Putin

Renzi, dalla Russia con timore

Il premier scappa dai ballottaggi e va da Putin per il disgelo: le sanzioni non siano automatiche. Ma nello stesso giorno L’Ue le rinnova. Le imprese italiane firmano accordi per un miliardo. Ma Mosca evoca una nuova guerra fredda

Domenico Cirillo, il manifesto • 18/6/2016 • Copertina, Europa, Internazionale • 614 Viste

Eni, Saipem, Finmeccanica, Cassa depositi e prestiti, Fincantieri. Pizzarotti costruzioni, Tecnimont: con i manager di queste imprese pubbliche e private Matteo Renzi si è presentato a San Pietroburgo, saltando le ultime 48 ore di campagna elettorale. L’International economic forum che si tiene nell’antica capitale degli zar non è esattamente un vertice mondiale di primo piano – l’Italia è il paese ospite di questa edizione – l’altro capo di stato intervenuto a fare compagnia a Renzi è stato il presidente del Kazakistan Nazarbayev. Padrone di casa Vladimir Putin, che prima ha elogiato il premier italiano – «gli italiani devono essere orgogliosi di lui, è un grande oratore» – poi è passato rapidamente al sodo. «Abbiamo la conferma dell’interesse italiano a collaborare con le aziende russe, l’Italia è il nostro quinto partner commerciale, l’interesse è reciproco e al centro dei contratti rimane l’energia».

Centralità intuibile dall’elenco delle aziende invitate, malgrado Eni abbia dovuto subire la recente rinuncia da parte dell’Europa e della Russia al gasdotto South Stream. Renzi ha fatto i conti con i giornalisti italiani al seguito: «Abbiamo firmato undici accordi per circa un miliardo di euro, si tratta di intese che spalancano le porte a partnership che valgono almeno quattro miliardi». È toccato a Putin annunciare un accordo con l’Agenzia spaziale italiana: nel 2017 un cosmonauta italiano parteciperà a una missione spaziale con i russi.

Ma le aziende italiane, tra le più penalizzate dalle sanzioni incrociate tra Unione europea e Russia a seguito della crisi in Ucraina, sono interessate soprattutto a intercettare il clima di disgelo nelle relazioni. E così Renzi ha potuto fare la dichiarazione politicamente più impegnativa del forum: «Le misure restrittive non devono rinnovarsi in maniera automatica come se fossero normale amministrazione – ha detto – deve esserci un dibattito all’interno del Consiglio europeo». A San Pietroburgo è intervenuto anche il presidente della Commissione europea Jean Claude Junker, che ha detto che Russia ed Europa «hanno bisogno di ricostruire il loro rapporto». Eppure proprio ieri il Consiglio europeo – in coincidenza con il vertice sulla Neva, con Renzi e Junker ospiti di Putin – ha deciso di annunciare che le misure economiche restrittive (che sarebbero scadute a fine luglio) sono state prorogate fino al 23 giugno del 2017.

Putin si è detto disponibile a un allentamento unilaterale delle sanzioni da parte della Russia, «ma solo se ci convinceremo che non verremo ingannati un’altra volta». Renzi ha detto che l’Italia chiederà ai partner europei «di esaminare lo stato dell’arte degli accordi di Minsk, che vanno implementati da parte degli amici europei, degli amici russi e anche degli amici ucraini». Cioè si tratterà di vedere se Kiev sta rispettando le promesse per superare la crisi nata in Crimea; Putin continua a chiedere ai leader europei di insistere con gli ucraini perché facciano la loro parte. E, malgrado il clima disteso, il presidente russo non ha rinunciato a qualche avvertimento pesante: «Se continuiamo a spaventarci l’un l’altro e la Nato continua a dover avere un nemico per giustificare la sua esistenza, non posso escludere che si ritorni alla guerra fredda». Al che Renzi è saltato su a dire che «la parola guerra fredda non può stare nei vocabolari del terzo millennio, è fuori dalla storia e dalla realtà. Russia ed Europa devono tornare a essere ottimi vicini di casa».

Renzi ha anche parlato del referendum in Gran Bretagna e dell’Europa in genere: «Così non va, o cambia o è finita». «Non sono così pessimista – ha detto Putin – l’Europa non finirà mai comunque vadano le cose». «Vedete, è più europeista di me», si è inserito Renzi. Ma il ragionamento del presidente russo alludeva all’influenza degli Stati uniti sull’Unione europea. «Noi siamo interessati a un’Europa forte – ha detto infatti – quando il partner è debole bisogna sempre temere che arrivi qualcuno a rovinare il lavoro fatto fino a quel punto».

Renzi è ripartito per l’Italia senza dedicare una sola parola ai ballottaggi di Roma, Milano e Torino, dai quali si è tenuto lontano intenzionalmente. Sperando così di non danneggiare i candidati del Pd. Il suo solo rammarico è stato quello di non aver potuto seguire la partita della nazionale di calcio. È stato Putin a informarlo, durante i lavori del forum, del gol di Eder.

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