Gli ostaggi a Sydney

Gli ostaggi a Sydney

Le cose da sapere, in breve

• Un uomo sta tenendo in ostaggio diverse persone all’interno di una caffetteria a Sydney, in Australia, dalle 9:40 del mattino di lunedì (in Italia erano le 23:40 di domenica).
• Le stime sul numero di ostaggi variano molto: alcuni media parlano di almeno 15 persone, la polizia preferisce non dare notizie più precise.
• L’autore del sequestro ha fatto mostrare ad alcuni ostaggi una bandiera islamica a una delle vetrine, ha chiesto di potere parlare di persona con il primo ministro, Tony Abbott, e di farsi portare una bandiera dello Stato Islamico.
• La polizia ha circondato la zona con centinaia di agenti e ha chiesto ai media di non dare notizie sulle richieste del sequestratore, che si è messo in contatto con alcune emittenti tramite i telefoni degli ostaggi.
• L’autore del sequestro sarebbe stato identificato dalla polizia, secondo le fonti consultate dai media australiani sarebbe Man Haron Monis, di origini iraniane e rifugiato in Australia del 1996. Ci sono dubbi sul fatto se sia armato o meno e se abbia con sé materiale esplosivo.
• 5 persone sono riuscite a uscire dalla caffetteria, ma non è chiaro se siano state rilasciate o se siano scappate.

Cosa sappiamo fino a ora sugli ostaggi di Sydney
A Sydney, in Australia, dalle 9:40 del mattino di lunedì (erano le 23:40 di domenica in Italia) almeno un uomo armato ha preso in ostaggio alcune persone all’interno del Lindt Cafe a Martin Place, nell’area commerciale della città. La televisione australiana ha trasmesso alcune immagini dalla caffetteria: si sono viste tre persone con le mani su una vetrina, e una bandiera nera con una scritta in arabo. Il CEO di Lindt Australia, Steve Loane, ha detto alla stampa che all’interno dell’edificio ci sono una quarantina di persone, ma la polizia ha stimato un numero inferiore, al di sotto delle 30 persone. La zona è stata isolata dalla polizia, sono presenti nell’area centinaia di agenti, le autorità sono in contatto con l’assalitore e non si esclude che la situazione possa andare avanti per giorni.

Un giornalista di Channel 7 che si trova sul posto ha detto di avere contato circa 15 ostaggi, tra i quali ci sarebbero anche alcuni giovani e diverse persone anziane, ma non bambini. L’assalitore ha obbligato alcuni di loro a stare per diverse ore a turno davanti alle vetrine, rivolti verso gli agenti di polizia. Su YouTube è stato più volte caricato, e rapidamente rimosso dal sito, un video in cui sembra essere ripreso uno degli ostaggi mentre elenca le richieste dell’autore del sequestro. Le autorità hanno chiesto ai media di non diffondere il video e soprattutto di non fare menzione delle informazioni che contiene, ma il filmato è stato condiviso rapidamente sui social network.

Cinque persone – tre uomini e due donne – sono riuscite a uscire dal locale e a raggiungere gli agenti che lo hanno circondato: la polizia per ora preferisce non comunicare se siano scappate o se siano state liberate dall’assalitore. Non ci sono notizie di feriti, ma uno degli ostaggi che si è messo in salvo è stato ricoverato in un ospedale per accertamenti. Il sequestro sarebbe stato effettuato da una sola persona, forse ripresa rapidamente a una delle vetrine del locale dall’emittente Channel 7, ma non ci sono conferme ufficiali sulle immagini.

Secondo fonti della polizia consultate dai media australiani, l’uomo sarebbe Man Haron Monis, di 49 anni, di origini iraniane e rifugiato in Australia dal 1996 e conosciuto anche con il nome Sheikh Haron. Si parlò di lui in Australia per una campagna che portò avanti contro l’esercito australiano, accusato di avere preso parte alla guerra in Afghanistan. Inviò lettere ad alcune famiglie di soldati uccisi definendoli assassini e insultandoli pesantemente. Lo scorso aprile fu anche accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna che si era rivolto a lui per alcune prestazioni da “guaritore”.

