Cala il gelo sui morti della Mar­lane

Fabbriche che uccidono. Assolti Marzotto e gli ex dirigenti. Sono 107 gli operai che hanno perso la vita a causa di un tumore: lavoravano tutti nell’azienda tessile di Praia a Mare

Francesco Cirillo, il manifesto redazione • 21/12/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Salute & Sicurezza sul lavoro • 860 Viste

Luigi Pac­chiano, l’operaio che da solo nel 1995 ha ini­ziato la bat­ta­glia con­tro l’Eni e Mar­zotto, gira fra i ban­chi del mer­cato set­ti­ma­nale di Praia a Mare. Nes­suno lo ferma per chie­der­gli qual­cosa di quanto avve­nuto il giorno prima. Eppure i quo­ti­diani locali e nazio­nali sono andati a ruba dopo che la noti­zia dell’assoluzione si è sparsa in tutta la costa tir­re­nica. Tutti sanno ma nes­suno parla. Pac­chiano già prima della sen­tenza asso­lu­to­ria, assieme ai suoi com­pa­gni e amici del «Comi­tato per le boni­fi­che dei ter­reni», non era di certo ben visto. Era con­si­de­rato come quello che ha con­tri­buito alla chiu­sura della fab­brica e poco s’interessavano alle vit­time che quella fab­brica pro­du­ceva anno dopo anno.

Il lavoro prima di tutto. È con que­sta logica che tutti in quella fab­brica lavo­ra­vano in silen­zio. Anche davanti al tri­bu­nale di Paola in attesa della sen­tenza la sera di venerdì erano in pochi. Qual­che fami­liare e i mem­bri del Comi­tato, gli unici che da anni con­du­cono la bat­ta­glia per la boni­fica del ter­reno Mar­lane e per giun­gere alla verità su quanto avve­nuto den­tro la fabbrica.

Quei risar­ci­menti milionari

Alla noti­zia dell’assoluzione, nella gelida aula del tri­bu­nale non ci sono state esul­tanze, gli avvo­cati della difesa del Conte Mar­zotto sono rima­sti freddi, e così quelli delle parti civili. Gli unici ad inveire con­tro la sen­tenza i fami­liari di un ope­raio dece­duto per tumore pre­senti in aula e subito allon­ta­nati dalla poli­zia, giunta in forze da Cosenza sin dalla mat­tina pre­sto, spa­ven­tati dal sit-in lan­ciato dai mem­bri del Comi­tato. Poi tutti via a casa e gli avvo­cati di Mar­zotto a Lame­zia per pren­dere l’ultimo aereo per Milano. Eppure i pre­sup­po­sti per­ché finisse con un’assoluzione gene­rale c’erano. E i sospetti avreb­bero dovuto essere chiari fin da quanto il conte Mar­zotto un anno fa decise di risar­cire i 107 fami­liari degli ope­rai deceduti.

Mar­zotto decise di risar­cirli tutti senza atten­dere il ver­detto finale e sborsa diversi milioni di euro. Potrebbe essere vista, sotto certi aspetti, quasi come un’ammissione di colpevolezza.

Se Mar­zotto fosse stato certo della sua difesa, fatta di avvo­cati sonanti, forse non avrebbe sbor­sato tutto quel denaro, anche se con­si­de­rato poco rispetto alla strage. Evi­den­te­mente la cosa era andata più avanti. Non si trat­tava solo di risar­ci­mento ma anche di met­tere una pie­tra sopra alla vicenda dando un segnale pre­ciso alla Corte.

La sen­tenza di Paola, in defi­ni­tiva, ricalca le altre sen­tenze recen­te­mente ema­nate da vari altri tri­bu­nali d’Italia. Assolti quelli della Tys­sen­krupp, assolti quelli dell’amianto, assolti quelli della disca­rica di Bussi a Chieti, assolti quelli della Mar­lane. I padroni non si pro­ces­sano, que­sto è il mes­sag­gio forte e chiaro e in epoca di revi­sione dei diritti dei lavo­ra­tori, que­ste sen­tenze rien­trano per­fet­ta­mente nelle diret­tive gover­na­tive. Lo svi­luppo non può fer­marsi per qual­che morto, l’Italia ha biso­gno di cre­scita, inve­sti­menti nuovi, nuova produzione.

