Chiamata alle armi di Marine Le Pen «Euroscettici d’Europa, uniamoci »

Chiamata alle armi di Marine Le Pen «Euroscettici d’Europa, uniamoci »

Il presidente Hollande lascia il vertice all’Aia e rientra all’Eliseo

PARIGI — «Chiedo a tutte le forze euro-scettiche d’Europa di allearsi in difesa degli Stati nazione, del ritorno della democrazia, della sovranità dei popoli e delle identità nazionali», dice Marine Le Pen con la forza di chi ha appena ottenuto una grande vittoria alle elezioni municipali, e di chi potrebbe trovarsi a guidare il primo partito di Francia se i sondaggi sulle prossime europee di maggio dicono il vero. «Francamente non capisco l’odio di Grillo nei miei confronti. I nostri partiti sono d’accordo su molti temi, a partire dalla lotta contro l’euro». Marine Le Pen però individua una differenza di peso con il capo del M5S: «Al contrario di noi, si limita a contestare senza assumersi le proprie responsabilità».
La leader del Front National sull’onda del successo si rivolge all’Europa perché ci sia meno Europa, mentre il presidente François Hollande cerca ora di limitare i danni. Sapeva che i socialisti non avrebbero certo vinto queste elezioni municipali, però sperava di conquistare almeno le due città politicamente più importanti ovvero Parigi e Marsiglia. Per questo la sua agenda inizialmente prevedeva un lungo soggiorno all’Aia per parlare di Ucraina e di sicurezza nucleare, e poi l’accoglienza in pompa magna per il presidente cinese Xi Jinping in visita di Stato a Parigi: sguardo alto, rivolto alla politica internazionale e non al voto locale. Lo schiaffo ricevuto domenica invece lo ha costretto a cambiare i piani: ieri sera dall’Olanda è tornato in anticipo a Parigi, per tentare di riprendere in mano la situazione.
Dopo il ballottaggio di domenica prossima, quasi sicuramente Hollande procederà con un rimpasto di governo. Avrebbe voluto evitarlo ma adesso si impone: lo vogliono i francesi (il 79% secondo un sondaggio Bva) e la ragionevolezza, perché l’entità della sconfitta è tale che il presidente non può fare finta di niente rifugiandosi nell’eterno argomento del «badare al lungo termine». Tra le voci, una riguarda Ségolène Royal, l’ex compagna che dopo l’allontanamento di Valérie Trierweiler dall’Eliseo potrebbe tornare a un ruolo di primo piano e ricevere la responsabilità di un super-ministero comprendente Istruzione, Cultura e Sport. Ma prima, Hollande deve occuparsi del secondo turno e provare a evitare una disfatta totale. Secondo i risultati complessivi forniti dal ministero dell’Interno, il centrodestra ha ottenuto al primo turno il 46,54% dei voti, la sinistra il 37,74% e il Front National il 4,65%: la percentuale bassa si spiega con il fatto che il partito di Marine Le Pen si presentava solo in pochi comuni, ma in quelli è riuscito molto spesso a qualificarsi per il secondo turno quando non a piazzarsi in testa. I due simboli della sconfitta socialista sono la vittoria immediata del lepenista Steeve Briois a Hénin-Beaumont, e il crollo di Marsiglia, dove l’anziano sindaco uscente Jean-Claude Gaudin (Ump) distanzia di una ventina di punti il candidato Ps Patrick Mennucci, superato persino dall’uomo del Fn, Stéphane Ravier. A Parigi la socialista Anne Hidalgo resta favorita grazie al gioco delle alleanze, ma al primo turno è arrivata comunque dietro Nathalie Kosciusko-Morizet (Ump).
La sinistra cerca disperatamente di convincere i suoi elettori ad andare alle urne domenica, perché l’astensionismo record — 38,72% — si è manifestato soprattutto tra le sue fila.


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