Sicilia: Crocetta vince nel caos

Difficile che il Partito democratico possa fare i caroselli per aver conquistato, con il suo candidato Rosario Crocetta, la presidenza della regione Sicilia: più di metà  degli aventi diritto nell’isola infatti ha disertato le urne (un record, per l’Italia) mentre il Movimento 5 Stelle risulta al momento essere la prima forza politica della regione, con il 14,5 per cento. Il Pd si fermerebbe un punto sotto (13,6) seguito dal Pdl (12,6, una debacle pesantissima per i berlusconiani).

Rischiano di essere quindi elezioni un po’ ‘ingannevoli’, quelle siciliane, perché alla fine una coalizione (quella tra Pd e Udc) ha portato a casa il risultato ma in un quadro devastante di astensionismo (52,5 per cento) e a fronte di un’affermazione netta di Beppe Grillo, il cui movimento nell’isola fino a pochi mesi era ancora considerato molto debole e in fase nascente.

Tra l’altro il candidato del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, è stato premiato dal voto disgiunto, ottenendo tre punti in più della sua lista. Segno che un ‘messaggio’ è stato mandato anche da alcuni di quelli che per i più svariati motivi hanno votato per gli altri partiti.

Finisce male l’esperimento di Gianfranco Micciché, alleato con l’Mpa di Raffaele Lombardo e con i finiani di Futuro e libertà : per lui infatti si sta profilando un deludente quarto posto dopo Crocetta, Musumeci e Cancelleri.

Pessimo l’esito dell’alleanza tra Sel e Italia dei Valori, la cui candidata Giovanna Marano non sembra arrivare al 6 per cento. Pochi mesi fa l’Italia dei Valori aveva vinto le amministrative di Palermo con l’elezione a sindaco di Leoluca Orlando. Va aggiunto che la candidatura Marano è stata decisa a campagna già  aperta, quando è stata annullata per motivi regolamentari la corsa di Claudio Fava (non aveva preso la residenza nella regione in tempo).

Insignificanti i risultati delle altre liste, compresa quella del Movimento dei Forconi che aveva fatto molto parlare di sé nei mesi scorsi.

Ovviamente i risultati imbarazzano i perdenti conclamati, come quelli del Pdl. Sandro Bondi, ad esempio, non ha trovato di meglio che attaccare «le responsabilità  del governo Monti». Secondo lui, quella siciliana è una reazione sociale alla crisi economica del nostro Paese, destinata a ripercuotersi, in modo devastante anche a livello nazionale, se non ci saranno novità  in grado di arrestare la recessione e l’impotenza dei partiti di fronte alle costrizioni assurde dell’Europa».

Rocco Buttiglione, dellUdc (alleata in Sicilia con il Pd) ha lasciato aperta l’ipotesi a un’amministrazione di ‘larghe intese’ con la destra.

Il neoconsigliere del M5S Cancelleri ha invece detto che «ora comincia il bello: l’onda di Beppe Grillo ha invaso la Sicilia e ha dimostrato che è possibile qualunque impresa. Sappiamo che ci tireranno per la giacca per avere il nostro appoggio, ma siamo come zitelle acid’ e non daremo retta a nessuno». Cancelleri ha aggiunto che «la campagna elettorale del M5S «è costata solo 25 mila euro».


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