Fornero ammette: errore sugli esodati

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ROMA — Dopo quattro voti di fiducia nell’arco di 24 ore, l’ultimo dei quali con 238 sì e 33 no, la riforma del lavoro ottiene il via libera dal Senato e ora passa alla Camera dove il governo conta di farla approvare in modo definitivo entro il mese di giugno. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha ricordato che questa legge è stata fatta soprattutto «per i giovani», e ha avuto una positiva valutazione da organismi internazionali. Il problema è ora capire se il testo sbarcherà  «blindato» a Montecitorio o saranno possibili ulteriori modifiche come chiesto da Pd e Cgil. Il Professore non si è sbilanciato. Ha poi ringraziato il ministro del Welfare Elsa Fornero per questa «ulteriore riforma dopo quella sulle pensioni che è considerata un esempio sul piano internazionale». Ma proprio ieri sera Fornero, su Radio 24, ha ammesso: «È vero, sugli esodati abbiamo sbagliato, tutti sbagliamo. Non ho mai pensato che i professori non sbaglino mai, ma la riforma delle pensioni l’abbiamo fatta in 20 giorni perché il Paese era sull’orlo del baratro». Adesso, ha aggiunto, «è compito del governo cercare modalità  eque» per gli esodati che verranno dopo i primi 65 mila «salvati» (quelli che possono andare in pensione con le vecchie regole) dal decreto Fornero, che però non è stato ancora controfirmato da Monti.
Il nuovo assetto
Ma torniamo alla riforma del lavoro. Il ministro ha voluto rimarcare come questa riforma sia «un tassello di un disegno più ampio e con queste regole, anche sul fronte dei licenziamenti, l’Italia si sia «avvicinata agli standard europei». Per questo nuovo assetto giuridico che spazia dalla stretta sui contratti a termine al contrasto delle partite Iva, dai licenziamenti più facili ai nuovi ammortizzatori sociali, restano però mal di pancia anche delle forze di maggioranza. L’ex ministro Maurizio Sacconi parla di legge «anti impresa, impregnata di cultura cgil» e per protesta ieri non ha votato. Per la capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro è stata raggiunta «una sintesi razionale e laica, costituzionale e riformista», ma Cesare Damiano insiste che anche la Camera possa dire la sua. Uno scenario anticipato dallo stesso relatore Tiziano Treu: il Pd «insisterà  per miglioramenti sul lavoro delle donne, ammortizzatori e lotta al precariato». Molte comunque le novità  introdotte nel tragitto a Palazzo Madama.
Lotta al precariato
Per i collaboratori a progetto è previsto un salario base e verrà  rafforzata in via sperimentale per tre anni l’indennità  di disoccupazione una tantum che potrà  essere di 6mila euro. Le partite Iva saranno tali se il lavoratore avrà  percepito un reddito annuo lordo da lavoro autonomo di almeno 18mila euro.
Articolo 18
Possibili i licenziamenti individuali per motivi economici e soggettivi. Nei casi di illegittimità  per mancanza di giustificato motivo oggettivo il giudice dispone tra reintegro e indennizzo sulla base dei codici disciplinari. Resta il reintegro per i licenziamenti discriminatori in concomitanza di matrimonio, di maternità  e paternità . È obbligatorio indicare i motivi del licenziamento e tentare la conciliazione. La malattia non blocca il procedimento avviato. Introdotto infine un processo speciale abbreviato per le controversie. 
Partecipazione dei lavoratori
Approvata una delega per introdurre in Italia forme di partecipazione dei lavoratori nella vita dell’impresa sulle linee della direttiva europea. Fra le varie forme di partecipazione anche quella agli utili o al capitale dell’impresa.
Indennità  speciale
È prevista la possibilità  di prendere tutta insieme l’indennità  di disoccupazione per avviare un’attività  di lavoro autonomo. È una misura sperimentale per il periodo 2013-2015, entro un tetto di spesa di 20 milioni per ciascuno dei tre anni.
Disoccupati
Viene rivista la soglia che fa scattare la perdita dell’indennità  in caso di rinuncia a un lavoro. Nel testo originario la remunerazione doveva essere non inferiore del 20% all’indennità , con la modifica dovrà  essere superiore di almeno il 20 per cento.


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