I paletti tedeschi ai salvataggi europei

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BERLINO — Decisa nei toni, ma prudente nei dettagli. La svolta tedesca degli ultimi giorni, con la cancelliera Angela Merkel pronta «a fare qualsiasi cosa» per proteggere l’eurozona, ha anche un suo «ma» che la rende meno impetuosa. E che, in Germania, sono ora in molti a sottolineare. La Merkel e il capo di Stato francese, nella loro dichiarazione congiunta di pur sole 74 parole, hanno voluto includere un chiaro riferimento al rispetto «degli impegni nelle aree di propria competenza» da parte di Stati e istituzioni europee. Anche il ministro delle Finanze Wolfgang Schà¤uble non è stato da meno, applaudendo alle parole del governatore della Bce Mario Draghi per salvaguardare l’euro «nell’ambito del mandato vigente». 
Insomma, a Berlino — a quanto sembra — il governo ha voluto lanciare due messaggi in uno: la direzione va verso la svolta, ma la svolta — quella piena — deve ancora arrivare. Come dire: è ora più probabile, ma non è ancora certa. Giuridicamente ci sono i limiti dei regolamenti e delle leggi attuali. E politicamente ci sono le riforme da fare, come l’unione bancaria europea. Forse potrà  esserci, a Francoforte, un nuovo round di acquisti di titoli di Stato da parte della Bce. Ma, per le decisioni che riguardano la sovranità  e le responsabilità  tedesche, deve essere chiamato in gioco il Parlamento. Dove la partita è ancora aperta. 
«La Bce deve restare indipendente», il suo compito è assicurare la stabilità  dell’euro, non finanziare l’indebitamento degli Stati, ha detto in linea con la Bundesbank il ministro dell’Economia tedesco Philipp Rà¶sler. Come lui la pensano diversi deputati della maggioranza. E si moltiplicano le stime sui costi del fondo salva Stati Esm: secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, le passività  potenziali per la Germania possono superare i 700 miliardi del fondo. Sull’altro fronte, invece, la Germania «rischia una bancarotta se non accetta la monetizzazione del debito da parte della Bce», secondo l’istituto di ricerca economica Inet. E, in un’intervista sulla Bild, il ministro spagnolo per gli Affari europei Inigo Mendez de Vigo ha detto che l’eurozona «finirà  per crollare presto» se in Germania c’è chi sembra «auspicare un fallimento» dell’area euro. Secondo un sondaggio dei consulenti di Roland Berger, poi, un manager tedesco su due è d’accordo con un’uscita della Grecia dall’euro.
Intanto Schà¤uble ha definito «totalmente infondate» le indiscrezioni su una richiesta di nuovo aiuto da Madrid. Il ministro, in un’intervista su Die Welt, ha criticato l’agenzia di rating Moody’s e l’economista Hans Werner Sinn, scettico sulla permanenza di Atene nell’euro. Schà¤uble domani incontrerà  il segretario del Tesoro americano Timothy Geithner, il quale volerà  poi a Francoforte per vedere Mario Draghi. Che, a sua volta, avrebbe in agenda un appuntamento con il presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Contrario, lui, ad acquisti di titoli sovrani da parte della Bce, ma più possibilista se a fare la stessa cosa è il fondo Efsf.


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