Suicida a 14 anni, su Twitter processo ai bulli

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NOVARA — «Dovevi fregartene, pensare a te stessa e non a quello che dicono gli altri». Ci sono decine di messaggi come questo tra i cinguettii di Twitter e i post su Facebook dedicati alla morte di Carolina P., la quattordicenne di Novara che l’altra notte si è lanciata dal balcone della casa paterna. Un gesto dietro cui si nasconde un dolore fortissimo. Da cosa fosse generata quella sofferenza sembrano indicarlo i messaggi che gli amici hanno affidato alla rete. Frasi che parlano di «bullismo», di «parole che feriscono », di «cattiveria gratuita della gente». «Chi la giudicava ora fa finta di piangerla», si legge in mezzo a un continuo botta e risposta virtuale (a lei è stato dedicato l’hashtag su Twitter #ripcarolina) che da quando si è sparsa la notizia della tragedia ha coinvolto centinaia di persone. Molti che la conoscevano bene e che sferrano accuse pesantissime per la sua morte: «Rivedere quei deficienti… non ce
la faccio». Altri che non la frequentavano da tempo, amiche delle scuole medie e anche una compagna delle elementari dalla Svizzera, increduli di fronte alle notizie di cronaca. Ma al coro si sono uniti anche tantissimi adolescenti di tutta Italia, schierati a difesa di tutte le “Carolina” che soffrono in silenzio, vittime di dileggi e di cyberbulli. Come già  era accaduto per un’altra tragedia, il 22 novembre a Roma, quando un quindicenne si uccise dopo essere stato preso di mira da alcuni compagni.
Gli amici di Carolina per ricordarla hanno anche caricato un video su Youtube, in cui hanno montato una serie di fotografie
e di tweet dedicati alla scomparsa della studentessa novarese. «Questa bellissima ragazza è morta — si legge in alcuni fotogrammi del filmato — Si è suicidata. Si dice che l’abbia fatto a causa di bullismo. Ma anche per altri motivi familiari. Solo lei sa che aveva in testa quella notte tra il 4 e 5 gennaio. Continuava a chiedere aiuto in modo indiretto ma nessuno voleva ascoltarla. In ogni caso le parole feriscono. E ne abbiamo le prove. Pensate prima di parlare. Non l’avrà  fatto solo per quello, ma gli insulti non l’avranno sicuramente aiutata».
Proprio in queste ore carabinieri e magistratura stanno setacciando i dati contenuti nel telefonino e nel computer, dove la ragazzina ha affidato i motivi di una decisione tanto drastica. E naturalmente sono stati ascoltati i parenti e gli amici che la conoscevano meglio. La famiglia di Carolina è piuttosto nota in città . La mamma brasiliana e il padre, un manager in pensione, ora non si danno pace. La figlia al momento della tragedia era nella casa del papà , che vive al terzo piano in una palazzina del quartiere Sant’Agabio. Erano le tre della notte tra venerdì e sabato quando i vicini sono stati svegliati dai rumori provenienti dal cortile e si sono accorti della ragazzina che giaceva esanime. Una ragazza bellissima, che sembrava più grande dei suoi 14 anni. Era appassionata di sport, tesserata alla società  di atletica Libertas di Oleggio. Carolina aveva iniziato le superiori a settembre alle magistrali dell’istituto Bellini, ma a fine novembre aveva cambiato scuola ed era passata al liceo scientifico Pascal
di Romentino.
Oggi i suoi compagni torneranno in classe dopo le vacanze natalizie. «Era una giovane solare e vivace — la ricorda Franca Invernizzi, insegnante di inglese — Aveva legato in fretta con alcuni dei nuovi compagni al punto che le avevo chiesto se per caso li conoscesse già . Non mi sono ai accorta se qualcuno l’avesse fatta oggetto di scherno, può darsi che chi la infastidiva non fosse a scuola. Ma di sicuro la sua personalità  non corrispondeva a quella silenziosa e introversa che di solito ci si immagina per una vittima di bullismo. E questo deve farci riflettere ».


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