Roma nega l’asilo a Snowden «Prima i rapporti con gli Usa»

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PARIGI — Dopo Cina e Russia, e poi Brasile, India, Norvegia e Polonia, ieri anche Italia e Francia hanno rifiutato la richiesta di asilo di Edward Snowden. Il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha detto in Parlamento che «non ci sono le condizioni giuridiche» per accoglierlo. Ma la questione è soprattutto politica: «A me e a noi come governo pare che preservare con Washington un rapporto di fiducia sia nei nostri migliori interessi nazionali e anche in quello americano». Al di là dell’irritualità della richiesta giunta per fax, il punto è che non si vuole compromettere la relazione con gli Usa.

L’ex consulente della National Security Agency americana ha denunciato il programma segreto Prism del governo degli Stati Uniti per lo spionaggio e la raccolta dei dati Internet a livello mondiale (anche a danno degli alleati europei): dopo avere lasciato il 20 maggio scorso le Hawaii per Hong Kong, il 23 giugno Snowden ha raggiunto l’aereoporto Sheremetyevo di Mosca e lì rimane tuttora, bloccato nell’area transiti, in attesa che uno dei 21 Paesi ai quali si è rivolto accetti la domanda di asilo. Molti Paesi amici degli Usa non si sognano di dare aiuto a colui che per Washington resta un traditore. Quanto alla Francia, all’inizio Hollande ha avuto la reazione più dura. Il presidente è arrivato a minacciare la sospensione dei negoziati sull’accordo di libero scambio Ue-Usa, ma dopo un paio di giorni i toni si sono abbassati: la Francia ha negato il sorvolo del suo spazio aereo al jet del presidente boliviano Evo Morales sospettato di avere a bordo Snowden (che invece non c’era), e ha acconsentito a cominciare le trattative sul libero scambio, come previsto, lunedì 8 luglio (in cambio di un gruppo di lavoro misto euro-americano sullo spionaggio).

Infine, ieri anche Parigi ha negato l’asilo a Snowden, e soprattutto Le Monde ha pubblicato un’inchiesta che parla di un programma «Prism» alla francese: c’è poco da indignarsi per l’invasione americana della privacy, la Francia da anni fa lo stesso. Secondo Le Monde , la «Direction générale de la sécurité extérieure» (Dgse) «raccoglie sistematicamente i segnali elettromagnetici emessi dai computer e dai telefoni in Francia, e il flusso tra i francesi e l’estero: la totalità delle nostre comunicazioni sono spiate. L’insieme delle email, degli sms, dei tabulati telefonici, degli accessi a Facebook, Twitter, vengono poi conservati per anni».

I dati sono custoditi nei sotterranei della sede della Dgse a Parigi, in boulevard Mortier, e messi a disposizione degli altri servizi francesi. Un procedimento illegale o meglio a-legale, sostiene il co-autore dell’articolo Jacques Follorou (l’altro è Franck Johannès): a differenza del programma americano Prism, a lungo segreto ma coperto dal Patriot Act approvato dopo l’11 settembre, la Dgse agisce nel totale vuoto della legge. Le rivelazioni di Le Monde non si appoggiano su uno Snowden francese, e le fonti dell’inchiesta restano oscure: a parte il direttore stesso della Dgse, Bernard Barbier, che avrebbe candidamente evocato in pubblico, per due volte a partire dal 2010, l’attività francese. Assieme all’assenza di smentite da parte del governo, un altro argomento per chi su questo tema ha scelto di non scandalizzarsi: nessuna sorpresa, le spie spiano.

Stefano Montefiori


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