«L’Europa è pronta a un accordo Ma ora l’Ucraina liberi Tymoshenko»

Loading

PARIGI — O Bruxelles o Mosca. L’Ucraina, Paese a metà tra Ovest e Est, è chiamata a scegliere se firmare l’accordo di associazione con la Ue in occasione del vertice di Vilnius (28 e 29 novembre), o entrare nell’Unione doganale (Russia, Bielorussia e Kazakistan) che il presidente russo Putin immagina come embrione di una futura «unione euro-asiatica» post-sovietica. Gli ucraini avrebbero già deciso, e a favore dell’Occidente, ma l’Europa pone condizioni. L’ex presidente polacco Aleksander Kwasniewski è stato incaricato mesi fa dal Parlamento Ue di monitorare i progressi di Kiev soprattutto quanto a Yulia Tymoshenko, l’ex premier condannata a sette anni di carcere con una sentenza giudicata da molti come politica.
Presidente Kwasniewski, a Vilnius l’Unione Europea accetterà l’Ucraina come membro associato?
«Kiev ha fatto molti progressi quanto alle tre condizioni poste da noi europei: riforma del sistema giudiziario, della legge elettorale e interventi contro la giustizia selettiva. L’ultimo punto è quello decisivo, e riguarda in sostanza la liberazione di Yulia Tymoshenko».
Pochi giorni fa, a Kiev, lei ha chiesto al presidente Viktor Yanukovich di concedere la grazia a Tymoshenko. E’ l’unica soluzione?
«La grazia presidenziale è un modo politicamente complicato, ma tecnicamente semplice di chiudere la questione. La domanda di grazia è stata presentata a nome della Ue da me e Pat Cox, l’ex presidente del Parlamento di Strasburgo che mi affianca nella missione. In sei mesi siamo stati in Ucraina una ventina di volte e abbiamo già ottenuto la grazia per l’ex ministro dell’Interno Yuri Lutsenko e l’ex viceministro della Difesa Valeriy Ivashchenko. Se il presidente graziasse anche Tymoshenko il successo del vertice di Vilnius sarebbe probabile. Ma non è l’unico modo».
Si è parlato anche di una liberazione di Tymoshenko per ragioni mediche.
«La signora ha problemi alla schiena, ha bisogno di cure ad alto livello all’estero. Oggi è agli arresti in ospedale, da tempo è seguita in Ucraina da un’équipe di medici tedeschi, sarebbe naturale proseguire le terapie a Berlino. E lei ha accettato questa soluzione. Attendiamo la risposta del governo ucraino».
Se lo scoglio del caso Tymoshenko verrà superato pensa che l’Ucraina riuscirà a sottrarsi definitivamente all’influenza russa?
«Sì. Negli ultimi anni gli ucraini hanno dimostrato di preferire l’Europa alla Russia, e la guerra doganale fatta da Mosca a Kiev nell’agosto scorso li ha spinti ancora di più verso di noi, non solo nella parte occidentale del Paese ma anche nell’Est russofono. La Russia ha voluto umiliare l’Ucraina e questo è inaccettabile».
Putin ha sostenuto anche di recente che Russia e Ucraina sono «una sola nazione».
«Eppure già 10 anni fa l’allora presidente ucraino Leonid Kuchma scrisse un libro molto chiaro dal titolo: L’Ucraina non è Russia . Se Mosca vuole fare business con gli ucraini deve trattarli da partner, non sudditi. Quel che è successo in agosto, la guerra doganale, è stata una mossa vecchio stile. E anche gli oligarchi ucraini oggi, dopo vent’anni di capitalismo selvaggio, cercano sicurezza, regole, affidabilità. Tutti guardano all’Europa».
Ma l’Europa guarda a loro? E’ pronta ad accogliere l’Ucraina?
«Attenzione, non stiamo parlando di un ulteriore allargamento ma solo di un accordo di associazione: la firma di Vilnius — se ci arriveremo — non andrà al di là di questo. Tra 15 anni poi vedremo. La crisi dell’euro sarà finita, almeno lo spero, e se a quel punto l’Ucraina vorrà far parte dell’Unione perché no? Sulla Turchia possiamo discutere, ma l’Ucraina è innegabilmente Europa».
Teme ritorsioni? Come evolveranno i rapporti tra Ue e Russia?
«Non credo che un accordo di associazione tra Ucraina e Europa danneggerà molto le nostre relazioni con Mosca. In fondo si tratta di business as usual : loro hanno il gas, noi i soldi per comprarlo».
Stefano Montefiori


Related Articles

Dal petroliere allo scacchista ecco i “nemici” di Putin che spaventano il Cremlino

Loading

 

VLADIMIR Putin è più debole di quanto sia mai stato da quando è al potere, con un indice di gradimento ai minimi storici. Da un sondaggio del Levada Centre condotto all’inizio di quest’anno si è appurato che soltanto il 28% dei russi voterebbe di nuovo per lui, mentre il 50% non vuole che egli continui a essere presidente quando nel 2018 si concluderà il suo mandato.

Iraq. Lavoratori più poveri e senza diritti, lo sfruttamento trionfa

Loading

#mediorientexpress. Sindacati troppo deboli, l’unica è scioperare. Ma chi lo fa viene accusato di terrorismo. I bambini sfruttati sono la norma. E la pandemia produce altri due milioni di disoccupati

Msf: «Attaccano le Ong per coprire il fallimento della Ue»

Loading

Intervista a Marco Bertotto, responsabile dei rapporti istituzionali per il soccorso in mare di Medici Senza Frontiere (Msf)

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment