2025 quando l’ energia sarà a costo zero (e fatta in casa)

Dalle stime di mercato al previsto miglioramento tecnologico nasce la formula della rivoluzione “possibile”: l’uso combinato di pannelli fotovoltaici, batterie al litio e auto elettriche. Per renderci autosufficienti e ridurre l’inquinamento

redazione • 31/8/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Buone pratiche e Buone notizie, Copertina • 1991 Viste

NON saranno i pannelli solari a rivoluzionare la nostra energia quotidiana. Non saranno neanche le nuove batterie del futuro, come quelle immaginate dal boss della Tesla, Elon Musk. E non ci riusciranno neanche le auto elettriche. Nessuno di questi tre fattori è in grado di ribaltare le convenienze economiche dell’energia come la conosciamo. Ma tutt’e tre insieme, sì. E, in un paese come l’Italia, il risultato è elettricità e benzina gratis, per tutti, per una Sembrano i calcoli, sempre un po’ troppo speranzosi, che, per anni, ci hanno fatto vedere e rivedere gruppi ecologisti, ambientalisti in servizio permanente effettivo, politici a caccia di nuovi territori elettorali e Ong varie. Invece, no. Il conto lo fanno gli analisti di una grande banca. Anzi, della più grande banca privata al mondo: la svizzera Ubs. Insomma, quelli che una volta si chiamavano gli gnomi di Zurigo, in versione global. Con 1.500 miliardi di dollari da gestire in cassaforte, gli gnomi — per giunta svizzeri — appaiono confortevolmente refrattari ai voli di fantasia delle utopie verdi. Infatti, non sono affatto soli: dai colleghi di Citigroup e di Barclays ai consulenti di McKinsey, la grande finanza in massa ha scoperto, negli ultimi 18 mesi, che i combustibili fossili hanno fatto il loro tempo e che il futuro è, in particolare, dei pannelli fotovoltaici. Da bravi gnomi, all’Ubs hanno fatto un passo in più: un modello matematico per dimostrare che il grande cambiamento è lì, ad un passo. E che è inevitabile. Bene o male che sia, a loro non importa: l’Ubs non è il posto per attese messianiche. Gli gnomi fanno il loro mestiere: ciò che conta è che, se è inevitabile, è bene investirci in fretta. E loro sono pronti a scommetterci.
La struttura del modello è semplice. Si mettono i pannelli fotovoltaici sul tetto. Il problema è che l’energia solare è intermittente: c’è e non c’è, un momento è troppa, un attimo dopo è troppo poca. Entra in scena la batteria di casa, che immagazzina l’energia prodotta e la rilascia quando richiesto. Ma tenere inscatolata tutta l’energia in eccesso
può richiedere una batteria troppo grande e costosa. Ecco il terzo attore: l’auto elettrica in garage dove riversare l’elettricità che avanza. Durante il giorno i pannelli caricano la batteria che, a sera, alimenta tv, computer e lampadari. Poi, quando spegniamo la luce per dormire, la batteria carica l’auto. Al mattino, ricomincia a caricarsi con il sole.
Il bilancio, qual è? Calcolando che i pannelli durino 20 anni, l’auto elettrica 10, ambedue comprate a credito, al 4 per cento di interesse, gli analisti dell’Ubs niente pannelli sul tetto e macchina normale, il risparmio sia di 1.000 euro l’anno. Oppure, se preferite, l’investimento dei pannelli, in paesi ad alto costo dell’elettricità e della benzina, come l’Italia, si ripaga in 7-8 anni. Per gli altri 12 anni di vita dei pannelli, l’elettricità (anche per la macchina) è gratis. Senza sussidi pubblici, di qualsiasi tipo.
Tutto questo, secondo gli gnomi, è in parte già vero anche oggi, nonostante il costo attuale dei pannelli, delle batterie e il differenziale di prezzo delle auto elettriche. Ma diventerà evidente a partire dal 2020, quando
quei prezzi crolleranno. Già oggi, i costi dei pannelli fotovoltaici sono in discesa vertiginosa. I prezzi sono scesi dell’85 per cento negli ultimi sette anni: da oltre 3 euro per watt nel 2007, a meno di mezzo euro. Quelli delle batterie al litio, no. Una batteria costa ancora 360 dollari a kilowattora. Ma, secondo Ubs, questo costo è destinato a crollare presto: a 200 dollari nel 2020, 100 dollari cinque anni dopo. Metà di questa riduzione è frutto dell’atteso miglioramento tecnologico, in particolare l’ottimizzazione dei materiali che la compongono. Il resto è frutto della produzione di massa delle batterie, in seguito al boom dell’auto elettrica.
Dove vedono questo boom gli gnomi, visto che le vendite di auto elettriche si misurano ancora a migliaia di unità? Un’auto normale, a benzina o diesel, costa ancora molto meno. Non è vero, rispondono gli analisti della Ubs. Nella gamma alta, il costo totale (dall’acquisto al combustibile) di una Tesla elettrica è serenamente paragonabile a quello di un’Audi 7. Anzi, è più conveniente. La Tesla (incentivi compresi) costa appena meno di 14 mila dollari l’anno, per circa 10 mila chilometri. L’Audi 7 a benzina oltre 16 mila. Ogni 1.500 chilometri in più significano 24 dollari per la Tesla, 168 dollari per l’Audi. Nel giro di pochi anni, valutano gli esperti dell’Ubs, questo tipo di confronti si applicherà anche alle medie e alle piccole cilindrate. A livello globale, gli gnomi si aspettano 3 milioni 200 mila auto elettriche vendute nel 2020. Oltre un milione nel 2020, quasi due nel 2025, il 10 per cento del parco macchine, contro lo zero e spiccioli di oggi, in Europa.
Agli occhi della Ubs, questo non è il risultato di una improvvisa conversione di massa, ma puramente e semplicemente il calcolo di quante auto elettriche devono circolare per rispettare gli obiettivi, già fissati, di riduzione dell’anidride carbonica nell’aria. Per tenere il passo, infatti, i motori a combustione interna dovrebbero migliorare la loro efficienza in materia di emissioni, del 4 per cento l’anno, il doppio del ritmo attuale.
Il buco, se si vogliono rispettare i parametri Ue sulla Co2, può essere colmato solo con le auto elettriche. Quanto basta per chiudere il cerchio disegnato dagli gnomi.

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