D’altra parte que­sto pro­cesso Mar­lane non lo voleva nes­suno sin dall’inizio ed è stato solo per un alli­nea­mento, quasi for­tuito, di varie que­stioni che si è aperto. L’input al pro­cu­ra­tore del Tri­bu­nale di Paola, Gior­dano Bruno, venne a seguito delle mani­fe­sta­zioni con­tro le navi dei veleni nel 2009. La mani­fe­sta­zione di Aman­tea aveva mostrato una Cala­bria che voleva uscire dalle trame dei ser­vizi segreti sul traf­fico dei rifiuti tos­sici e voleva a tutti i costi la verità sui tanti malati di tumore sparsi per la Cala­bria, da Cas­sano allo Ionio, alla valle dell’Olivo , a Praia a mare. La pm Anto­nella Lauri , prima pm dell’inchiesta, tirò fuori dai cas­setti impol­ve­rati e pieni di ragna­tele, le denunce di Pac­chiano, ope­raio della Mar­lane, che lì gia­ce­vano fin dal 1995 e comin­ciò a inda­gare su quanto avve­nuto in quella fab­brica dove si erano con­cen­trati cen­ti­naia e cen­ti­naia di morti ed amma­lati di tumore. I ten­ta­tivi di archi­via­zione dell’inchiesta fal­li­rono e si aprì il pro­ce­di­mento con 13 impu­tati eccel­lenti a comin­ciare da Pie­tro Mar­zotto e via via con tutti i respon­sa­bili della fab­brica, dalla Lane­rossi all’Eni.

Non si trat­tava di un pro­cesso indi­zia­rio, ma di un pro­cesso ricco di prove di ogni genere. I rifiuti tos­sici ritro­vati nel ter­reno della stessa fab­brica, le testi­mo­nianze di ope­rai che ammet­te­vano di averli sot­ter­rati loro stessi per ordine dei padroni, i camion con rifiuti spe­ciali pro­ve­nienti dalla Mar­lane fer­mati dai cara­bi­nieri nei pressi della disca­rica di Costa­pi­sola a Sca­lea (poi chiusa per inqui­na­mento), le regi­stra­zioni acqui­site agli atti di ope­rai legati ai padroni che ammet­te­vano di aver par­te­ci­pato a cene per pre­pa­rare le testi­mo­nianze, gli inter­ro­ga­tori ai quali sono stati sot­to­po­sti, nell’aula del tri­bu­nale di Paola decine di mogli di ope­rai e di fami­liari sulle con­di­zioni di salute. Su tutto e tutti la testi­mo­nianza resa davanti ai giu­dici da Luigi Pac­chiano ricca di rife­ri­menti pre­cisi, durata sei ore.

Ma la cosa più scon­vol­gente sono i risul­tati con­clu­sivi della super­pe­ri­zia redatta dai Ctu , nomi­nati dallo stesso pre­si­dente Intro­caso nelle per­sone di Maria Triassi (ordi­na­ria di Igiene all’Università Fede­rico II di Napoli), Betta Pier Giacomo(Specialista in ana­to­mia, pato­lo­gia, onco­lo­gia ‚edica, pato­lo­gia gene­rale), Pie­tro Comba(direttore di Epi­de­mio­lo­gia ambien­tale al Dipar­ti­mento ambiente e pre­ven­zione pri­ma­ria dell’Iss), Giu­seppe Paludi (Medi­cina interna, perito d’ufficio della Corte di Assise Napoli) che così scrivevano :

