Gli extracomunitari battono la crisi oltre 13 mila imprese in più in 9 mesi

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E se nel terzo trimestre il saldo complessivo, aperture meno chiusure, si è confermato positivo, il merito è stato soprattutto loro. Oggi sono oltre 300mila gli imprenditori stranieri, il 6,6% in più di un anno fa e un decimo di quelli
attivi nel nostro Paese. Dove producono circa il 5,7% del prodotto nazionale, con tre settori preferiti: la metà  si dedica al commercio, poi edilizia e manifattura. Le aziende gestite da immigrati si concentrano al Nord e nelle grandi città . Quasi una su cinque si trova in Lombardia, seconda la Toscana, quindi Emilia Romagna, Lazio e Veneto. Ma l’incidenza sul totale è più marcata al Sud, specie nel comparto agricolo, e al Centro. In provincia di Macerata Shahid Ajmal, 31 anni, gestisce una cooperativa che fornisce manodopera qualificata alle imprese. Arrivato dal Pakistan nel 2001, per qualche anno, anche da irregolare, si è arrangiato con impieghi saltuari, nei cantieri o nei campi. Poi l’idea: «Fare da tramite tra le industrie alla ricerca di lavoratori e gli immigrati. Anche se – racconta – quando mi hanno suggerito di fondare una cooperativa, non conoscevo la parola». Oggi Impresa Service impiega 60 persone e fattura mezzo milione di euro. Ajmal ha da poco lanciato un nuovo servizio, a sostegno degli imprenditori italiani che vogliono esportare in Asia. «La cosa più difficile all’inizio è l’assenza di punti di riferimento», dice. «Non c’è uno sportello a cui un immigrato con un progetto possa rivolgersi ».
Tra gli imprenditori extracomunitari, scrive Confesercenti, si nota una «specializzazione etnica ». Chi viene dal Marocco, primo Paese con 57mila aziende, tende ad operare nella vendita al dettaglio. I cittadini cinesi, secondi in classifica, nella ristorazione e nell’abbigliamento. Delle 30mila imprese con radici in Albania, la maggioranza sono edili. Ma per completare il quadro delle attività  degli stranieri in Italia, al conto andrebbero aggiunti anche i cittadini comunitari. Florin Simon, 42 anni, è uno dei 43mila capitani d’impresa rumeni dello Stivale e quest’anno è stato premiato come miglior imprenditore immigrato. La sua azienda, Roma..nia, importa prodotti tipici e nel 2011 ha fatturato 19 milioni di euro. I 34 dipendenti sono tutti connazionali: «Pensare che ho cominciato con un negozietto», racconta. «L’ostacolo più grande qui è la lentezza della burocrazia, ma noi siamo abituati al sacrificio». E proprio il commercio è l’attività  a cui più si dedicano gli imprenditori stranieri, il 44%, ambulante in sei casi su dieci. Mentre tra chi ha un negozio i prodotti preferiti sono alimentari e i vestiti. Ma una crescita decisa, del 17,8% in un anno, c’è anche per le imprese professionali, scientifiche e tecniche, quelle più qualificate.


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