A Kiev è guerra civile

Ucraina. Lo scontro è degenerato: la polizia ha l’ordine di sparare e i manifestanti, più anti russi che filo europei, sono organizzati. Nelle zone occidentali hanno assaltato le caserme e si sono armati

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 21/2/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 573 Viste

Doveva essere il giorno della pos­si­bile nego­zia­zione; invece è diven­tata una nuova gior­nata di scon­tro mili­tare, in tutto e per tutto. Da un lato le forze di sicu­rezza, poli­zia e cec­chini in giro per la capi­tale a sta­nare gli oppo­si­tori, dall’altra i gruppi armati anti gover­na­tivi, intenti a rilan­ciare: pro­ven­gono per lo più dalla parte occi­den­tale del paese, quella più aggre­dita dalla disoc­cu­pa­zione e dal sen­ti­mento anti russo: sono orga­niz­zati, armati e neo­na­zi­sti. Da Leo­poli pare stiano par­tendo comi­tive di per­sone pronte alla guerra con­tro i russi, men­tre le ultime noti­zie rac­con­tano di assalti alle caserme e di ammi­ni­stra­tori locali che hanno con­se­gnato le armi agli oppo­si­tori. A Kiev, la prova più cla­mo­rosa dell’organizzazione di que­sti gruppi, è arri­vata nella mat­ti­nata, quando le foto impla­ca­bili hanno dimo­strato un vero e pro­prio seque­stro da parte dei mani­fe­stanti, di almeno una cin­quan­tina di poli­ziotti (poi sarebbe diven­tata uffi­ciale la cifra di 67).

Le voci sui morti si rin­cor­rono e ben­ché comin­cino ad arri­vare nella capi­tale anche i media occi­den­tali, la situa­zione rimane con­fusa. Alla Cnn, il capo dell’equipe medica dei mani­fe­stanti ha par­lato di un cen­ti­naio di morti e di almeno 500 feriti. Anche in que­sto caso la noti­zia non è veri­fi­cata, ma le imma­gini di cada­veri stesi a terra o all’interno delle hall degli alber­ghi di Kiev, lasciano inten­dere che il bilan­cio possa essere supe­riore ai 50 morti — cifra tra le più cre­di­bili rispetto alle voci girate ieri.

Il mini­stero della Sanità ucraino ha poi con­fer­mato la morte di 64 per­sone negli scon­tri di que­sti giorni tra poli­zia e mani­fe­stanti, pre­ci­sando che due vit­time di ieri sareb­bero poli­ziotti. I media locali hanno invece par­lato di decine di morti, fino a 37 solo tra gli insorti.
E il pre­si­dente Yanu­ko­vich in tutto que­sta tra­gica sequela di «forse» sem­bra non voler mol­lare la presa: di fatto il mini­stero dell’interno ha avviato l’operazione anti ter­ro­ri­smo annun­ciata due giorni fa, auto­riz­zando la poli­zia a spa­rare.
C’è poi il pre­oc­cu­pante capi­tolo rela­tivo agli Usa, che hanno chie­sto espli­ci­ta­mente al lea­der ucraino — eletto rego­lar­mente, va detto — di rinun­ciare allo Stato d’emergenza; il pro­blema è che Obama avrebbe usato la parola «auto­de­ter­mi­na­zione», che potrebbe far sal­tare in pieno la situa­zione, legit­ti­mando le volontà seces­sio­ni­sti­che in Cri­mea, da sem­pre regione filo russa.

Si aspetta solo l’ufficializzazione di quella che in tutto e per tutto appare ormai come una guerra civile. Le imma­gini e i video che girano in rete, rac­con­tano di una situa­zione che pare ormai senza via d’uscita. Se anche arri­vasse un com­pro­messo poli­tico tra lea­der, com­presi quelli dell’opposizione, c’è da chie­dersi se i gruppi orga­niz­zati che stanno con­trol­lando gli scon­tri — armati fino e pre­pa­rati a inter­cet­tare i media, gra­zie a uffici stampa pre­pa­rati all’occasione e a per­so­nale pagato per gestire al meglio la pizza — saranno in grado di accet­tare un com­pro­messo. Lo stesso Yanu­ko­vich — che avrebbe dovuto sgom­be­rare la piazza quando era gestita solo dai gruppi di estrema destra — è stretto tra due fuo­chi: dimi­nuire l’intensità della repres­sione e quindi abban­do­nare il potere, dando via libera ad un governo pre­sie­duto da chi sia in grado di nego­ziare con l’Unione euro­pea, oppure seguire i dik­tat di Mosca, che al riguardo non ha lasciato adito a dubbi. Non col­la­bo­re­remo con un governo «zer­bino» ma con auto­rità «legit­time», «effi­caci» e in grado di difen­dere «gli inte­ressi dello stato», è l’avvertimento del pre­mier russo Dmi­tri Med­ve­dev. «Biso­gna che i nostri part­ner abbiano auto­rità, che il potere in Ucraina sia legit­timo ed effi­cace — ha detto — e che non venga cal­pe­stato come uno zerbino».

Parole che sug­ge­ri­scono l’unica solu­zione, per quanto cinica e ter­ri­bile, per il pre­si­dente ucraino, ovvero pro­ce­dere alla repres­sione della piazza. Altri­menti dovrebbe farsi da parte, ma per l’Ucraina rimar­rebbe un pro­blema non da poco, ovvero dove repe­rire — e come — quei 15 miliardi che la Rus­sia ha già comin­ciato ad ero­gare, quale segnale di alleanza incontrovertibile.

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