Tentata combine, Napoli nel pallone

Dopo l’esultanza per la conquista della Coppa Italia è toccato anche al Napoli entrare nel vortice dell’inchiesta sul calcioscommesse che sta facendo tremare il campionato e piangere i tifosi appassionati. Per gli azzurri del San Paolo il rischio è il deferimento e l’esclusione dall’Europa League. 
I fatti contestati prendono avvio dalla partita di campionato 2009-2010 Sampdoria-Napoli, poi terminata 1-0, e dalle dichiarazioni dell’allora terzo portiere Matteo Gianello, che tra l’altro in quella stagione non è quasi mai entrato in campo. L’ex giocatore ha ammesso davanti ai pm di aver contattato su richiesta di Silvio Giusti, ex centrocampista del Chievo, i compagni di squadra Paolo Cannavaro e Gianluca Grava per tentare la combine con vittoria della Samp in cambio di una somma di denaro, quantificata in alcune decine di migliaia di euro a persona. I due difensori in maglia azzurra, sentiti come testi, hanno negato tale circostanza e non sono indagati. E se anche le indagini hanno stabilito che la partita fu giocata con totale regolarità , dunque non ci sono gli estremi per il reato di frode sportiva, Cannavaro, Grava e la società  sportiva Napoli rischiano gravi penalità  se non riusciranno a provare la loro estraneità  davanti alla giustizia sportiva, dove, a differenza di quella ordinaria, è l’accusato a dover dimostrare di essere innocente. Sulla testa di Cannavaro e Grava che avrebbero rifiutato la combine, pende la squalifica per omessa denuncia, per la società  si ventila invece l’ipotesi di un deferimento per responsabilità  oggettiva per la condotta contestata a Matteo Gianello. Sarà  il procuratore federale Stefano Palazzi a valutare. 
I pm Ardituro, De Simone, Capuano, Ranieri e il procuratore aggiunto Giovanni Melillo hanno comunicato ai diretti interessati la chiusura delle indagini e l’archiviazione per 11 indagati su 13, oltre alle richieste di archiviazione anche per sei incontri della stagione 2009-2010: Napoli-Parma, Lecce-Napoli, Brescia-Catania, Napoli-Inter, Catania-Roma, Palermo-Chievo. Ora Gianello e Giusti hanno 30 giorni per chiedere un nuovo interrogatorio o preparare una memoria difensiva. Gianello afferma non solo di non aver mai scommesso, ma anche che Cannavaro e Grava si sono rifiutati di accettare i soldi promessi per perdere, mandandolo a quel paese. 
Non siamo di fronte al bubbone scoppiato con le indagini di Cremona e Bari anche se analogie e nomi ricorrono. Stiamo parlando di Giusti e dei fratelli Matteo e Federico Cossato, per i quali i pm di Napoli hanno chiesto l’archiviazione.
L’inchiesta, va ricordato, era iniziata con le foto a bordo campo del figlio del boss Salvatore Lo Russo, Antonio. Era il dieci aprile del 2010 e si giocava Napoli-Parma, terminata 2 a 3. La sfida, passata al setaccio dai carabinieri, pur non avendo avuto conseguenze dal punto di vista penale e disciplinare, aveva allertato comunque gli inquirenti. Da lì si era passati a indagare sulla distribuzione dei biglietti, poi la procura aveva iniziato a intercettare Gianello. Lungamente interrogato l’ex terzo portiere è riuscito via via a spiegare e ridimensionare il valore delle conversazioni. 
Interessante invece l’interrogatorio, rilasciato lo scorso 12 gennaio, dall’attuale portiere della squadra Morgan De Sanctis, accusato dai tifosi in un video su You tube, per la mancata esultanza a un goal contro il Lecce: «Era una reazione nervosa – si è giustificato – dovuta allo stato di tensione che può apparire di sconforto ma ero solo scarico di tensione. Naturalmente devo del tutto escludere le fantasiose ricostruzioni o insinuazioni fatte nei miei confronti». De Sanctis, che non è stai mai indagato ai pm, ha confermato che lo spogliatoio del Napoli è sano.
Sulla chiusura delle indagini è intervenuto ieri anche il sindaco della città : «Ci sono ancora troppe vicende che inquinano il calcio che sono un delitto contro lo sport, contro i valori etici che il calcio esprime, ma non si può bloccare tutto per qualche mariuolo – ha detto De Magistris – La proposta del presidente Monti è priva di senso».


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