1) «Pos­siamo affer­mare che vi è rap­porto di cau­sa­lità tra l’esposizione a sostanze can­ce­ro­gene per il pol­mone e la vescica e l’incremento di pato­lo­gie neo­pla­sti­che riscon­trate; dob­biamo però chia­rire tale con­cetto sotto l’aspetto medico-legale. Abbiamo sog­getti iden­ti­fi­cati con cer­tezza attra­verso dati pro­ve­nienti da enti accre­di­tati: 15 sog­getti dece­duti per k (tumore, ndr) pol­mo­nare e 10 affetti da k Vesci­cale. Tali valori sono in eccesso rispetto al numero di casi attesi secondo cri­teri epi­de­mio­lo­gici accre­di­tati; gli stessi cri­teri epi­de­mio­lo­gici ci dicono che non vi è un incre­mento delle pato­lo­gie non neo­pla­sti­che col­le­gate al fumo il che cor­ro­bora il dato che l’incremento delle pato­lo­gie neo­pla­sti­che non sia cor­re­lato al fumo di siga­retta. Pos­siamo quindi dire che all’interno dell’insieme dei sog­getti dece­duti per k Pol­mo­nare e dei sog­getti affetti da k Vesci­cale, con ele­va­tis­sima pro­ba­bi­lità vi sono sog­getti che hanno svi­lup­pato la pato­lo­gia neo­pla­stica a causa della espo­si­zione alle pol­veri di sostanze can­ce­ro­gene in ambito lavo­ra­tivo; rite­niamo per tanto veri­fi­cato il nesso di cau­sa­lità tra la espo­si­zione a cromo vi e deri­vati ben­zi­dam­mi­ni­cie rispet­ti­va­mente i k pol­mo­nari e i k vescicali».

2) «Rite­niamo per­tanto di potere affer­mare che vi è stato un disa­stro ambien­tale per lo sver­sa­mento con­ti­nuo e costante di sostanza clas­si­fi­cata tos­sica e irri­tante capace in deter­mi­nate con­di­zioni di svi­lup­pare sostanze vola­tili irri­tanti come gli ossidi nitrosi, tale sostanza è pre­sente in grandi quan­tità nelle zone sot­to­po­ste a veri­fica e cir­co­stanti la Mar­lane; la tipo­lo­gia di sostanza è del tutto asso­cia­bile ad atti­vità di tes­si­tura come quella attuata presso la Marlane».

Il ter­reno in vendita?

I fatti erano dun­que più che evi­denti, in quella fab­brica non si usa­vano masche­rine, non veni­vano acqui­state ed è dimo­strato dalle bolle di acqui­sto dell’azienda, non veni­vano usate tute, non veniva arieg­giato il locale della tin­to­ria che era in un ambiente unico fatto di vapori vene­fici, i freni dei telai, oltre 120, erano fatti di amianto che a ogni fre­nag­gio face­vano sca­tu­rire pol­veri che si spar­ge­vano in tutto il capannone.

Ma la prova vera e reale era la con­cen­tra­zione di tan­tis­simi amma­lati e morti di tumore che pesa­vano come maci­gni sulla coscienza di tutti coloro che ave­vano fatto di quella fab­brica una fab­brica elet­to­rale. Oltre che di morte .

Ora Mar­zotto forse festeg­gerà, anche per­ché, con il ter­reno dis­se­que­strato, potrebbe avviare una finta boni­fica di qual­che cen­ti­naio di metri qua­drati e pro­ce­dere alla ven­dita del ter­reno per una spe­cu­la­zione edi­li­zia già pronta e in parte appro­vata dalla pre­ce­dente giunta con il sin­daco Lomo­naco, ex impu­tato e oggi tra gli assolti.

È per tutto ciò che la gente non parla. I sog­getti della vicenda, sia quelli impu­tati che quelli non entrati nell’inchiesta come l’attuale sin­daco Anto­nio Pra­ticò, sono ancora potenti, appar­te­nenti alla poli­tica, che gesti­scono clien­tele e ami­ci­zie. Non si sa mai, potreb­bero sem­pre ser­vire per un posto di lavoro, per qual­che figlio o parente. È stata que­sta la logica che ha per­vaso gli anni della Mar­lane ed è su que­sta logica che si con­ti­nua a ope­rare in tutto il ter­ri­to­rio. Gli unici a par­lare e con­ti­nuare la lotta gli atti­vi­sti del Comi­tato che in rispo­sta a tutto quanto avve­nuto lan­ciano un sit-in davanti il cimi­tero di Praia a Mare per le ore 10 del 31 dicem­bre. Depo­si­te­ranno in silen­zio una corona di fiori per ricor­dare que­gli ope­rai morti inu­til­mente. Nes­suno più crede nella giu­sti­zia e nes­suno più vuole par­lare di appelli, di Cas­sa­zione, di ricorsi. Il mes­sag­gio è stato forte e chiaro, in Cala­bria coman­dano loro e solo loro.

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