Il sociale nel 2014. Carcere, una (lenta) inversione di rotta

Il sociale nel 2014. Carcere, una (lenta) inversione di rotta

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ROMA – Nuove leggi, sentenze europee di condanna, inversioni di rotta, presenze in calo: il carcere è stato uno dei temi caldi di questo 2014. Nel corso dell’anno si è messo mano alle normative, sono stati corretti errori e si è abbattuto, anche se non del tutto, il sovraffollamento. Maggiore l’attenzione ai diritti dei detenuti, imposta dall’Europa, anche se manca ancora il garante nazionale.

Leggi nuove e leggi abrogate. La legge Fini-Giovanardi sulle droghe è incostituzionale e va abrogata: a stabilirlo è la  Corte Costituzionale, che nel mese di febbraio ha bocciato la legge che, dal 2006, equipara le droghe leggere a quelle pesanti, responsabile di molti ingressi in carcere.
Parallelamente, il decreto legge “svuota-carceri”, poi convertito in legge, ha ampliato l’utilizzo del braccialetto elettronico, imposto un maggior ricorso ai domiciliari, introdotto la messa alla prova. Il decreto ha stabilito pene più lievi e niente arresto in flagranza per il “piccolo spaccio”; libertà anticipata speciale per i detenuti che danno prova di un’effettiva rieducazione, fatto salvo chi si è macchiato di delitti di mafia e altri reati gravi; espulsione come misura alternativa alla detenzione per i detenuti stranieri per pene non superiori ai due anni.
Ad aprile, il “ddl pene alternative” che contiene, tra l’altro, la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina e le norme sulla messa alla prova”.

Meno sovraffollamento. Il 2014 è stato segnato da una riduzione consistente del numero di detenuti: diecimila in meno in dieci mesi (dati al 30 settembre 2014). Dai 64.047 ristretti di fine novembre 2013 si è arrivati infatti a quota 54.195. Non è, però, ancora il momento di tirare il fiato, poiché i posti disponibili complessivamente nei 202 istituti  sono solo 49.347 : resta un eccesso di 5 mila detenuti.
Il calo ha riguardato perlopiù i detenuti stranieri e i non definitivi ed è riconducibile in larga parte al cambio di rotta imposto dalla sentenza Torreggiani pronunciata l’8 gennaio 2013 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e all’inversione di tendenza della legislazione italiana.

Il nuovo capo del Dap. Solo con il mese di dicembre è arrivata l’attesa nomina del nuovo capo del Dap: è Santi Consolo, che va a ricoprire un incarico rimasto vacante dal 27 maggio scorso. Classe ’51, siciliano, Consolo è stato sostituto procuratore ad Enna e Nicosia, giudice e sostituto procuratore generale a Palermo, infine procuratore generale a Catanzaro e Caltanissetta, ma nasce come magistrato di sorveglianza. Attenzione ai diritti umani, al benessere dei detenuti e al volontariato sono le sue parole d’ordine.  Mauro Palma, dopo essere stato inserito nella rosa dei papabili a capo dell’Amministrazione penitenziaria, è stato nominato vicecapo.

Chiusura degli opg rinviata. Il primo aprile è scaduto il termine fissato dalla legge per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma gli Opg esistono ancora: il Governo ha infatti approvato un decreto di proroga per un altro anno e ha stabilito la chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2015, pena il commissariamento delle regioni. Al momento (novembre 2014) sono 750 le persone ancora internate.

Bambini in carcere. La vicenda del piccolo Giacomo, cresciuto in carcere con la madre condannata per reati gravi, ha riacceso i riflettori sulla situazione dei bambini in carcere e segnato una svolta: lo scorso ottobre la Corte costituzionale ha stabilito che la madre potrà essere ammessa alla detenzione domiciliare speciale. Secondo i giudici, infatti, a prevalere è  “l’interesse del bambino”. Secondo i dati aggiornati ad oggi del Dap, sono 40 bambini fino a tre anni presenti in carcere, mentre le mamme detenute sono 39. (gig)

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