Le milizie assediano Yanukovich ora la guerriglia esce da Kiev

KIEV — Un funerale di guerra per ritrovare la voglia di lottare, per preparare insieme l’ultima spallata a un regime che non ha mai barcollato così tanto, dopo l’ennesima notte di scontri. Anzi di “combattimenti” come ormai dice perfino la tv di Stato.
La sterminata Majdan Nezalezhnosti (Piazza indipendenza) che per tutti gli ucraini è semplicemente la Majdan (la Piazza), si è riempita nuovamente ieri mattina di gente comune, famiglie con bambini, ragazzi dal piumino griffato, anziani pensionati con il colbacco di pelliccia. Almeno cinquantamila persone, tutte venute ad approvare, con la loro sola presenza, la svolta guerriera e aggressiva degli ultimi giorni. Mischiandosi agli energumeni in tuta mimetica, ai giovani arrivati dalla provincia che si addestrano al gelo con mazze e tubi di ferro, alle pattuglie dei movimenti di estrema destra ormai sempre più simili a una milizia popolare addestrata e pronta a colpire.
L’Europa, almeno per il momento, è tornata a essere un sogno lontano ma adesso tutti condividono la stessa priorità: cacciare il presidente Yanukovich, riportare la democrazia nella Costituzione del Paese. Ecco perché hanno applaudito a lungo la povera bara di legno portata a spalla da sei ragazzi con l’elmetto e le insegne rosse e nere dell’Esercito di Autodifesa ucraino Unà-Unso. Gente dura abituata alle guerre, che ha combattuto in Kossovo a fianco delle truppe dei sanguinari Karadzjc e Mladic, e in Abkhazia con i georgiani contro l’esercito russo.
Il corteo arrivava con passo marziale dalla collina della cattedrale di San Michele dove si era appena svolta una breve cerimonia religiosa, e veniva a consacrare sulla Majdan, uno dei martiri di questa rivoluzione, Mikhail Zhiznevskij, bielorusso, ricercato dalla dittatura di Minsk, che avrebbe compiuto proprio ieri 26 anni. Lo hanno trovato mercoledì scorso sul selciato dalle parti del palazzo presidenziale al termine degli scontri con la polizia. Ucciso da proiettili di fucile, forse sparati da un cecchino.
E i cori, ripescati da un antico gergo fascista degli anni Venti, hanno infiammato anche i più pacifici tra i presenti: «Onore e gloria agli eroi, morte ai nostri nemici». In un tripudio di bandiere e gagliardetti simil nazisti e di approssimative riproduzioni del passo dell’oca.
In prima fila i tre deputati che guidano da oltre due mesi la protesta, quelli considerati legittimi e non estremisti, che hanno riconquistato la stima della piazza dopo aver rifiutato sabato scorso le ultime disperate offerte di pace di Yanukovich. Arsenij Jatsenjuk, leader del partito di Yiulia Tymoshenko, Vitalij Klitchko, ex campione di pugilato popolarissimo in tutto il Paese, e Oleg Tyagnibok del partito nazionalista Svoboda (Libertà) sanno che la linea dura è ormai l’unica da seguire con una piazza così militarizzata. E con la folla calata apposta dai quartieri bene a omaggiare i «ragazzi che fanno il lavoro sporco e pericoloso per conto di tutti noi».
E tutti e tre hanno passato in rivista, per la soddisfazione del loro esercito alleato, l’ultima conquista di quella che, a fine novembre, era cominciata come una protesta pacifica: la Casa Ucraina occupata nel cuore della notte dopo un paio d’ore di assalto con bottiglie molotov, sassi, spranghe. È un grande edificio circolare sovietico che, negli anni Settanta, ospitava un museo dedicato a Lenin e che adesso è un centro congressi e sala di esposizioni. I “guerrieri” della Majdan lo hanno assalito senza preavviso, quando si è sparsa la voce che fosse pieno di Berkut, gli odiati agenti delle squadre speciali. Dentro c’erano invece solo un centinaio di soldati di leva che, hanno preferito squagliarsela dal retro disperdendosi tra le aiuole ricoperte di neve.
Ma la strategia è ormai chiara. I tre, presentabili e comunque legittimati dalla carica, continuano a trattare con il presidente e ad avere contatti formali con l’Unione europea. Ieri il premier polacco Tusk ha parlato a lungo al telefono con almeno due esponenti della trojka.
Gli altri, i duri paramilitari, continuano l’espansione territoriale. Dalla Majdan hanno prolungato l’occupazione per tutto il viale Kreshatik, asse principale della capitale, la Casa Ucraina e la via Grushevskogo che lambisce il Parlamento e il Consiglio dei Ministri. Stessa cosa avviene a macchia di leopardo in altre città dell’Ucraina, occidentale ma anche orientale filo russa. Un assedio continuo e insistente che lascia il presidente Yanukovich sempre più solo e indeciso tra un’azione di forza, dalle conseguenze comunque tragiche, e la resa totale a una piazza che ormai è pronta a tutto.


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