Vanessa e Greta sono libere

Finalmente libere, dopo 168 giorni in mano ai ribelli siriani. Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie italiane

Mariolina Iossa, Corriere della Sera redazione • 16/1/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 528 Viste

ROMA Libere. Finalmente libere, dopo 168 giorni in mano ai ribelli siriani. Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie italiane originarie la prima di Brembate, nella Bergamasca, la seconda di Besozzo, Varese, 21 e 20 anni, rapite il 31 luglio scorso ad Alabsmo, vicino ad Aleppo, sono partite ieri sera dalla Turchia o forse dal Libano, per il viaggio che le riporta a Roma (dove verranno sentite dai magistrati). Ad accoglierle all’aeroporto di Ciampino il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Il 31 dicembre scorso le ragazze erano apparse su Youtube, in un video girato almeno dieci giorni prima, coperte dall’hijab, velo e veste nera. Invocavano aiuto: «Supplichiamo il nostro governo e i loro mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in grande pericolo e possiamo essere uccise». Il pm di Roma Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta, aveva confermato che la trattativa era entrata in una «fase delicata» in cui bisognava mantenere «riservatezza e prudenza».
Nel pomeriggio di ieri, attorno alle 18, si sono rincorse le voci del loro rilascio, rimbalzate anche suio media arabi. La liberazione era cosa fatta, hanno twittato account vicini alla resistenza anti-Assad. Poi, la conferma di palazzo Chigi, sempre con un tweet: «Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono libere, torneranno presto in Italia». Le famiglie sono state avvisate al telefono dal premier.
Nel frattempo, in aula a Montecitorio, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha comunicato la notizia, accolta con un lungo applauso dalla Camera. «Una bella, bellissima notizia che ci ha fatto tutti felici» sono state le parole del presidente di turno, Marina Sereni, del Partito democratico.
Tutti felici sì, ma neanche il tempo di applaudire ed è scoppiato un caso politico, una dura polemica, sull’onda di un’indiscrezione diffusa dalla tv araba Al Aan , secondo la quale sarebbe stato pagato un riscatto di ben 12 milioni di dollari dal governo italiano. «Sarebbe una vergogna per l’Italia — si è ribellato il segretario della Lega Nord Matteo Salvini — l’eventuale pagamento di un riscatto, anche di un solo euro, che permetterebbe ai terroristi islamici di uccidere ancora; presenteremo oggi stesso un’interrogazione al ministro degli Esteri Gentiloni».
Salvini ha espresso «gioia immensa» per la liberazione delle due giovani donne, la stessa gioia di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia- An («è una splendida notizia»), che non ha tuttavia impedito a Massimo Corsaro, sempre FdI, di criticare aspramente, come la Lega, l’eventualità del pagamento di un riscatto. «Greta e Vanessa hanno esposto loro stesse e l’intero Stato italiano a una situazione di rischio coscientemente, con la loro volontaria presenza in quel Paese. Serve che il ministro Boschi ci dica se è in grado di escludere che sia stato speso un solo centesimo per riportare le due ragazze a casa».
In aula, i gruppi di opposizione, Lega, Fdi, Forza Italia e Cinque Stelle, hanno chiesto la sospensione della seduta per convocare subito Gentiloni e conoscere i dettagli dell’operazione. Alla fine, la presidente Sereni ha concesso un minuto a gruppo per commentare il rilascio delle volontarie, si è scusata e ha detto che oggi alle 13 il ministro Gentiloni sarà alla Camera a riferire sui fatti.
Mariolina Iossa

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