Usa-Cina, cyber guerra in tribunale

L’amministrazione Obama per la prima volta incrimina 5 militari per spionaggio industriale con hackeraggio “Hanno trafugato segreti e brevetti per danneggiare i concorrenti”. La reazione di Pechino: “Tutto inventato”

FEDERICO RAMPINI, la Repubblica redazione • 20/5/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 613 Viste

NEW YORK . Riesplode la cyber guerra tra America e Cina, con un gesto senza precedenti. L’Amministrazione Obama incrimina formalmente cinque militari cinesi, “il Gruppo di Shanghai”, chiedendo la loro estradizione al governo di Pechino. I reati contestati: furti a ripetizione di segreti industriali. Spionaggio economico, dunque, ma operato dalle forze armate. Dopo più di un anno passato sulla difensiva per le rivelazioni di Edward Snwoden, gli Usa ribaltano le accuse: è la Cina a fare spionaggio digitale in grande stile, trafugando brevetti e altri segreti tecnologici, per danneggiare i concorrenti occidentali. Si espone personalmente il ministro di Giustizia, Eric Holder, un fedelissimo di Barack Obama. E presenta un dossier dettagliato. Ci sono nomi e cognomi dei cinque “tecno-militari” dell’Unità 61398 detta anche “Gruppo di Shanghai” o “Squadra Commenti”, una task force nota alle società investigative private che si occupano di sicurezza come la Mandiant. C’è l’indirizzo preciso della palazzina bianca di 12 piani in cui gli hacker lavorano al servizio dell’Esercito Popolare di Liberazione, nella periferia di Shanghai.
E c’è l’elenco delle vittime: nomi illustri della grande industria Usa come Westinghouse (centrali elettriche), Alcoa (alluminio), United States Steel (acciaio), Allegheny Technology (metallurgia avanzata), SolarWorld (pannelli solari). Perfino un sindacato, la United Steelworkers, è stato vittima di incursioni degli hacker. I quali derubavano migliaia di email per impadronirsi di segreti che poi dal reparto specializzato delle forze armate passavano all’industria cinese, a beneficio di grandi aziende di Stato. «L’ampiezza dei segreti industriali trafugati — dice il ministro Holder — è molto significativa ed esige una risposta aggressiva. Il successo sui mercati globali dovrebbe dipendere dalla bravura di ogni azienda nell’innovare e nel competere, non dallo spionaggio del governo e dal furto di conoscenze altrui».
Durissima la reazione di Pechino. Ovviamente non se ne parla di estradare i cinque militari. La versione ufficiale cinese: è tutta una montatura. «Gli Stati Uniti — recita il comunicato del ministero degli Esteri a Pechino — inventano fatti, questa è una grave violazione delle regole di base nelle relazioni internazionali,
che danneggia i rapporti bilaterali e la fiducia reciproca». Segue una rappresaglia: la Repubblica Popolare interrompe le attività della commissione bilaterale che era stata messa in piedi proprio per «studiare i problemi della Rete e la cooperazione sulla sicurezza digitale». Gli osservatori americani non sono sorpresi: smentire tutto è la prassi. Semmai stupisce la decisione di Obama di rilanciare le accuse sulla cyberguerra con un gesto così clamoroso. La mossa viene associata ad altri eventi recenti. In primo luogo c’è la tensione tra la Cina ed alcuni alleati degli Usa in Estremo Oriente: Giappone, Corea del Sud, Filippine si sentono sempre più minacciati dall’espansionismo marittimo e dalle rivendicazioni territoriali di Pechino sui giacimenti offshore. Poi c’è l’avvicinamento tra Putin e Xi Jinping all’insegna del business energetico, un flirt conseguente alla crisi ucraina.
Da tempo Obama aveva bisogno di divincolarsi dalla posizione di “accusato numero uno” nella cyber guerra planetaria. Non a caso quei settori dove gli hacker militari cinesi sono accusati di rapine di segreti, sono a rischio anche in Europa occidentale. L’industria solare, per esempio, ha visto un’ecatombe di aziende occidentali
affondate dalla competizione dei pannelli made in China. Già erano fioccate le accuse di dumping, ora vi si aggiunge quella del cyber – spionaggio. Lo stesso vale nelle centrali nucleari: secondo l’inchiesta, proprio mentre Westinghouse negoziava la costruzione di reattori nucleari in Cina, i piani segreti di quegli impianti le venivano trafugati dagli hacker militari.
Snowden a suo tempo aveva rivelato che anche la Nsa spia regolarmente le aziende cinesi. La risposta del ministro Holder: «Un conto è lo spionaggio a scopi di sicurezza nazionale; qui invece siamo di fronte a un organo del governo cinese che usa l’intelligence per ottenere vantaggi commerciali ».

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