Milano, avvocati in sciopero: “La situazione delle carceri deve cambiare”

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MILANO – I penalisti del Tribunale di Milano proclamano lo sciopero: domani nessuno di loro sarà  in aula per protestare contro l’insostenibile situazione delle carceri italiane. Sovraffollamento e personale sotto organico le due carenze storiche delle prigioni italiane. I numeri aggiornati al 31 ottobre dicono che a fronte di 46795 posti, i detenuti sono 66685, di cui 27 mila stranieri.
“Se il livello di democrazia fosse valutato attraverso la situazione delle carceri, saremmo agli ultimi posti”, commenta l’avvocato Paolo Giuggioli, presidente del Consiglio dell’ordine avvocati di Milano. “Siamo tutti concordi nel dire che la situazione deve cambiare, eppure il carcere resta com’è: è un segnale preoccupante”, rincara la dose Mirko Mazzali, penalista milanese e consigliere comunale di Sel. Tra le iniziative d Palazzo Marino a sostegno dei carcerati, l’ultima è l’attribuzione del 5% degli appalti di Expo a cooperative di tipo B, dove lavorano detenuti. 

L’ospite d’onore alla conferenza stampa è il professor Umberto Veronesi, medico che si è sempre schierato contro il carcere ostativo (l’ergastolo) in nome della funzione rieducativa della detenzione: “Se condanno una persona quando ha 20 anni, a 40 è come se ne avessi condannata un’altra: le cellule del cervello si rinnovano, ora ne abbiamo l’evidenza scientifica”, sottolinea. Ecco perchè superare l’ergastolo è una conquista civile, a detta del professore. Che cita l’esempio della Svezia, dove senza carcere ostativo il tasso di recidiva è del 10%. Segno che più che nella pena si deve investire nei percorsi rieducativi.

Mannucci Pacini, presidente milanese del sindacato Magistratura democratica si dice d’accordo con l’iniziativa degli avvocati. Una notizia nel mondo della giustizia dove di solito le due categorie non condividono le reciproche iniziative. Pacini sottolinea la lacuna culturale proprio della sua categoria: “Non sappiamo davvero che cosa significa reclusione. Io non ci sono mai stata dentro un carcere, se non nell’aula degli interrogatori”, rivela. Proprio per questo da quest’anno i magistrati che stanno facendo tirocinio passano due settimane all’interno di un carcere: per capire davvero cosa accade dietro le sbarre. (lb)

 

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