La missione a Parigi e a Berlino per far passare la strategia sui conti

La missione a Parigi e a Berlino per far passare la strategia sui conti

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Matteo Renzi si prepara alle contese più difficili. Non quelle nelle aule di Camera e Senato, che pure sono state tutt’altro che facili. Tant’è vero che il premier, più volte, ha sottolineato la necessità di «cambiare i regolamenti parlamentari» e di riformare «il voto segretato». Ma non sono quelle le battaglie campali che il presidente del Consiglio deve fronteggiare.
Quelle lo attendono di qui a poco. E sono con l’Europa. A cui dovrà spiegare come e perché l’Italia intende puntare su uno scostamento del disavanzo programmato. Su questo punto, a dire il vero, il premier è insolitamente fiducioso. Ha optato subito per incontri bilaterali — Hollande domani, Merkel lunedì — perché ritiene che questa sia la via più facile per ottenere «un risultato concreto». «Preferisco il dialogo diretto: è più efficace e funziona meglio», ha spiegato ai suoi l’inquilino di palazzo Chigi. E di fronte ai più prudenti, a chi lo invitava a procedere con il freno a mano tirato non ha esitato a dire: «Secondo me si può tranquillamente parlare in Europa».
Il Quirinale e il ministero dell’Economia si mostrano ben più cauti, ma Matteo Renzi si gioca tutto in questa partita. Lo ha detto e lo ha ripetuto. E ora non può più tirarsi indietro. Né, in realtà, ha voglia di farlo. Anzi ha tutte le intenzioni di andare avanti: «Se si galleggia si affonda, come dimostra quello che è successo al precedente governo, noi dobbiamo decidere, anche a costo di rischiare», ripete sempre il presidente del Consiglio ai fedelissimi e ai collaboratori, spronandoli.
Per questa ragione sul piatto della trattativa con la Cancelliera Angela Merkel porrà non solo delle cifre e dei numeri per rassicurare il più importante partner europeo. No, farà pesare anche la politica su quel piatto. E spiegherà che le misure che il governo italiano intende prendere e che possono a tutta prima preoccupare l’Europa sono il prezzo da pagare per la stabilità di casa nostra. Stabilità più che mai necessaria se l’Europa vuole andare avanti, stabilità indispensabile per far marciare l’economia italiana come si deve. E poi…E poi Renzi fa affidamento sulla presidenza del semestre Ue. Spera di riuscire, con la sua foga e la sua arte di grande comunicatore, a dare la spinta che serve al nostro Paese, a metterlo in grado di ripartire senza «fare i compiti a casa», comunque, senza essere costretto a farne troppi. E, soprattutto, senza essere rimandato.
Ma, benché questa possa sembrare la battaglia più difficile per il presidente del Consiglio, così non è. Certo è una prova ardua. Però non impossibile. È un’altra la sfida davanti alla quale i renziani temono di poter soccombere. E’ affidata al più accorto del gruppo, a chi ha tutti gli strumenti per poterla affrontare. Ossia Graziano Delrio. Ma è chiaro che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, per quanto sia di gran lunga il più bravo e il più abile in quell’ambito, da solo non può farcela nella «madre di tutte le battaglie». Ha bisogno di aiuto e, soprattutto, di una squadra in grado di supportarlo. E, al momento, questa squadra non c’è.
Confida un parlamentare renziano che guarda le cose con il giusto distacco di chi ha capito quale sia l’andazzo nella Roma in cui è stato catapultato: «Non dica il mio nome, per carità, ma scriva tranquillamente che la battaglia contro l’alta burocrazia la stiamo perdendo, c’è poco da fare…Ci proveremo, e continueremo a farlo perché su questo Matteo non transige, ma temo tanto che finiremo per sbattere contro un muro».
Però l’inquilino di palazzo Chigi non la pensa esattamente così. Già, quel signore che, alle volte, risponde direttamente al telefono della presidenza del Consiglio perché non ha staff e segretarie, ma solo un super addetto stampa-consulente-portavoce, e perché, come dice spesso e volentieri, «fuori dai palazzi della politica finalmente respira», ha deciso di rinviare quella battaglia ma non di farla slittare sine die. «Anche perché — ha spiegato ai suoi — non riusciremo a fare mai niente se non risolveremo questo problema».
Dunque, Renzi ci crede ancora. O comunque fa mostra di crederci ancora e così racconta ai fedelissimi: «Io l’ho sempre detto e continuo a pensarlo: voglio cambiare il Paese, lo voglio rivoltare come un calzino, e non sarà un gruppo di “mandarini” a fermarmi».
Maria Teresa Meli


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