Camusso ha deciso, Landini la boccia

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Antonio Sciotto,

No, la pace non scop­pierà tra Susanna Camusso e Mau­ri­zio Lan­dini. E il Con­gresso della Cgil nelle pros­sime set­ti­mane si com­pli­cherà ancora di più, con il con­flitto alle stelle. Le moda­lità di voto per la con­sul­ta­zione sulla rap­pre­sen­tanza, pro­po­ste ieri dalla segre­ta­ria della Cgil al Diret­tivo, alla Fiom non piac­ciono: Lan­dini le ha defi­nite «anti-democratiche» e si pre­para a una lotta che certo impat­terà non solo all’interno del sin­da­cato, ma anche, pro­ba­bil­mente, nelle imprese.

Se il banco salta e i metal­mec­ca­nici deci­dono di non par­te­ci­pare al refe­ren­dum che si terrà in marzo, infatti, la Fiom potrebbe non appli­care l’accordo del 10 gen­naio, aprendo nuovi con­ten­ziosi con gli indu­striali. Lan­dini e la sua cate­go­ria ave­vano loro chie­sto che si andasse al voto, ma ponendo dei paletti che ieri la Cgil ha divelto e get­tato via, aprendo la fase di guerra.

La pro­po­sta Camusso, illu­strata dal segre­ta­rio orga­niz­za­tivo Vin­cenzo Scu­diere, è stata appro­vata con ampia mag­gio­ranza dal Diret­tivo: su 139 pre­senti, c’è stato un voto con­tra­rio, nes­sun aste­nuto e 16 com­po­nenti che non hanno par­te­ci­pato al voto con moti­va­zioni diverse, tra cui la Fiom. L’ordine del giorno dà il via libera «alla con­sul­ta­zione sul Testo unico della rap­pre­sen­tanza»: «A marzo – dice il dispo­si­tivo – vote­ranno tutti gli iscritti alla Cgil, pre­ve­dendo la distin­zione tra coloro che sono già ricom­presi nelle intese Con­fin­du­stria e Conf­ser­vizi e coloro a cui esten­dere gli accordi o, come nel caso dei dipen­denti pub­blici, esten­dere il diritto di voto sui contratti».

Viene con­fer­mato quindi il mec­ca­ni­smo «delle due urne», par­ti­co­lar­mente inviso alla Fiom, che il mani­fe­sto aveva anti­ci­pato qual­che giorno fa: i metal­mec­ca­nici ieri erano tor­nati a chie­dere infatti che votas­sero solo i lavo­ra­tori coin­volti dall’accordo del 10 gen­naio scorso, e nes­sun altro.
I pen­sio­nati, invece, hanno deciso che non par­te­ci­pe­ranno al refe­ren­dum: la segre­ta­ria dello Spi Carla Can­tone ha spie­gato infatti che a loro basta aver già votato nel corso delle assem­blee con­gres­suali e che «adesso si devono espri­mere i lavo­ra­tori coinvolti».

Altro punto che non piace ai metal­mec­ca­nici: verrà por­tato alle assem­blee solo il punto di vista pas­sato al Diret­tivo, attra­verso un rela­tore unico: senza quindi pre­di­sporre un con­fronto pari­ta­rio tra le due tesi (come invece si fa al Con­gresso). Punto pre­vi­sto dallo Sta­tuto, che a ben vedere – nei tempi dello strea­ming e dei social net­work – suona piut­to­sto anti­quato. Ma la Cgil su que­sto ha deciso ancora di non auto-riformarsi, con­fer­mando tra­di­zioni del secolo passato.

Le assem­blee infor­ma­tive potranno essere uni­ta­rie (cioè fatte insieme a Cisl e Uil) o solo di orga­niz­za­zione, ma poi vote­ranno sol­tanto gli iscritti alla Cgil.

Non si impe­dirà a chi vuol par­lare – qua­lora alzasse la mano per ripor­tare un’opinione con­tra­ria – di dire la sua: ma essendo le sin­gole assem­blee orga­niz­zate dalle cate­go­rie, dif­fi­cil­mente si cree­ranno simili «corto cir­cuiti». Si avranno le solite assise quasi a tenuta sta­gna, dove più o meno tutti la pen­sano allo stesso modo. Né ver­ranno ammessi esterni: molti segre­tari ieri hanno spie­gato di non volere che «i metal­mec­ca­nici inter­ven­gano alle nostre assem­blee, come noi non inter­ver­remo alle loro» (il vir­go­let­tato cita opi­nioni pro­nun­ciate al Diret­tivo e che ci hanno riferito).

La segre­te­ria della Cgil difende la sua deci­sione: Scu­diere ha spie­gato al Diret­tivo che la con­sul­ta­zione è stata pro­po­sta «come un atto di respon­sa­bi­lità, per sve­le­nire il clima e con­fer­mare la scelta uni­ta­ria» del congresso.

Ma Lan­dini, che ieri prima del Diret­tivo ha incon­trato Susanna Camusso, è già pronto alla bat­ta­glia: «È una pro­po­sta inac­cet­ta­bile – dice – Fuori dalle regole demo­cra­ti­che: non hanno rece­pito una vir­gola di quello che abbiamo chie­sto». Sulla dop­pia urna, dice: «Non è chiaro come sarà cal­co­lato il risul­tato: se vince il no tra i lavo­ra­tori di Con­fin­du­stria e il sì tra gli altri, come si cal­cola?». Inol­tre, Lan­dini con­te­sta il fatto che non si mette al voto «l’accordo in sé ma l’interpretazione che ne dà il sindacato».

Per sapere cosa farà la Fiom, però, biso­gna aspet­tare il comi­tato cen­trale, che pro­ba­bil­mente verrà con­vo­cato per dome­nica. I metal­mec­ca­nici potreb­bero deci­dere di non par­te­ci­pare al voto indetto dalla Cgil, met­tendo su una pro­pria con­sul­ta­zione nelle fab­bri­che, appli­cando le regole demo­cra­ti­che negate dal Diret­tivo, ovvero: 1) met­tendo al voto il testo dell’accordo e non un ordine del giorno; 2) facendo espri­mere anche i con­trari; 3) voto cer­ti­fi­cato e spo­glio con­te­stuale in tutte le fabbriche.

L’area di «Lavoro Società» gui­data dal segre­ta­rio con­fe­de­rale Nicola Nico­losi sta­volta ha votato a favore della pro­po­sta Camusso: «Per­ché – spiega – si fa una con­sul­ta­zione e si distin­gue chia­ra­mente tra le due urne. Resta la cri­ti­cità sulle san­zioni: chie­diamo che nei disci­pli­nari dei con­tratti ven­gano espunte, come è stato dichia­rato da tutti i com­po­nenti all’ultima segreteria».



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