La Bce boccia Montepaschi e Carige

Emerge un quadro «solido» del sistema bancario europeo dopo gli stress test condotti dalla Bce, tra le italiane bocciate solo Carige e Montepaschi

Fabrizio Massaro, Corriere della Sera redazione • 27/10/2014 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 738 Viste

Emerge un quadro «solido» del sistema bancario europeo dopo gli stress test condotti dalla Bce, esame «unico e rigoroso» necessario a far partire, il prossimo 4 novembre, la Vigilanza unica sugli istituti.
La sintesi di dieci mesi di verifiche, simulazioni e soprattutto di ricapitalizzazioni — in totale oltre 203 miliardi da metà 2013 — arriva da Vitor Constancio, vicepresidente Bce, e da Danielle Nouy, capo della Vigilanza di Francoforte. Possono affermarlo perché delle 131 banche sottoposte agli esami della Bce — la verifica della qualità degli attivi (asset quality review, o aqr) e la resistenza a choc dell’economia (stress test) — solo 25 non hanno passato ieri la prova sulla base dei bilanci 2013. E il quadro migliora se si considerano i rafforzamenti avvenuti nel 2014: in questo caso le banche «bocciate» sono appena 13, per complessivi 9,5 miliardi mancanti. Di questi, 3 miliardi si riferiscono a sole due banche italiane, Mps (2,1 miliardi) e a Carige (814 milioni). L’istituto senese risulta essere di fatto la banca più debole in Eurozona.
Nel gruppo delle 13 compaiono anche Bpm e Popolare di Vicenza — che però in realtà sono salve perché hanno realizzato una serie di operazioni fuori dall’esame Bce ma conteggiate dalla Banca d’Italia — e poi una banca austriaca, due belga, una cipriota, due greche, una irlandese, una portoghese, due slovene. Molte di queste peraltro, al pari di Bpm e Vicenza, hanno già realizzato le operazioni necessarie: per esempio, le greche Eurobank e National Bank con il piano di ristrutturazione approvato da Bruxelles hanno praticamente recuperato i 2,5 miliardi mancanti. E così anche gli istituti sloveni e belgi. Sullo stesso piano di Mps e Carige si trovano invece l’austriaca Volksbanken (860 milioni mancanti), l’irlandese Tbs (850 milioni) e la portoghese Banco Comercial (1,15 miliardi). L ’Aqr ha fatto emergere 136 miliardi di prestiti deteriorati non indicati nei bilanci, con conseguenti asset sopravvalutati per 48 miliardi. Con lo stress test la perdita globale delle banche sarebbe di circa 263 miliardi.
Promosse tutte le big: Intesa Sanpaolo e Unicredit sono tra le più capitalizzate d’Europa, seguite da Ubi, hanno sottolineato i capi-azienda Carlo Messina, Federico Ghizzoni e Victor Massiah. Anche le Popolari superano l’esame, sebbene diverse (Pop.Sondrio, Veneto Banca, Pop.Vicenza) siano appena sopra la soglia minima. Anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sottolineato «la solidità» del sistema. Dai test emerge che pure nello scenario estremo gli istituti italiani hanno un’eccedenza di 25 miliardi.
Solide anche le big estere. Credit Agricole e Santander risultano le più patrimonializzate alla fine dello stress test con 20,7 e 19,4 miliardi, insieme con Credit Mutuel (18,7 miliardi), Bnp Paribas (17,6), con le tedesche Deutsche Bank (15,7), Nrw (14,7), seguite dalla spagnola Bbva (13,2 miliardi).
Ora la vera sfida è tornare a finanziare l’economia. Per il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il sistema è «pronto a sostenere la ripresa con nuovi prestiti a imprese e famiglie».
Fabrizio Massaro

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