Isee molto basso abbiamo dato un sussidio di 500 euro per 6 mesi con formazione. Alla fine su 7mila persone, gli impieghi per il 40 per cento delle persone, di cui il 16 per cento a tempo indeterminato, sono stati trovati più dai Cpi che dalle agenzie private, abituate a lavorare con target di utenti più alti. La stessa cosa succederà con il «Reddito di cittadinanza»: solo gli incentivi alle imprese avranno più spazio dei Cpi che saranno il cuore del progetto.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

Foto: Pixabay CC0 Creative Commons

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