Contro-cortei in tutta la Germania per dire no al razzismo

Contro-cortei in tutta la Germania per dire no al razzismo

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Il dolore della Seconda guerra mondiale, la rivolta contro il regime comunista negli anni Ottanta, le inquietudini per un’identità minacciata dalla differenza. Nei cortei che si sono svolti ieri in quattro città tedesche s’incrociano le memorie della Germania ferita del Novecento e le contraddizioni del Duemila.
A Colonia, Dresda, Stoccarda e Berlino si sono dati appuntamento i gruppi di protesta contro il movimento dei Pegida, i «Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente» che ogni lunedì sfilano per denunciare la presunta invasione del Paese da parte delle forze oscurantiste, ricollegandosi idealmente alle marce pacifiche che si svolgevano il primo giorno della settimana nella Ddr tra il 1989 e il 1990. Un richiamo ai capitoli eroici della storia tedesca che rientra nella strategia dei Pegida di presentarsi ufficialmente come custodi di un’idea di purezza nazionale svincolata da pericolose commistioni con il neonazismo. Ecco perché dalle manifestazioni sono stati banditi vessilli e slogan dell’estrema destra, che guarda comunque con simpatia ai cortei del lunedì.
Un tentativo di introdurre il crescente sentimento anti-islam nel dibattito pubblico e sfuggire alle accuse di razzismo. Tentativo fallito, visto l’intervento insolitamente diretto della stessa cancelliera Angela Merkel che nel discorso di fine anno ha riaffermato il legame costitutivo tra identità occidentale e accoglienza con un esplicito riferimento alle marce Pegida. «L’immigrazione è un guadagno per tutti, è naturale accogliere coloro che cercano rifugio — ha dichiarato la Merkel —. A tutti coloro che vanno a queste manifestazioni dico: non seguite quanti vi invitano a parteciparvi! Troppo spesso i loro cuori sono pieni di pregiudizi, di gelo, di odio».
Negli ultimi tre mesi i raduni Pegida a Dresda, la città che nella Frauenkirche distrutta nel conflitto mondiale e rimasta un cumulo di macerie per 45 anni fino alla ricostruzione trova uno dei simboli della rinascita tedesca, sono passati da poche centinaia a oltre 17 mila partecipanti. Il movimento guidato da Lutz Bachmann ieri ha provato a sfondare con la prima manifestazione organizzata a Berlino, che però ha raccolto solo qualche centinaio di persone, sfidate da un contro-corteo di 5 mila cittadini. Colonia, altra città martire, per dire no alle marce dell’odio ha spento le luci del Duomo, la più grande chiesa gotica del Nord-Europa, patrimonio dell’umanità.
Maria Serena Natale

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