Taglia-spese ai ministeri e immobili Il piano per riportare il deficit al 3%

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ROMA — È davvero una corsa contro il tempo per sistemare i conti del 2013 e preparare una legge di Stabilità per il 2014 che Enrico Letta vuole ambiziosa. La manovrina da 1,6 miliardi per riportare il deficit di quest’anno dal 3,1% al 3% del prodotto interno lordo, come promesso alla Commissione europea, sarà approvata nel consiglio dei ministri convocato questa sera per varare il decreto sui poteri speciali sulle reti (in particolare, quelle telefoniche). Il miliardo e 600 milioni verrà da ulteriori tagli alle spese dei ministeri e da una prima un’operazione di valorizzazione di immobili pubblici.
Una strada, quest’ultima, che proseguirà con più forza nella legge di Stabilità. In pista ci sono la Sgr (società di gestione del risparmio) della Cassa depositi e prestiti, che è formalmente fuori dal perimetro del bilancio pubblico, e Invimit, anche questa una Sgr, ma del Tesoro, pronte a rilevare il primo lotto di immobili pubblici da dismettere. Non a caso ieri il presidente del Consiglio, incontrando prima il presidente dell’Abi (associazione delle banche) e poi quello della Confindustria ha sottolineato che nella prossima legge di Stabilità ci sarà un grande programma di dismissioni per cominciare ad abbattere il debito.
L’approvazione oggi della manovrina fa indubbiamente comodo al governo, evitando di ingolfarne i lavori. Il prossimo consiglio dei ministri ci sarà infatti martedì 15 ottobre, giorno ultimo per l’approvazione della legge di Stabilità. E fino ad allora il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sarà assente dall’Italia. Prima, da giovedì a domenica, impegnato a Washington con la riunione del Fondo monetario internazionale e poi, lunedì, a Lussemburgo con le riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Chiaro che Saccomanni preferisca presentarsi a questi appuntamenti con il decreto che assicura il deficit al 3% già approvato e riservare il consiglio dei ministri del 15 alla sola legge di Stabilità, sulla quale gli uffici sono al lavoro giorno e notte.
Il presidente del Consiglio continua a ripetere che il taglio del cuneo fiscale, cioè della differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e lo stipendio netto che va al lavoratore, sarà il cuore della manovra, con l’obiettivo di rendere da un lato più competitive le aziende e dall’altro di mettere un po’ di soldi in più nelle tasche dei lavoratori. Ma questo, aggiunge, non avverrà a scapito della riduzione del deficit, da portare ben al di sotto del 3%, e del debito pubblico. Di conseguenza il governo punta a un forte programma di dismissioni e privatizzazioni e a una drastica riduzione della spesa pubblica.
La legge di Stabilità per il 2014 sulla quale si sta ragionando ha un valore di 10-15 miliardi. Di questi 4-5 serviranno per un primo taglio del cuneo fiscale, ha confermato ieri il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, che poi proseguirà nel triennio.
Metà andrà a vantaggio delle imprese (meno versamenti per Inail e Irap) e metà dei lavoratori attraverso l’aumento delle detrazioni (quelle sui carichi familiari se l’idea è quella di aiutare soprattutto quelle numerose) con un aumento della retribuzione che potrebbe aggirarsi in media sui 200 euro all’anno. Altri 8-10 miliardi serviranno per i maggiori trasferimenti ai comuni per compensarli delle minori entrate che deriveranno dalla Service tax rispetto all’Imu sulla prima casa; per rifinanziare la cassa integrazione in deroga e le missioni militari; per gli interventi a sostegno dei poveri; per Anas e Fs. Per le coperture si punta su forti tagli della spesa corrente.
Anche dolorosi, senza escludere la Sanità, ha detto ieri il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina. Sulle pensioni, invece, blocco della perequazione per quelle superiori a 3 mila euro e forse, ha spiegato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, la possibilità di prendere un anticipo della pensione, lasciando il lavoro 2-3 anni prima, da restituire poi in piccole rate per tutta la durata del pensionamento.


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