Almeno tre emittenti australiane sono state contattate da alcuni ostaggi all’interno del bar. Stando alla loro versione, l’assalitore avrebbe chiesto di poter parlare con il primo ministro, Tony Abbott, e di avere il prima possibile una bandiera dello Stato Islamico da mostrare nel locale. Sarebbero stati forniti anche altri dettagli, ma la polizia ha chiesto alle emittenti di non dare più notizie di questo tipo perché potrebbero mettere in pericolo l’incolumità degli ostaggi. Il sequestratore, dice una giornalista di ABC, sarebbe stato identificato dalla polizia ed è persona nota, ma è stato chiesto alle emittenti australiane di non diffondere informazioni sul suo conto. Durante una conferenza stampa, la polizia non ha dato informazioni specifiche né sul numero delle persone nella caffetteria, né sull’identità dell’autore del sequestro.

 

Al termine di una riunione del Comitato di sicurezza nazionale del governo, il primo ministro Abbottha letto un breve comunicato:

Si tratta di un evento inquietante. È sconvolgente che degli innocenti debbano essere tenuti in ostaggio da una persona con motivazioni politiche. Ciò nonostante, posso dire che la polizia del New South Wales e gli agenti di altre agenzie stanno gestendo la situazione con grande professionalità.

Abbott ha poi aggiunto di avere ricevuto messaggi di solidarietà da molti capo di stato nelle ultime ore.

Verso le 13.30 ora locale di Sydney (le 3.30 di notte in Italia), la stazione radio australiana 2GB aveva confermato che Ray Hadley, un suo conduttore radiofonico, si era messo in contatto telefonico con uno degli ostaggi all’interno del Lindt Cafè. Paul Murray, giornalista di Sky News Australiaaveva scritto che Hadley aveva detto di avere sentito in sottofondo diverse radio che stavano trasmettendo e un uomo che urlava ordini agli ostaggi. Inoltre un assalitore avrebbe chiesto a Hadley di poter parlare sulla sua radio in diretta. Hadley avrebbe risposto di no, perché non è un negoziatore o mediatore professionista. Di questo scambio, a parte le fonti citate, non ci sono altre conferme.

 

Secondo diversi siti di news, tra cui il Guardian, la bandiera che si è vista dalle immagini televisive si riferisce alla Shahada, la testimonianza con cui il fedele musulmano dichiara di credere in un dio unico e nella missione profetica di Maometto. Si tratta di un simbolo che appare spesso nel mondo islamico, ad esempio è presente nella bandiera dell’Arabia Saudita. Viene utilizzata anche da alcuni gruppi jihadisti, tra cui il Fronte al Nusra, il gruppo che “rappresenta” al Qaida in Siria.
La radio australiana, scrive il giornale Australian, ha detto che l’assalitore avrebbe chiesto di parlare direttamente con il primo ministro australiano Tony Abbott in diretta radiofonica. Abbott in precedenza aveva tenuto una conferenza stampa in cui aveva detto che “non sappiamo ancora se la situazione degli ostaggi a Sydney abbia motivazioni politiche. Ma ci sono alcune indicazioni che fanno pensare che lo sia”. Abbott aveva in precedenza diffuso una nota riguardo la situazione con gli ostaggi:

Qualche ora prima dell’incidente a Martin Place, la polizia australiana aveva fermato una persona sospettata di aver finanziato attività terroristiche. L’arresto è avvenuto in un quartiere nordoccidentale della città. Diversi giornali hanno scritto che questa operazione è legata all’operazione antiterrorismo avvenuta lo scorso settembre, la più grande nella storia del paese.

Le principali comunità musulmane dell’Australia hanno condannato il sequestro a Sydney e detto di essere solidali con le persone tenute in ostaggio, ma ci sono preoccupazioni per possibili accuse generalizzate nei loro confronti. Utilizzando l’hashtag #illridewithyou sui social network, migliaia di persone hanno pubblicato messaggi di solidarietà nei confronti della popolazione musulmana che vive nel paese. L’hashtag fa riferimento all’offerta di aiuto verso persone di fede musulmana che molti australiani stanno facendo per accompagnarle sui mezzi di trasporto, e rassicurarle. L’hashtag #illridewithyou è tra i più usati in queste ore su Twitter in tutto il mondo.



Related Articles

A Ginevra il teatrino dell’assurdo vince solo chi vuole che Assad resti

L’unica cosa su cui si sono trovati d’accordo? Il tacere. Il nobile minuto di silenzio, almeno quello, che ieri le delegazioni hanno osservato in onore dei centotrentamila ammazzati in tre anni di guerra.

La partita giudiziaria deciderà le elezioni in Francia

Fillon convocato dai pm “Un assassinio politico” Un vantaggio per Le Pen

L’Unione Europea contro il “turismo del welfare”

Una sentenza della Corte di Giustizia stabilisce che gli stati possano negare i sussidi a chi decide di emigrare soltanto per usufruirne

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment