Tre giorni di eventi a Torino contro la svendita della Caval­le­rizza Reale

Durante i nove mesi di occu­pa­zione, la Caval­le­rizza è stata attra­ver­sata da migliaia di per­sone, per­for­mance e mostre, sono state rac­colte più di 10mila firme per impe­dire la ven­dita ai pri­vati di un bene comune ine­sti­ma­bile

Mauro Ravarino, il manifesto redazione • 28/2/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 988 Viste

Scarpe, pen­tole, sopram­mo­bili, borse, un’elica, un cavallo di legno, un vec­chio tele­fono. Gialli, tutti ridi­pinti. Sono gli oggetti degli ex inqui­lini sfrat­tati dagli appar­ta­menti della Caval­le­rizza Reale. Sono apparsi pochi giorni fa in via Po, pen­denti dalle volte dei por­tici e appesi a un filo, come a un filo è attac­cato il futuro del com­plesso archi­tet­to­nico nel cen­tro di Torino, patri­mo­nio Une­sco, messo in ven­dita dal Comune per ripia­nare i buchi di bilan­cio. Ecco per­ché, fino a dome­nica, il Forum delle idee, orga­niz­zato dall’Assemblea Caval­le­rizza 14:45, pro­verà a sal­varlo, a costruire per­corsi par­te­ci­pa­tivi per imma­gi­nare insieme nuove pro­spet­tive. Tre giorni (è ini­ziato ieri) per visi­tare gli spazi, da quelli che sono aperti quo­ti­dia­na­mente al maneg­gio, alle decine di appar­ta­menti abban­do­nati ai piani supe­riori. Tre giorni di incon­tri, spet­ta­coli e con­certi; gran finale, domani, con Euge­nio Finardi.

Durante i nove mesi di occu­pa­zione, la Caval­le­rizza è stata attra­ver­sata da migliaia di per­sone, per­for­mance e mostre, sono state rac­colte più di 10mila firme per impe­dire la ven­dita ai pri­vati di un bene comune ine­sti­ma­bile, sep­pur abban­do­nato per anni: «L’amministrazione, dopo anni di indif­fe­renza, sta ora pro­po­nendo desti­na­zioni d’uso – sostiene l’Assemblea – senza tenere conto di quello che lo spa­zio è ed è diven­tato, ma soprat­tutto dei biso­gni degli abi­tanti». Le ultime indi­scre­zioni, accan­to­nato l’hotel de charme, par­lano di un futuro ostello, eser­cizi com­mer­ciali e aree tea­trali; un’intesa che vedrebbe d’accordo Comune e Regione entrambi a guida Pd.

L’Assemblea rilan­cia e chiede ascolto e coin­vol­gi­mento nelle scelte: «Vogliamo che il futuro della Caval­le­rizza non venga deciso sulla testa dei suoi abi­tanti». In pro­gramma, una tavola rotonda con i docenti Ugo Mat­tei, Gianni Vat­timo, Guido Mon­ta­nari, una visita gui­data con Gio­vanni Lupo, ordi­na­rio di Sto­ria dell’Architettura al Poli­tec­nico di Torino, il forum dei bam­bini e, dome­nica, l’albero delle idee: «una crea­zione col­let­tiva per imma­gi­nare insieme una Caval­le­rizza di tutti» con, tra gli altri, Elio Ger­mano, l’artista Piero Gilardi, lo sto­rico Angelo D’Orsi, il socio­logo Gio­vanni Semi e Sistema Torino.

«Il Comune – rac­conta Rubina Affronte dell’Assemblea 14:45 – sap­pia che non ci accon­ten­te­remo di un pic­colo spa­zio a noi asse­gnato in un più grande pro­getto di sven­dita. Chie­diamo che la Caval­le­rizza rimanga un bene comune, aperto alla cit­ta­di­nanza, e che non venga ven­duto a spe­cu­la­tori. Inol­tre, tra i due tea­tri e il giar­dino, in que­sta strut­tura di ben 22 mila metri qua­drati, ci sono 109 appar­ta­menti, sgom­be­rati per la messa in ven­dita. Que­sti spazi potreb­bero, invece, rispon­dere all’emergenza abi­ta­tiva che vive Torino». Gli oggetti pen­zo­lanti di via Po rac­con­tano anche que­sto: la vita che c’era e che potrebbe tornare.

Nel dibat­tito pub­blico si inse­ri­sce, infine, la pro­po­sta di alcune asso­cia­zioni ed enti tori­nesi (Isti­tuto Sal­ve­mini, Pie­monte Movie, Cen­tro Studi Sereno Regis e i comi­tati Emer­genza cul­tura, difesa Giar­dini Reali Bassi e quar­tiere Van­chi­glia), che valu­tano posi­ti­va­mente che il Comune «abbia rimesso in discus­sione alcune deci­sioni», ma cri­ti­cano l’istituzione per l’assenza di «un pro­getto coe­rente di valore cul­tu­rale inter­na­zio­nale, soste­ni­bile anche economicamente».

Secondo le asso­cia­zioni esi­stono esempi in Europa di beni comuni non sven­duti: «Il pro­getto del Museum Quar­tier di Vienna con stret­tis­sime ana­lo­gie con la Caval­le­rizza, avendo ospi­tato le scu­de­rie impe­riali sin dal 1700, ora inte­ra­mente uti­liz­zato come hub cul­tu­rale, che attira 4 milioni di visi­ta­tori l’anno. O il Betha­nien di Ber­lino, antico ospe­dale dive­nuto cen­tro cul­tu­rale contemporaneo».

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